Dalle lotte per l’emancipazione al fenomeno delle veline

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“Una donna ha bisogno di un uomo tanto quanto un pesce ha bisogno di una bicicletta” , “Donne, riprendiamoci il nostro corpo!” e “L’utero è mio e lo gestisco io” sono alcuni degli slogan usati dalle prime femministe.

Trovo molto importante l’influenza del fenomeno del femminismo sulla storia attuale e sulla nostra società. Indubbiamente la condizione in cui io, donna, vivo oggi non esisterebbe se questo non ci fosse stato. E particolarmente interessante credo sia il suo sviluppo fino ai giorni nostri.

Partiamo delle origini: il movimento femminista in Italia iniziò più tardi rispetto ad altri paesi europei come la Francia e l’Inghilterra. Alla fine dell’ 800 cominciarono i primi scioperi di gruppi di lavoratrici che denunciavano le cattive condizioni di lavoro e chiedevano un aumento del salario ed un una riduzione dell’orario di lavoro da dodici a dieci ore. Ma si iniziò a parlare di emancipazione solo intorno al 1920. In quel periodo le donne cominciavano a chiedere il suffragio universale e l’accesso alle università. Nomi importanti di questa prima fase del femminismo furono Teresa Labriola (cattolica), Anna Maria Mozzoni (repubblicana mazziniana) e Anna Kulishoff (socialista). Mi sembra importante sottolineare come da aree di pensiero diverse sia nato un desiderio ed un progetto comune per l’emancipazione della donna; questo mette in evidenza quella che è una delle cose più importanti che ha caratterizzato il fenomeno del femminismo ed è una delle cose che mi colpisce di più: la capacità delle donne di unirsi nonostante le differenze.

Questi primi movimenti ottennero nel 1946 il suffragio universale.

Si iniziò però a parlare di vero e proprio femminismo solo con il sessantotto e all’inizio degli anni settanta nacquero i primi collettivi femminili all’interno del “Movimento Studentesco” che pian piano si definirono in diversi gruppi come “Movimento Liberazione Donne”, “Fronte Liberazione Donne” e “rivolta Femminile”(gruppo a cui aderirono donne avvocato per studiare la riforma delle vecchie leggi e proporne delle nuove). A loro dobbiamo le conquiste degli anni successivi, infatti dopo solo 5 anni di lavoro arrivarono ad importanti traguardi fra i quali:

  • Separazione nel matrimonio fra rito civile e rito religioso
  • Riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio
  • Depenalizzazione dell’adulterio femminile
  • Comproprietà dei beni acquisiti dopo il matrimonio

Inoltre nel 1970 si arrivò alla legge sul divorzio e nel 1981 a quella sull’aborto (anche se personalmente escluderei queste due leggi dalle “conquiste”).

Nel 1980 i movimenti femministi proposero l’ultima legge che riguardava la violenza sessuale. Il vecchio codice Rocco qualificava lo stupro come semplice “offesa al pudore” e quindi non perseguibile in sede penale. Le femministe, entusiaste per i risultati degli anni precedenti, pensavano di ottenere la penalizzazione per questo reato con relativa facilità, ma non fu così e ci volle un anno per raccogliere il numero necessario di firme per chiedere il cambiamento della legge che fu presentata nel 1981, ma approvato solamente nel 1996.

Nel corso degli anni ottanta però molti gruppi si sciolsero e pian piano il fenomeno si estinse, lasciando condizioni notevolmente migliori rispetto a quando era cominciato, ma non arrivando a ottenere la completa parità fra sessi. In ogni caso mi considero profondamente grata verso tutte quelle donne che fino a pochi anni prima che nascessi hanno combattuto anche per i miei diritti perché mi rendo conto che se loro non ci fossero state la mia vita ora e soprattutto le mie prospettive per il futuro sarebbero molto diverse. Ammiro molto la forza di quelle donne che non si arresero e davanti ad una società così discriminante e che lottarono per cambiarla radicalmente. Per esempio a Milano, quando mancava un asilo nido in un quartiere, tutte le donne della città cominciavano una protesta contro il sindaco accampandosi davanti al portone del municipio e restando là per cinque, dieci, anche quindici giorni fino a che non veniva aperto un asilo nido nel quartiere in cui mancava, dimostrando grandissima forza di spirito.

La situazione ai giorni nostri è diversa. Una cosa che mi lascia davvero sbalordita è come in pochi anni le donne possano essere cambiate e possano aver cambiato ideali: infatti se prima combattevano unite contro la società in cui vivevano per affermare la loro emancipazione e la loro dignità, quelle di oggi mi sembra che abbiano calpestato quei vecchi ideali capovolgendoli. Basta accendere la televisione per capire quello che intendo: decine di ragazze che più o meno vestite fanno le show girl. Sono convinta che questo sia proprio il contrario di quello che le femministe volevano, loro lottavano anche per affermare il principio che la donna non è un semplice oggetto per il piacere maschile, ma una persona con la stessa dignità dell’uomo. È evidente che una ragazza che va in televisione a spogliarsi per aumentare l’indice di ascolti di un programma non ha questa stessa concezione della dignità femminile. E sinceramente questo ma fa arrabbiare perché trovo molto ingiusto buttare via anni di lotte auto riducendosi ad oggetti e risveglia in me quello spirito che probabilmente animava le prime femministe, quelle che combattevano per cambiare il mondo e anche io vorrei combattere, perché davvero ogni donna, senza esclusioni, possa sentirsi un essere umano con una profonda dignità e non un giocattolo per il piacere altrui. Ma purtroppo gli esempi che mi vengono dall’alto della società non fanno altro che togliermi la speranza che le cose possano migliorare, infatti un nostro ministro, anzi una ministra è stata, in gioventù, una show girl che compariva poco vestita in tv. E non un ministro qualunque, ma il ministro per le pari opportunità. Ora non sono cosa pensi lei, ma io per pari opportunità non intendo la possibilità di andare a fare la velina in televisione, ma invece poter lavorare ed avere lo stesso stipendio di un uomo, poter avere un figlio senza perdere il posto di lavoro, lavorare, avere dei figli e non dover accendere un mutuo per pagare una baby-sitter.

Insomma non voglio solo elogiare il femminismo che oltre ad avere tanti meriti, ha avuto anche delle fasi di estremismo che hanno portato a leggi, appunto, estreme, ma soprattutto vorrei mettere in evidenza ciò che mi lascia sconvolta: la differenza fra quello che volevano le donne di qualche anno fa e quelle che invece sono le aspirazioni di molte donne moderne.

 

Cogitoetvolo