Dall’oggi al domani: che succede tra Ankara e Berlino

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La sera del 19 dicembre sono caduti tre quadri diversi ma di simile importanza

Mentre Alessandro Magno gestiva con comodo i suoi carri e cavalli, prendendosi qualche anno sabbatico per lucidare le selle prima di assalire interi popoli, la cronaca contemporanea si muove al passo di tutt’altra danza. Dal giorno alla notte, ci si sveglia in un mondo nuovo. Ragion per cui l’undicesimo comandamento è quello di stare all’erta, tenersi aggiornati, ché da un momento all’altro, come il cadere di un quadro, ci potrebbe stupire un cedimento dei precari equilibri internazionali.

La sera del 19 dicembre sono caduti tre quadri diversi ma di simile importanza.

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Il primo è l’ambasciatore russo Andrej Karlov, ucciso da Mert Altintas, poliziotto turco della sua scorta, durante il discorso istituzionale ad mostra d’arte.  Altintas grida alla vendetta per la Siria, polemizzando contro l’abbandono dei russi sul territorio. Le tensioni tra Turchia e Russia, fortissime lo scorso anno dopo l’abbattimento di un velivolo russo da parte dei turchi proprio in Siria, si erano allentate quest’estate con un patto tra le due potenze: i turchi avrebbero gestito indipendentemente la missione Scudo dell’Eufrate, la Russia si sarebbe occupata di Aleppo. Perché allora, se entrambi i paesi sono combattenti contro l’Isis, Altintas ha gridato ad Allah ed inneggiato al terrorismo? Il sindaco della capitale Ankara sostiene che si nascondesse dietro l’IS per coprire la propria appartenenza alla FETO, organizzazione terroristica turca.

Come se non bastasse (e purtroppo non basta mai) qualche ora dopo l’attentato di Berlino. Simile a quello di Nizza del 14 luglio, ha avuto per protagonisti un camion, una via centrale e degli ignari occidentali alle prese con la loro occidentale vita. A Breitscheidplat, a due passi dalla zona più commerciale e frequentata della città, visitavano i mercatini di Natale. Dell’attentatore, a dispetto delle voci, non si sa granché. Un pakistano richiedente asilo? E’ stato rilasciato, innocente. Un tunisino espulso dall’Italia? Solo un sospettp. Intanto è ancora l’Isis a rivendicare la paternità del crimine.

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Alle 17:30, ma la notizia viene comunicata più tardi, terzo e ultimo quadro che cade: una sparatoria che vede l’Islam non carnefice ma vittima. In un Centro Islamico a Zurigo, tre feriti e un morto, poi identificato con l’omicida stesso. Su questo fatto lo scandalo non c’è stato, né l’accusa di una ferita al “cuore dell’Europa” (davvero l’Europa ha un cuore? E dov’è di preciso? Si sposta col terrorismo?). Forse perché “i buoni” sono stati portati in salvo, forse per la rabbia repressa che l’occidente nutre -e neanche così segretamente- verso l’oriente. Forse perché Islam, nella nostra lingua barbara, vuol dire Isis.

La cronaca ha strani modi di augurarci buon Natale, a volte guastandoci le feste. Offrendoci, nella piacevole bambagia del consumismo prefestivo, un ceffone che fa male. Cosa voglia dirci di preciso nessuno lo sa. Di fare attenzione, di restare a casa? Di escluderci dal fangoso universo reale? O di creare al suo interno una bolla di mondo in cui sia sicuro e piacevole stare?

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.