Danzando per la Terra di Mezzo

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Ma, aggirandosi d’estate tra i boschi di Neldoreth, si imbatté in Lùthien, figlia di Thingol e Melian, ed era di sera, nel momento in cui la luna saliva in cielo e Lùthien danzava […].

Cosa avrà pensato Beren, figlio di Barahir in quel momento?

M’infilo tra le righe del Silmarillion, approfittando di quegli spazi in cui manca la descrizione di un particolare e ardisco aggiungere un po’ di me alla scena e per qualche istante divento Beren.

Il ricordo di tutte le mie sofferenze mi abbandonò, e caddi in preda a un incantesimo, poiché Lùthien era la più bella di tutti i figli di Iluvatar.

“Un respiro profondo e sulla prima nota ti sei lanciata sull’erba sempre verde delle radure lungo le rive dell’Esgalduin. Sorridevi, ma non era il sorriso forzato dell’artista che nasconde la fatica: si trattava d’un’espressione autentica.

E non per lo splendido vestito, l’abito chiaro, i capelli scuri come le ombre del crepuscolo, il tetto di stelle luminose e gli alberi chini a rispettosa distanza, come spettatori ammutoliti.

Era la danza.

Simili alla luce che resta sulle foglie degli alberi, alla voce di acque chiare, alle stelle che stanno sopra le brume del mondo, tali erano il tuo splendore e la tua grazia; e il tuo volto era luminoso. Eri felice.”

La danza è da sempre legata a momenti allegri, tant’è che il termine italiano “danza”, così come il francese danse, l’inglese dance e il tedesco tanz derivano dalla radice tan (sanscrito), che è associata al concetto di “gioia”.

Gioia per chi danza, gioia per chi osserva: per Luthien e per Beren. Una gioia che poche righe dopo sembra interrompersi.

Ma Lùthien scomparve alla vista di Beren, il quale divenne sordo come chi sia preda di un incantesimo, e a lungo si aggirò per i boschi, selvaggio e vigile come una belva, cercandola. […] E la scorgeva lontana come foglia ai venti d’autunno e d’inverno, una stella sopra un colle, ma una catena gli gravava le membra.

Così narra infatti, il Silmarillion. È necessario che lei si fermi di nuovo, a danzare.

Vi fu un momento poco prima dell’alba, la vigilia di primavera, che Lùthien danzava sopra un verde colle; e d’un tratto prese a cantare.

Mi fermo un attimo, ora, prima di riportare le successive righe che descrivono il canto di Luthien. Prendete un bel respiro e leggete e rileggete, che ogni parola merita una lacrima di commozione.

Acuto tanto da trapassare il cuore era il suo canto, simile a quello dell’allodola che si leva dalle porte della notte e riversa la propria voce tra le stelle morenti, lei che scorge il sole dietro le mura del mondo; e il canto di Luthien sciolse i vincoli dell’inverno, e le acque gelate parlarono e i fiori balzarono su dalla fredda terrà là dove si erano posati i suoi piedi.

A questo punto Beren viene liberato dall’incantesimo che gl’impediva di parlare e chiama Lùthien, la quale non appena gli posò gli occhi addosso, cadde preda della sorte e s’innamorò di lui.

Così inizia la più bella storia d’amore, da Tolkien raccontata: con una danza e con un canto.

Col canto Arda è stata creata e con molte canzoni – presenti ne Lo Hobbit, ne Il Signore degli Anelli e ne Il Silmarillion – la storia della Terra di Mezzo è tramandata, dai tempi antichi, quando il mondo era verde e le montagne alte, fin alla Guerra dell’Anello, quando il mondo è grigio e le montagne anziane, come canta Gimli a Moria.

Di nuovo, Aragorn incontra Arwen mentre canta tra sé proprio la storia di Beren e Luthien.

Improvvisamente mentre cantava, vide una fanciulla camminare su di un prato fra i bianchi tronchi delle betulle, ed egli si arrestò stupefatto, credendo di camminare in un sogno o di aver ricevuto il dono dei menestrelli elfici, che sanno fare apparire ciò che cantano innanzi agli occhi di coloro che ascoltano.

Perché infatti Aragorn stava cantando una parte della saga di Lùthien che narra dell’incontro di Lùthien e Beren nella foresta di Neldoreth.

Sono d’accordo con Thorin quando, prima di morire, disse a Bilbo che se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra dei tesori d’oro, questo sarebbe un mondo più lieto.

Si potrebbe pensare che siano solo fantasie romantiche, adatte a un racconto più che alla vita reale. Eppure fu la realtà che ispirò Tolkien riguardo a Beren e Luthien, al canto e alla danza e al sacrificio di quest’ultima per il suo amato.

Lascio, infine, che sia lo stesso Tolkien a concludere con questa sua lettera, a proposito di sua moglie Edith.

“I never called Edith Lùthien – but she was the source of the story that in time became the chief part of the Silmarillion. It was first conceived in a small woodland glade filled with hemlocks at Roos in Yorkshire (where I was for a brief time in command of an outpost of the Humber Garrison in 1917, and she was able to live with me for a while). In those days her hair was raven, her skin clear, her eyes brighter than you have seen them, and she could sing – and dance”.

Milanese da più generazioni, è ammalato di fantasy dalla tenera età di otto anni, quando si accostò a Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien. Ora sta concludendo la laurea specialistica in Bocconi, ma rimane sempre appassionato di giochi di ruolo e wargames. Si diletta col krav maga.