Di lavoro faccio il soldato

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16 settembre 2010: per le famiglie statunitensi è un altro giorno di dolore. Muore Daniel Sanchez, militare di 23 anni, originario del Texas, ferito per una sparatoria nemica nel medical facility in TarinKwot, Afghanistan.

È l’ennesima giovane vita perduta, utile soltanto ad accrescere la percentuale dei soldati che a casa non tornano più. I suoi compagni lo ricordano così su facebook: “This show the true seriousness of my job, he sat in the same seat I am sitting in now 2and a half years ago. May we all pray for the family of Danny Sanchez and remember all of the sacrifice that young men are making, giving up there young adulthood to be apart of something truly special”. Questo mostra la vera serietà del mio lavoro, egli occupava lo stesso posto che io sto occupando ora e 2 anni fa.

Dovremmo pregare per la famiglia di Danny Sanchez e ricordare tutti i sacrifici che giovani uomini stanno compiendo, rinunciando alla loro giovane età adulta per essere parte di qualcosa di veramente speciale”.

Fino a qualche mese fa non avrei dato troppo peso a questa notizia. Ma ora no, non dopo aver conosciuto uno di loro lo scorso agosto. Durante il mio soggiorno negli USA ho detto nice to meet you a un ragazzo di 19 anni. Poteva essere uno dei tanti, uno come un altro. Invece no, è un soldato. Indossa la divisa militare da un anno. “Vado a combattere contro gente cattiva” mi dice “Vado a salvare donne e bambini dai Talebani”. Lo guardo. Davanti a me non c’è più il ragazzo spensierato e divertente di qualche ora fa: al suo posto mi fissano due occhi azzurri che vogliono farmi credere che lui sa quello che fa, che lo fa per il bene del suo Paese, che lo fa per portare la pace.

Ha detto di sì all’accademia militare esattamente un anno fa, quando, finito il liceo, si è trovato a dover scegliere se continuare gli studi all’università o no. Non è stata una decisione difficile. Mi racconta, infatti, che fin da bambino si sentiva spinto in questa direzione, sicuro che il suo posto sarebbe stato in guerra. I suoi giochi preferiti: soldatini e videogames violenti. In America, inoltre, è in atto una sostenuta campagna a favore del servizio militare e la popolazione stessa prova profondo rispetto e riconoscenza verso coloro che intraprendono questa strada. Seguire questa sua inclinazione è stato, quindi, semplicemente naturale. Ora dopo un anno di esperienza e di duro allenamento si trova pienamente soddisfatto: ancora 12 mesi in cui la guerra sarà soltanto verosimile e poi sul campo, quello vero, quello con la gente cattiva.

Sono molti i ragazzi che decidono di iniziare il servizio militare. In primo luogo si ha, infatti, la possibilità di viaggiare parecchio negli Stati Uniti e nel mondo, si riceve una paga settimanale che il più delle volte è investita poi nei parties del venerdì e del sabato sera e il governo stesso offre una somma di denaro per sostenere le spese in vista di un eventuale college dopo il servizio. In secondo luogo, esso è un modo per dimostrare che si diventa uomini, it’s a way to be a man. Imbracciano il fucile con la pretesa di portare la pace e la democrazia, sicuri che ciò è l’unica strada per difendere gli USA e permettere alle loro famiglie di dormire sonni tranquilli. Tutto questo fa quindi del servizio militare una grande opportunità.

Mi rivolgo a voi, lettori e lettrici di Cogitoetvolo, e vi pongo le stesse domande che il racconto di quel soldato americano di 19 anni che doveva scegliere se andare al college oppure no, ha suscitato in me. Che la guerra sia sbagliata lo sappiamo tutti: ce lo ricorda il telegiornale con l’elenco dei morti, ce lo ricordano le fotografie dei giornalisti inviati, ce lo ricorda il manuale di storia…ma che dire di un ragazzo di 19 anni che in guerra ci vuole andare e ci crede davvero? In nome di quale principio preme il grilletto, sparando a un altro giovane, che avrà la sua stessa età, ma una divisa di colore differente?Che dire dei suoi sogni e delle sue aspirazioni? Che importa dopotutto ai grandi della terra se saranno sogni dal color delle esplosioni e del grigiore di una terra che non ha più nulla da offrire se non il sangue delle sue vittime? Già, per i grandi della terra, è soltanto un ragazzo con un sogno nel cuore.

 

Ventenne, con tanti sogni e progetti. Intanto studia Lettere Moderne. Quando può prende la valigia e se ne va. Non importa dove: ama viaggiare come scrivere. Si annoia facilmente, per questo ha aperto il suo blog www.ilblogletterario.com dove parla del bene e del bello nascosti nella quotidianità.