Di nuovo in gioco

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Un film di Robert Lorenz. Con Clint Eastwood, Chelcie Ross, Ed Lauter, Amy Adams, Raymond Anthony Thomas. Titolo originale Trouble With the Curve. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 111 min. – USA 2012. – Warner Bros Italia. Uscita giovedì 29 novembre 2012.

Gus è un vecchio scopritore di talenti che ha sempre dato la vita per il baseball, ma il posto sta per essergli soffiato via da nuove tecnologie che riescono ad estrapolare da mute statistiche le informazioni necessarie per valutare i giocatori, e il tutto è aggravato dal fatto che lui sta per perdere la vista. Per quest’ultimo motivo la figlia Mickey, spinta dall’amico del padre Pete, decide di accompagnarlo nell’ultimo incarico affidatogli: il viaggio in Carolina riavvicinerà i due e porterà alla luce scheletri tenuti nell’armadio che stavolta dovranno essere affrontati.

La storia del vecchio scorbutico che in fondo ci nasconde la sua bontà l’abbiamo già sentita tante volte, soprattutto nei film di Cleant Eastwood, e riecheggia in particolare la vicenda del protagonista di Gran Torino. Questa volta però la figura di Gus delude in quanto sembra un vestito tagliato dallo sceneggiatore apposta per essere indossato dal grande attore americano che tante volte ha dato prova del suo talento: il risultato è che il personaggio appare come una maschera vuota, come un vestito, appunto, senza un corpo che lo indossi. Le altre volte infatti i personaggi di Eastwood erano caratterizzati da mille sfaccettature, erano personaggi veri; qui ci rimane soltanto uno stereotipo: un vecchio brontolone di cui, dopo il primo minuto di film, già sappiamo che ci rivelerà il suo animo nobile.

Sebbene abbastanza prevedibile, la storia affronta temi interessanti come quello del rapporto tra un padre e una figlia che hanno ridotto le loro conversazioni a delle formalità e, costretti dalle circostanze a una convivenza di qualche giorno, si trovano a poter scegliere se chiarirsi o continuare a far finta di niente. Sarà Mickey a tirare fuori il disagio, a manifestare la sua fragilità mascherata dalla posa di avvocato single in carriera e a confessare quanto gli sia mancato suo padre nella vita. Dopo aver tentato più volte di evitare il discorso, anche Gus ci mostrerà la sua umanità svelandoci la dura verità – che può apparire banale, ma riguarda da vicino ciascuna delle nostre vite – che gli errori più grandi possono essere compiuti anche quando si è convinti di fare la cosa migliore.

Colpisce positivamente anche la figura dell’amico Pete che svolge quasi il ruolo di angelo custode che veglia da lontano creando le condizioni più adatte affinché le vicende di Gus si risolvano nel migliore dei modi. D’altra parte sceneggiatore e regista rinunciano a dirci qualcosa di più di lui, e questi rimane un personaggio piatto, il bidimensionale “aiutante” del classico schema fiabesco.

In definitiva il film risulta piacevole, una storia a lieto fine che fa tornare a casa con un sorriso e la speranza che – se c’è la volontà – c’è sempre tempo per sistemare le cose, ma è privo di quella profondità e quelle contraddizioni che sole riescono a farci credere che una storia sia “vera” e senza le quali ciò che abbiamo appena visto rischia di rimanere “soltanto un film”.

Un universitario alla scoperta di sè e del mondo. Ama stare in mezzo alla gente. Il suo sogno? Diventare uno scrittore.