Di satira non era mai morto nessuno

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“Libertà va cercando, ch’è sí cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.”
Purgatorio, I, vv. 71-72

Quando il presente è troppo sanguinoso, quando le vicende che impegnano la cronaca dei nostri giorni sono così ingarbugliate tanto che facciamo fatica a capirle, gettarsi a capofitto nel passato può essere come respirare una boccata di aria pura che fa dimenticare quella viziata del mondo che stiamo vivendo.
Ma se mai dovessimo decidere di ancorarci alla Divina Commedia, troveremmo la stessa identica parola di cui, in questi giorni, abbiamo sentito parlare maggiormente.

Libertà.
La strage alla redazione dello Charlie Hebdo ci ha fatto riscoprire questa parola, ci ha posto davanti una questione che credevamo di aver dimenticato: si può essere davvero liberi?
È giusto, ci chiediamo, essere liberi di esprimere il nostro pensiero?
È giusto che la libertà – di parola, di espressione o di satira – non debba avere alcun limite?
È giusto morire di libertà?
È giusto morire per la libertà?

E se pensiamo che Dante, poeta cristiano, mette a guardia del suo Purgatorio Catone l’Uticense, martire pagano del mondo classico morto suicida per non cedere la propria libertà alla dittatura di Cesare, possiamo capire come gli uomini del passato avrebbero risposto alle nostre domande.
Certo, paragonare i dodici vignettisti dello Charlie a Catone è senz’altro azzardato. Perché in loro non c’era alcun istinto suicida, né la volontà di provocare un’ondata di terrore che per quarantotto ore ha tenuto sotto scacco Parigi, come pure qualcuno ha osato ipotizzare.
Semplicemente, i vignettisti hanno fatto ciò che nel mondo dei fumetti è tutt’altro che inusuale. Prendete infatti un eterno bambino, che non hai mai rivolto un pensiero non al denaro, non all’amore, né al cielo. Mettetegli in mano una matita e un po’ di colori, aggiungete una visione disincantata della realtà e un pizzico di leggerezza ed il gioco è fatto.
Ciò che ne viene fuori sono dei… disegni. Certo, sono dei disegni che scuotono la nostra coscienza. Che attaccano. Che mettono in ridicolo. Che scuotono le nostre certezze. Che offendono, anche, ciò in cui noi crediamo, che sembrano minare la nostra identità.
È proprio questa, in fondo, la satira.
A chi si chiede, oggi più che mai, se la satira debba avere dei limiti si potrebbe rispondere certamente di sì. Sono i limiti che ciascuno di noi si pone nel rapporto con gli altri, limiti dettati dalla nostra coscienza e sensibilità, che emergono nel momento in cui ci confrontiamo con un altro essere umano.
Ma se questi limiti dovessero, invece, concretarsi in norme ben specifiche, volte a vietare o a regolamentare queste manifestazioni di pensiero, il discorso si sposta su un altro piano.
È giusto che il codice penale intercetti e punisca chi provoca ed istiga alla violenza. Ma nessuna norma al mondo potrà e dovrà mai impedire a ciascuno di noi di poter esprimere esattamente ciò che pensiamo.
Perché è questa l’essenza della democrazia, è questa l’essenza della libertà.
Ciascuno di noi deve sentirsi libero di esprimere il proprio pensiero, senza aver paura di confrontarsi con il pensiero diverso di un altro. La diversità, anzi, arricchisce la mente, stimola il confronto, mette alla prova l’intelligenza di ognuno di noi, ci spinge a migliorare, ad interrogarci sulle nostre certezze, ci incita a trovare nuovi modi per sostenere le nostre opinioni. E la diversità, lo sappiamo bene, sta non solo in chi crede in un Dio diverso dal nostro ma anche chi in un Dio non ci crede per nulla. La diversità è in chi ha fiducia in un partito politico che noi non tolleriamo, ma anche in chi sbeffeggia il governo di cui noi ci fidiamo.

Libertà è democrazia, democrazia è libertà.
Siamo, vogliamo essere liberi.
Liberi di leggere i giornali che più ci piacciono, senza la paura che la redazione venga sterminata con crudeltà immane da chi si è sentito offeso.
Liberi di scrivere ciò che vogliamo, senza il timore che qualcuno ci trascini in tribunale.
Liberi di lasciare il proprio paese, magari devastato dalla guerra o dalla miseria, e di cercare una vita migliore in Europa.
Liberi di poter andare a scuola e imparare, senza il timore di essere rapiti da un gruppo di terroristi ignoranti e trogloditi, che utilizzano le donne solo come schiave.
Siamo, vogliamo essere liberi.
Liberi di vivere, di amare, di pensare, di parlare.
Starà a noi, poi, proteggere questa libertà con intelligenza e lungimiranza, senza chiuderci nell’arroganza della nostra identità nazionale e senza rispondere con violenza alla violenza.

Molti sono morti in nome della libertà, molti ne moriranno ancora.
Ma di satira non era mai morto nessuno.

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.