Dieci anni da recuperare

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Andrea Mazzoleni era un famoso avvocato. Apparteneva all’alta borghesia cittadina e, appena uscito dall’ università, si era trovato a dirigere l’ufficio legale del padre. Era una persona seria e molto rispettata.

Il vocabolario che riusciva ad usare con la sua segretaria (la sua collaboratrice più stretta) spaziava dal “buongiorno”, al “quali sono gli appuntamenti” per finire con un “arrivederci”. Chi lo conosceva poteva dire che ormai, all’età di quarant’anni, era un uomo freddo e distaccato, che parlava il minimo indispensabile e anche meno.

In realtà, però, il problema di Andrea era un altro. Non era nato negli anni della rivoluzione di MSN o di Facebook, ma da quando li aveva conosciuti (una decina d’anni) non era più riuscito a separarsene. Non era sposato e l’unica cosa a cui pensava, a parte il lavoro, era rientrare in Facebook e chattare con il suo incredibile numero di “amici”, che era nell’ordine delle migliaia e di cui aveva ormai perso il conto. Riteneva che la comunicazione con le persone reali non avesse alcuna importanza. Questo non significa che non sapesse fare il suo lavoro; era uno dei migliori. Solo che appena poteva si collegava ad internet ed entrava in Facebook.

Un giorno,appena tornato dal lavoro, mentre si accingeva, come sempre, a pranzare davanti al suo computer, improvvisamente tutto si spense. Si incamminò a tentoni verso la cucina ed afferrò quella candela che teneva sul tavolo più come ornamento che altro, estrasse l’accendino dalla tasca e l’accese. Ci volle qualche minuto perchè metabolizzasse l’accaduto. Si diresse verso il suo computer e vide che era ancora acceso. Aveva un’autonomia di dieci minuti. Tanto bastò perchè in Facebook si spargesse la voce che in città c’era stato un black-out.

Andrea recepì il messaggio ed andò fuori a controllare di persona. Era tutto vero. Rientrò e vide il computer spento. L’autonomia era finita. L’aveva quasi esaurita due giorni prima, quando era rimasto fino a tardi a lavorare con il computer e si era scordato l’alimentazione. Non sapeva cosa fare. Per quanto aveva capito il black-out sarebbe durato per un’ po’ ed erano ancora le 19.30. Così decise di andare a controllare alcune cose allo studio. Arrivato lì, saluto in fretta la sua segretaria ed andò ad esaminare alcune carte.

Solitamente quando finiva di lavorare si concedeva un po’ di riposo bevendo un caffè davanti al computer. Ma questa volta il computer non c’era. Quando andò alla macchinetta vide la segretaria che lavorava. Sapeva che se ne sarebbe pentito, ma decise ugualmente di fare due chiacchere con lei. Quando si avvicinò e la salutò dicendo “Salve signorina Bianchi, come sta?”, la segretaria ebbe un sussulto. Si guardò attorno per vedere se ci fosse qualcun’ altro in sala. Accertatasi che stava parlando con lei, lo guardò per vedere cosa c’era di strano in lui. Andrea continuò: “Che cos’ha?”. Lei, nonostante fosse stranita, rispose: “Niente. Solo che lei non aveva mai tentato di parlare con me da quando sono qui”. Andrea ribattè: “Ma non è qui da molto”. E l’altra ironicamente disse: “No, solo da dieci anni”.

Andrea rimase colpito. Quella donna lavorava per lui da dieci anni e lui non la conosceva per niente. Scoprì che non era più signorina, ma signora e che era incinta del secondo bambino. Solo allora Andrea si rese conto che la donna stava lavorando alle 20.30 di sabato, usando carta e penna a causa del black-out e con un bambino in grembo. Si sentì mortificato e la costrinse a tornare dalla sua famiglia. Le diede un passaggio a casa e le fece gli auguri. Essendo ormai le 21.00 ebbe fame. Poiché tutti i ristoranti erano chiusi a causa del black-out decise di andare a cenare al chioschetto degli hot-dog vicino casa sua. Mentre mangiava vide un edificio che non aveva mai visto. Incuriositosi si avvicinò e, scorgendo il custode, gli chiese quando l’avevano costruito. “Saranno otto anni” Gli rispose il custode. Andrea credette di non aver sentito bene, ma il custode glielo ribadì. Quell’edificio era accanto a casa sua da otto anni e lui non l’aveva mai visto.

Sentiva quasi di non essere stato nel mondo in quegli anni. Se ne andò sul lungomare e, mentre osservava l’orizzonte, un individuo gli si avvicinò. All’inizio non lo riconobbe, ma poi lo identificò. Era Marco, un suo ex-compagno di scuola. Si misero a parlare e ad un certo punto Marco disse:
Sai che facciamo riunioni di ex-compagni?
Davvero? Perchè non me lo hai mai detto? – chiese Andrea.
Non sono mai riuscito a rintracciarti
Ma se sto tutto il tempo su Facebook
Io non ce l’ho più. Sai mi sono accorto che a poco a poco stava distruggendo la mia vita reale
Sul serio? Interessante. Scusa, ho un impegno urgente. Chiamami a casa per la prossima riunione.

Dopo avergli dato il numero, se ne andò. Era rimasto scosso da quelle parole. Pensò che Facebook e il computer gli avevano fatto perdere quasi dieci anni della sua vita. Tornò a casa e andò a dormire. L’indomani la luce era tornata. Guardò la sua pagina Facebook. Controllò gli “amici” e scoprì che ne conosceva una ventina su diverse migliaia. Capì che quella vita virtuale aveva rimpiazzato quella reale, che quell’Andrea non era lui. Decise di cambiare. Cancellò la sua pagina Facebook e finalmente capì una cosa: non è vero, come dice qualcuno, che se non hai “amici” non sei nessuno, ma è vero che se non comunichi realmente non sei nessuno.

 

Questo racconto ha vinto il premio Cogitoetvolo del concorso Comunico, ergo sum – Think in your mind ed il libro La variante di Luneburg di P. Maurensig.

 

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