Divertitevi, ballate, interrogatevi, curiosate

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Avete presente la “Nascita di Venere”, il celebre dipinto di Botticelli? Quello che trovate nei vostri libri di Storia dell’Arte: è impossibile che non l’abbiate mai visto raffigurato da qualche parte! Credetemi, vederlo dal vivo è sconvolgente; non c’è libro che tenga, raffigurazione che basti a descrivere quanto sia bello.

Ho avuto la fortuna di ammirarlo circa un mese fa, durante una mia vacanza in Toscana.
Accanto a me c’era una scolaresca in gita, una ventina di studenti prossimi alla maturità, accompagnati da un’insegnante, entusiasta di ricordare loro quanto avessero appreso pochi mesi prima sulla stessa opera, e da una guida veramente preparata, che cercava di catturare l’attenzione degli studenti descrivendo particolari sconosciuti ai più.

Poi c’ero io, infiltrata in quella scolaresca, che cercavo di captare quante più informazioni possibili dalla guida, perché quel dipinto diventava, ad ogni particolare che ascoltavo, più interessante. Alla mia destra, delle ragazze assonnate giocavano a Candy Crush, un ragazzo tentava di fare un selfie di nascosto dal custode della sala, e un gruppetto di ragazzi e ragazze programmavano la loro fuga dall’hotel in serata. A sinistra un gruppetto di ragazzi interessati alle spiegazioni della guida, attenti e curiosi.

Ce n’erano per tutti i gusti, insomma. E’ stato inevitabile per me soffermarmi a pensare e tornare indietro nel tempo. La mia ultima gita scolastica risale a 4 o 5 anni fa. Mi ricordo le nottate in hotel a parlare, scherzare, ridere, tentare di fuggire. Mi ricordo le visite ai monumenti più importanti, le fermate della metro sbagliate e i panini dei fast food mangiati in tutta fretta. Mi ricordo quanto fossi assonnata anch’io al mattino, davanti alla Sagrada Familia di Barcellona, ma mi ricordo anche quanto ascoltare le parole della guida riuscisse ad incuriosirmi al punto da svegliarmi. Era una gita fra compagni di scuola, è vero, ma era anche un’occasione per scoprire nuove cose, e non potevo lasciarmela scappare. Anzi, dovevo ringraziare la scuola, che in quei 5 giorni si riscattava e diventava mia amica, perché non mi assegnava compiti, ma mi faceva un gran regalo.

Credetemi, la scuola è l’unica istituzione che, nella vostra vita, si preoccupa di insegnarvi qualcosa. Neanche l’università lo farà: i docenti insegneranno anche lì,  ma allora sarete voi a decidere cosa, quanto, come imparare. A scuola, invece, avete a vostra completa disposizione dei docenti che vi seguono giorno per giorno, che vi formano, che tentano in tutti i modi di insegnarvi non nozioni, ma curiosità. Perciò siate curiosi, chiedete, interrogatevi; quando avrete superato gli esami di maturità potrete certamente continuare ad essere curiosi, ma dovrete soddisfare la vostra curiosità autonomamente, cercando informazioni, e ciò richiederà uno sforzo maggiore che ascoltare una guida in un museo. Davanti a quel dipinto io, universitaria, con un’I-phone in mano con il quale avrei potuto avere tutte le informazioni relative ad esso, ero incantata dalle parole della guida, perché si dedicava anche a me, e aveva voglia di trasmettermi il suo sapere.

Mi rivolgo allora a tutti voi che in queste belle giornate di primavera partirete con i vostri compagni di classe per le mete più disparate: divertitevi, ballate, cantate in autobus, prendetevi una cotta, fotografatevi. Nel frattempo, però, imparate, chiedete, curiosate. Un viaggio, per essere veramente tale, deve lasciare qualcosa nel vostro bagaglio culturale, oltre che nel vostro bagaglio di vita.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.