Dobbiamo per forza amare nostra madre?

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Figli e figlie sono condannati ad amare per forza la madre?

Un viaggio di ricerca mi ha permesso di comprendere quanto una madre possa essere, per i figli, un’icona intoccabile e quanto, nello stesso tempo, tale sentimento viscerale risulti essere terribilmente ambivalente.

Ci sono delle opinioni che serpeggiano silenziosamente nell’animo umano, segreti inconfessabili che rendono ulteriormente problematico questo rapporto.

Siamo condannati ad amare per forza la donna che ci ha messi al mondo?

«Quando mia nonna è morta, un mese fa, ho visto mia madre piangere disperatamente sulla sua tomba. Per 15 anni mia madre era stata in analisi. E quando ero nata io, aveva dovuto troncare i rapporti per non essere massacrata dalle sue cattiverie. Ora singhiozza in modo incontrollabile. Così, quando si era calmata, le chiesi che senso aveva piangere per la scomparsa di una persona che le aveva fatto solo del male. Lei mi rispose: “Comunque era mia madre.”».

La testimonianza di questa ragazza ventinovenne non sembra essere un caso sporadico e lancia l’occasione per intavolare alcune interessanti osservazioni.

 

Un obbligo sociale

Sono davvero poche le persone che dicono “non amo mia madre”, eppure, esistono uomini e donne la cui vita risulta essere seriamente compromessa dalla presenza (onnipresenza) della madre.

Matrimoni e famiglie spesso minate, scelte sentimentali “filtrate” dal giudizio della mamma. Il tutto riconducibile – sembra – ad una sorta di codice, di obbligo sociale, che la madre sente di dover adempiere per il bene dei propri figli e che i figli, a loro volta, volenti o nolenti, accettano.

Grazia Aloi, psicoterapeuta a Milano, spiega: « L’idea di una madre cattiva è insostenibile e distruttiva, ma c’è un legame inconsapevole tra il fatto che nostra madre ci ha dato la vita e quello che ci potrebbe dare la morte. È il mito di Medea, la madre che uccide i figli. Non a caso, nelle favole, la cattiva è sempre la matrigna; un modo per esprimere la negatività presente nel ruolo senza però intaccare la figura della madre. Questo – conclude – dimostra quanto difficile sia manifestare sentimenti negativi verso la madre ».

 

Un rapporto viscerale

Per i bambini piccoli la madre è un essere ideale ma quando crescono e cominciano ad avere da lei dei rifiuti e dei divieti vanno incontro ad una forma di delusione violenta, vicina all’odio. In fondo, chi di noi non ha vissuto questa esperienza? O non ha mai detto: “la detesto!”? « È un passaggio obbligato – spiegano alcuni esperti – ed è assolutamente normale se definito nel tempo ». Spesso, però, non risulta essere così, ed è il caso di figli di madri troppo esigenti o depresse. Un problema tanto più forte quanto più stretto è il rapporto con la madre. In una relazione che è viscerale per natura la violenza dei sentimenti è proporzionale all’intensità della fusione tra madre e figlio.

 

Il debito originale

Maria, 43 anni, impiegata a Taranto, ha perso un bambino durante il parto. Era convinta che sua madre avrebbe riconosciuto le sofferenze della figlia ed avrebbe finalmente ammesso che anche lei aveva provato un forte dolore. Neanche per sogno! La madre le aveva detto che non era nulla, tanto il bambino non l’aveva neanche visto.

Esiste come una sorta di “debito originale”, di senso di colpa, che ci inchioda per tutta la vita, quasi incatenandoci, a chi ci ha messo al mondo. E c’è la speranza, infondata ma tenace, che il modo di fare di una madre del genere, possa un giorno cambiare.

 

La paura di essere come loro

Chi non ha mai sentito dire:“Da grande non sarò come lei!”? Un’esclamazione, o meglio un monito, che le figlie s’impongono di seguire evitando di essere delle “cattive madri”, evitando di comportarsi come chi ha dato loro la vita.

Ed è così che il rapporto con le figlie lenisce le ferite di quello avuto in precedenza con la madre. È come una terapia nella quale non si ripetono gli errori che la figlia ha subìto in passato e che non vuole si ripetano ancora, protratti di generazione in generazione. Così sembra chiudersi il cerchio.

 

La ricerca dell’indifferenza

Quando le relazioni diventano troppo dolorose la presa di distanza è fondamentale. C’è chi riesce ad allontanarsi fisicamente dalla madre ma non riesce ad attuare mai un distacco vero e proprio e chi, invece, smorza questo allontanamento cercando un modus vivendi intermedio. Cercare di proteggersi dalla madre vivendo lontano, senza riuscire, tuttavia, a rompere del tutto, può essere un buon passo verso l’indifferenza. L’indifferenza è carenza affettiva superata, astio consolato. Solo così si potrebbe arrivare a prendere le distanze e ad andare per la propria strada.

Essere adulti non significa, forse, questo?

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!

  • Arianna Antoni

    bravo Domenico !

  • Domenico Cassese

    Grazie, Arianna!

  • Maria Grazia Graziano

    Non è obbligatorio amare la propria madre cosi come non è obbligatorio amare la propria figlia se questa è solo fonte di delusioni e sofferenza.