Dodicimila metri quadrati di cenere

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Dodicimila metri quadrati di cenere e macerie. E’ ciò che rimane della Città della scienza a Napoli, dopo che le fiamme l’hanno consumata per un’intera notte. In poche ore le foto sono su tutti i quotidiani online: il fuoco avvolge l’imponente struttura, divorandola. A poco è servito l’intervento dei pompieri, benché sia stato immediato, appena sei minuti dopo l’allarme. Eppure non c’è stato nulla da fare.
Ecco quindi che, a pochi giorni dal disastro, il fumo si dirada e si fanno le prime ipotesi. Il procuratore della Repubblica di Napoli, infatti, sta cercando di identificare i criminali che hanno appiccato l’incendio. Sì, perché si tratta di un incendio doloso.

Non si riesce a dire nulla quando si apprendono notizie del genere, rimane solo rabbia, indignazione e amarezza. E’ stato un gesto stupido e insensato, e, come se non bastasse, fatto proprio da noi italiani.
Sarebbe impensabile che un francese bruciasse la Cité des Sciences e de l’Industrie a Parigi, così come un finlandese che incendiasse il Finnish Science Centre. Eppure noi ne siamo stati capaci.

Com’è possibile?
Com’è possibile che qualcuno abbia mandato in fumo anni e anni di duro lavoro? Com’è possibile che qualcuno sia riuscito a cancellare quello che era un fiore all’occhiello della ricerca scientifica italiana?

La Città della scienza non era un semplice museo, era un simbolo. Il simbolo di centinaia di persone che amavano lavorare per i visitatori e, pur non percependo lo stipendio ormai da mesi, non smettevano di farlo e di credere in una Napoli diversa, che non è per forza solo spazzatura e camorra. E forse per questo la camorra ha deciso di far risentire la sua voce e bruciare quel sogno in una sola notte.

Noi italiani siamo un popolo davvero strano. Come definirci altrimenti?
Siamo quelli che hanno il maggior numero di siti nella lista dei patrimoni dell’umanità UNESCO, addirittura sopra la Cina, che ha un territorio grande quanto l’Europa. Eppure gli scavi di Pompei e il Colosseo crollano sotto i nostri occhi e non ci sono i soldi per fare qualcosa.
Siamo quelli che ritrovano un antico monumento funerario in marmo: la tomba di un gladiatore. Eppure decidiamo di rinterrarla, visto che non abbiamo denaro a sufficienza per riqualificare l’area.

Rabbia, indignazione e amarezza, nient’altro.
Mentre gli altri paesi europei cercano in ogni modo di emergere e valorizzare il settore culturale, scientifico e tecnico, in Italia le parole d’ordine sono cambiate: da “eccellere” a “tagliare”, “smantellare” e “distruggere”. E sì, perché dove non interviene la criminalità allora interviene lo Stato per creare macerie.

Colpa della crisi? Sarà, ma a furia di pensare al PIL, ai BTP, allo Spread, abbiamo forse perso di vista la qualità della vita. Per noi e per i nostri figli. Perché, se non lo abbiamo ancora capito, la cultura è il futuro del Paese. E non si tratta solo di turisti e occupazione.
Non c’è guadagno più grande di quello che il Sapere ci può dare. Quanti altri musei dovranno bruciare prima di capirlo? Difendere ciò che da sempre ci appartiene dovrebbe essere la norma, non l’eccezione.

‘’La cultura è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri.’’ [ A. Gramsci ]

Articolo scritto da Salvatore Versace

Cogitoetvolo