Domenico Maurantonio e le vittime del troppo divertimento

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La morte dello studente padovano precipitato dal balcone durante una gita scolastica ci dovrebbe far riflettere su quali siano i modi di “divertirsi” oggi. Come sempre il troppo stroppia e in un attimo si passa dal divertimento alla tragedia.

Ancora nessuna verità, nessuna certezza. Resta un giallo la morte dello studente padovano Domenico Maurantonio, precipitato dal balcone del quinto piano di un albergo lo scorso 10 maggio. Era con la classe a Milano per l’EXPO. Una classe come tante, una gita come tante. Gita, termine che dovrebbe unire cultura e divertimento, esperienze piacevoli e istruttive al tempo stesso. È la logica dell’unire l’utile al dilettevole, del portare la scuola al di fuori delle sue mura, per esplorare il mondo andando oltre i confini dei libri. Da una gita ogni ragazzo dovrebbe tornare arricchito, di esperienze, informazioni, aneddoti divertenti, piacevoli ricordi. Dovrebbe tornare arricchito. Dovrebbe tornare.

Domenico, da quella gita, non è mai tornato. La sera dell’incidente, è emerso dalle indagini, lui e i suoi compagni hanno fatto una “festa alcolica”. Una definizione ridicola, se si pensa al tragico finale: è una “festa” quella in cui gli amici ti mettono nella birra un lassativo e poi occupano il bagno per non fartici entrare? È una “festa” quella in cui ci si ubriaca al punto da non essere più coscienti delle proprie azioni? Lo trovavano divertente, tutto questo, al punto da chiamarlo “festa”?

La ricostruzione dei fatti è ancora incerta. È stato spinto? È stato un incidente? Oppure, come svela un messaggio anonimo di Whatsapp, era tenuto per le braccia dagli amici mentre, senza pantaloni, la faceva fuori dal balcone, fino a che non è caduto? La verità sui fatti è ancora nascosta. Ma c’è un’altra verità, dura e innegabile, che emerge da questa vicenda di cronaca nera, cioè che Domenico è stato vittima di una “festa”, i cui ingredienti – l’alcool, gli amici, il balcone, l’euforia del momento – si sono amalgamati in un cocktail mortale.

E Domenico non è né il primo né l’ultimo. Pensiamo a quanti ragazzi muoiono ogni estate nelle mete di divertimento più famose, da Ibiza, a Mikonos, a Ios, per incidenti “ridicoli”, come una sciarpa che s’impiglia nella ruota del quod, una rissa in discoteca o un tuffo da un balcone. Allora dobbiamo prendere atto di una triste realtà: che si può rimanere vittima anche del divertimento, anche dell’euforia. Ragazzi qualunque – spesso “bravissimi ragazzi” – che, per colpa o per destino, non tornano a casa. Di chi è la colpa? Delle sostanze psicotrope che ne inibiscono la razionalità? Di amici “un po’ cattivelli” che si divertono escogitando scherzi crudeli?

Forse il problema di fondo è che non si sa più come divertirsi. Nella società degli eccessi, ogni cosa non è mai abbastanza fino a che non passa il limite. Una partita di pallavolo, di carte o un ballo in discoteca sono troppo poco ormai se non vengono condite da dosi esorbitanti di alcool o droga, da giochi rischiosi come scavalcare i balconi per passare nell’altra stanza, da scherzi assurdi come nascondere una pasticca di droga o un lassativo in un bicchiere. Se ricordate, è stato un gioco anche seviziare un 14enne con un tubo ad aria compressa. Come sempre, il troppo stroppia e in un attimo si passa dal divertimento alla tragedia.

Cosa porta una persona, giovane o adulta, ad avere questo bisogno ossessivo di oltrepassare un limite? Forse un vuoto interiore, una mancanza. Lascio la diagnosi a chi sa – o crede di saperne – di più. L’unica cosa certa è che ormai, purtroppo, non siamo più al sicuro, neppure quando ci si diverte.

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".