Don Camillo

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Forse molti di voi non ne hanno mai sentito parlare, e nessuno ha mai programmato di leggerlo, a meno che qualcuno non vi illumini e non provi a recensirlo.
Scritto da Giovannino Guareschi, scrittore italiano nato a Fontanelle di Roccabianca (PR) il 1° Maggio 1908, divenne noto al grande pubblico in seguito alla produzione del film che si basa sul libro. “Mondo piccolo”, è questo il nome della collana di libri ( don Camillo, don Camillo e i giovani d’oggi, don Camillo e il suo gregge e Il compagno don Camillo), è ambientato a Bresciello, un piccolo paese della bassa pianura Padana, nel I dopo guerra.

Tutto il racconto si basa sulla rivalità tra le due più importanti personalità del paese: il parroco, don Camillo, e il neo sindaco della fazione comunista, Giuseppe Bottazzi detto Peppone. I due, pur restando amici poiché hanno combattuto la guerra fianco a fianco, sfruttano ogni pretesto per accusarsi a vicenda e si infliggono dispetti reciproci.

Quello che sto per dire a prima vista sembrerà strano e solo leggendo il racconto ve ne capaciterete: tra i due non scorre solamente odio… Nella storia, pur essendo presenti parecchi  inganni organizzati dall’una e dall’altra parte verso la fazione opposta, ci sono momenti in cui i protagonisti provano un rispetto reciproco!  Questo avviene soprattutto quando, mettendo da parte la politica, Peppone svela il suo lato cristiano, confessandosi o recandosi in Chiesa per pregare, rigorosamente in segreto per non danneggiare la sua immagine di capo della fazione comunista.

Gli argomenti affrontati nel romanzo sono molteplici, ma molto  ben mescolati tra loro. Certamente il tema politico è molto presente, con una denuncia verso il comunismo, denuncia che diventa chiara quando lo stesso Peppone, recatosi in Russia  per un gemellaggio, si sente quasi prigioniero in quel paese che sarebbe dovuto essere un paradiso per un vero “compagno”.

Ma in “contrapposizione” alla politica è presente un secondo elemento… la religiosità. Infatti il carattere di don Camillo, molto focoso per un prete di paese, è  sorvegliato dal Cristo crocifisso dell’altare maggiore della chiesetta del paese. Proprio così, può sembrare strano ma don Camillo ha la possibilità di poter dialogare con il crocifisso,  durante i vari racconti succede molte volte che delle idee non proprio da buon pastore vengano subito bocciate dal Cristo.

Insomma, una serie di libri forse un po’ datata ma che può appassionare anche un ragazzo della nostra età: parola di quindicenne!!!

Vi lascio con un piccolo frammento del capitolo “peccato confessato”, che riassume molto bene tutto quello che ho citato.

Passò del tempo e, una sera tardi, mentre era nel confessionale, don Camillo vide attraverso la grata la faccia del capoccia all’estrema sinistra, Peppone.
Peppone che veniva a confessarsi era un avvenimento da far rimanere a bocca aperta. Don Camillo si compiacque.

“Dio sia con te, fratello: con te che più d’ogni altro hai bisogno della sua santa benedizione. E’da molto tempo che non ti confessi?”

“Dal 1908” rispose Peppone.

“figurati i peccati che hai fatto in questi ventotto anni,  con quelle belle idee che hai per la testa.”

“Eh sì, parecchi”  sospirò Peppone.

“Per esempio?”

“Per esempio, due mesi fa vi ho bastonato.”

“E’ grave” rispose don Camillo. “Offendendo un ministro di Dio tu hai offeso Dio”.

“Me ne sono pentito” esclamò Peppone.”Io poi non vi ho bastonato come ministro di Dio, ma come avversario politico. E’ stato un momento di debolezza.”

“Oltre a questo e all’esistenza di quel diabolico partito, hai altri peccati gravi?”.

Peppone vuotò il sacco. In complesso poca roba, e don Camillo lo liquidò con una ventina fra Pater e Avemarie. Poi mentre Peppone si inginocchiava davanti alla balaustra per dire la sua penitenza, don Camillo andò a inginocchiarsi sotto il Crocifisso.

“Gesù” disse “ perdonatemi, ma io gliele pesto”

doncamillo.jpg“Neanche per sogno” rispose Gesù “ Io l’ho perdonato e anche tu devi perdonare. In fondo è un brav’uomo”.

“Gesù, non ti fidare dei rossi: quelli tirano a fregare. Guardalo bene: non vedi che faccia da barabba che ha?”

“Una faccia come tutte le altre. Don Camillo, tu hai il cuore avvelenato!”

“Gesù, se vi ho servito bene fatemi una grazia: lasciatemi almeno che gli sbatta quel candelotto sulla schiena. Cosa è una candela Gesù mio?”

“No” rispose Gesù.” Le tue mani sono fatte per benedire, non per percuotere.”Don Camillo sospirò. Si inchinò e uscì dal cancelletto. Si volse verso l’altare per segnarsi ancora, e così si trovò dietro le spalle di Peppone che, inginocchiato, era immerso nelle sue preghiere.

“Sta bene” gemette don Camillo giungendo le palme e guardando Gesù. “ Le mani sono fatte per benedire, ma i piedi no!”

“Anche questo è vero “ disse Gesù dall’alto dell’altare . “ Però mi raccomando don Camillo: una sola!”. La pedata partì come un fulmine, Peppone incasso senza batter ciglio, poi si alzò e sospirò, sollevato : “ E’ dieci minuti che l’aspettavo” disse. “ Adesso mi sento meglio.”

“Anch’io”  esclamò don Camillo che aveva ora il cuore sgombro e netto come il cielo sereno.

Gesù non disse niente. Ma si vedeva che era contento anche lui

 

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Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.