Donne, teatro e tante restrizioni

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La dura lotta femminile per salire sul palcoscenico

Antigone. Beatrice. Celimene. Fin dall’antichità essere donna è sempre stato difficile. Oltraggiate e relegate ai margini della società, per molto tempo le donne hanno dovuto tenere il capo chino e non fiatare. E lo stesso avvenne a teatro, nonostante la figura femminile abbia da sempre rivestito un ruolo enorme all’interno della scene teatrali; rappresentazioni in cui spesso le protagoniste erano proprio le donne. Alcune sfidavano i sovrani e i loro padri, altre si ribellavano ai mariti, altre ancora preferivano la morte pur di non sottostare ad un’egida totalmente patriarcale. Sono ruoli che hanno fatto la storia e che ancora oggi appassionano gli spettatori.

Nell’Antica Grecia alle donne, segregate nei ginecei e prive di diritti politici, non era consentito calcare il palcoscenico. Era loro severamente proibito recitare; anzi, non è nemmeno certo che esse avessero il permesso di poter assistere agli spettacoli. Proprio per questo, i ruoli femminili erano interpretati dagli uomini, i quali nell’antichità erano ben lungi da essere contenti di intrepretare la parte di una donna a teatro, non importa quanto il ruolo potesse avere rilevanza: il solo interpretare un personaggio femminile era visto come un qualcosa di deleterio per l’uomo. E Platone era il primo a condannare l’arte del travestimento.

Desdemona. Ecuba. La Figliastra. Giulietta. Nella Roma antica invece, la donna poteva assistere alle rappresentazioni teatrali o anche esibirsi negli spettacoli dei mimi; spettacoli questi, che ben presto degenerarono nella mera esibizione del proprio corpo con lo scopo di vendersi agli uomini più facoltosi; attività considerata alla stregua della prostituzione. In quel periodo le donne attrici portavano il marchio di infamia come una “lettera scarlatta” e perdevano tutti i loro diritti di cittadine.

Ismene. Lady Macbeth. Mirandolina. Il Medioevo fece piazza pulita delle poche migliorie che alcune donne erano riuscite con il sangue e il dolore ad apportare. Il teatro venne bandito dalla Chiesa e, nelle rare rappresentazioni teatrali – ovviamente di carattere religioso – i ruoli femminili erano ancora interpretati da uomini.

Le donne dovettero aspettare la nascita della Commedia dell’Arte, grazie alla quale riuscirono a salire quei pochi scalini di legno marcio e pieno di schegge e calcare il palcoscenico, potendo così dedicarsi alla recitazione, alla musica e al canto in una veste nuova: davanti a un pubblico. Ma ovviamente, essere riuscite a salire sul palcoscenico non bastava, in quanto se già il ruolo dell’uomo di teatro non era ben visto dal popolo, figurarsi quello della donna. Proprio per questo le attrici, le poetesse, le cantanti e altre ancora furono spesso giudicate delle donne di malaffare per molti secoli a venire.

Nora. Ofelia. Porzia. Rosina. Emarginate, considerate esseri freddi senza alcun tipo di cedimento, dedite solo a monetizzare il loro fascino, esse erano conosciute con il nome di “meretrici oneste”. Bisognerà aspettare l’Ottocento perché le cose inizino davvero a cambiare. Le giovani in questione, sono donne che recitano, scrivono e dirigono. Donne che la Chiesa non ci mette molto a condannare, denunciandole come figure promiscue e strumenti comandati dal diavolo in persona che cercano di incantare il pubblico. Sta di fatto che ai confini dei territori del Papa le donne dovevano essere sostituite dai ragazzini.

Un passo avanti quindi: la Commedia dell’Arte regala una sorta di emancipazione alla donna, inserendola in un ambiente che fino a quel momento le era stato precluso. E due passi indietro: con la Controriforma la donna viene ricondotta all’interno della tradizionale società patriarcale. Quindi può interpretare solo tre piccoli ruoli nella vita di tutti i giorni: vergine, moglie o vedova; parti che non può scegliere lei.

La Signora Ponza. La Tosca. Viola. Il teatro, nella sua lunga storia, ha visto molte forme di censura. Ma la censura più grande, l’hanno fatta coloro che lavoravano nel teatro, per molti secoli: hanno proibito alle donne di recitare. Ma esse non si arresero e continuarono per la loro strada, chi pubblicamente e chi fingendosi un uomo, chi davanti ad un pubblico e chi nei propri salotti privati. Continuarono a fare quello per cui sentivano di essere nate. E pian piano la situazione iniziò a cambiare.

Nel Settecento i ruoli femminili iniziarono a crescere di importanza; è  un periodo storico molto importante – soprattutto per il teatro londinese – in cui inizia a esserci maggiore rispettabilità verso la professione dell’attrice, non più considerata alla pari di una “prostituta d’alto bordo”. L’Ottocento fu il secolo delle grandi attrici che proponevano l’immagine della donna angelo, figura eterea, bella e dalle impagabili virtù. Tra fine Ottocento e inizio Novecento inizia a venire presentata la figura della donna acculturata, lavoratrice e indipendente, che contribuisce alla sua stessa emancipazione. Grande attrice dell’epoca fu Eleonora Duse.

Alla fine di questa storia non c’è nessun vero lieto fine – la strada è ancora lunga – né un principe che salva la sua dama. Non c’è nessuna damigella in pericolo, solo un gruppo di donne che chiedono a gran voce di poter recitare la loro parte in questa vasta terra chiamata mondo, in questo grande copione chiamato vita.

 

Articolo originale di Sara Properzi

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