Dove eravate tutti

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La recensione di Dove eravate tutti vuol essere un piccolo regalo a quei lettori che hanno il palato fine, che non leggono un libro sono perché ha scalato le classifiche ma cercano il gioiello prezioso, l’opera d’ingegno, perlustrando le scansie delle librerie senza paura della sperimentazione e con occhio esigente.

Già, perché questo libro non batte strade strabattute.

C’è l’amarcord degli ultimi 15-20 anni, diciamo dal primo governo Berlusconi del 1993, che lo stesso autore definisce come terminus post quem del suo interesse per la storia. Ma non è semplice –e pur suggestiva- carrellata di fatti. C’è, forte, la percezione della nostra inadeguatezza a cogliere il senso della storia, di quella grande e secolare fatta di periodi bui o luminosi; e di quella invece semplice e personale, familiare, costellata di piccoli eventi quotidiani, di cotte giovanili, di sentimenti ondivaghi, di battibecchi tra professori e alunni, di piccole incomprensioni familiari.

Attraverso il pretesto di un giovane in cerca di un argomento interessante per la sua tesi di storia contemporanea, PDP riflette su un modo di sentire il nostro tempo. Lo fa con una sensibilità e una profondità che sfondano la superficie dei fenomeni (facebook, i sommovimenti politici, ecc.) per indagare sulle relazioni tra le persone, sul senso del tempo e della memoria. C’è un tono crepuscolare in tutto questo. Forse non è casuale il nome del protagonista, Italo Tramontana, emblema di un paese, il nostro, sul quale scende la sera di un periodo buono o cattivo (e comunque di cambiamento) affinché si possa guardare avanti, facendo leva su ciò che è solido, gli affetti familiari, gli impegni presi, i sogni di bambino che forse non sono mai stati accantonati del tutto.

La crisi intorno a noi, sembra dire PDP, sta nell’approccio liquido alla vita che rende tutto più frammentario. Per questo sono chiavi di lettura (autorevoli perché ‘autorizzate’ dal suo stesso autore nella post-fazione) per comprendere il romanzo due citazioni, una di Zygmunt Bauman (1)  e l’altra di Franco Cordelli (2).

In effetti Dove eravate tutti è un po’ come un combine painting: cose disordinate, apparentemente disordinate. Spiazzante per il suo andamento antinarrativo, ma coinvolgente per l’incalzante susseguirsi di suggestioni e riflessioni profonde. Si intrecciano, solo apparentemente in modo casuale, le vicende di tre generazioni della famiglia Tramontana: il nonno ex-socialista vittima di un ictus invalidante; il papà professore-di-storia-in-pensione che vorrebbe a tutti i costi pubblicare un libro (il racconto della vita di suo padre, tra l’altro) e che ha investito per sbaglio o apposta un suo ex-alunno rompipalle; e il figlio Italo, ventitreenne, laureando in storia contemporanea, alla ricerca di una tesi sugli ultimi venti anni di storia nazionale.

Con dei personaggi così chiaro che il tempo e la storia la fanno da protagonisti.

Il tutto procede in modo antifrastico e spezzettato, ma non per questo poco interessante. Qua e là, poi, ci sono le riproduzioni di alcune prime pagine significative di quotidiani che riportano eventi oggettivamente o soggettivamente significativi degli ultimi decenni: il millennium bug, spauracchio dell’anno 2000, l’attentato contro le torri gemelle e l’articolo graffiante di Oriana Fallaci sulla rabbia e l’orgoglio, il G8 di Genova, l’assalto a Berlusconi in piazza Navona, Obama primo presidente nero degli USA.

E poi vignette, cronologie, disegni, mappe.

E alla fine uno strano viaggio a Berlino, città-simbolo di un prima e di un poi, nella Storia solenne e paludata, e in quella più modesta, ma non per questo meno coinvolgente, dei protagonisti del romanzo.

 

Note

(1) “La razionalità liquido-moderna raccomanda mantelline leggere e aborre le gabbie di ferro. Negli impegni duraturi la razionalità liquido-moderna ravvisa oppressione; nel rapporto stabile, una dipendenza incapacitante. Quella razionalità nega il diritto a vincoli e legami, spaziali o temporali che siano”. (Amore liquido, Laterza 2003)

(2) Parlando delle opere Rauschenberg esposte alla Biennale di Venezia nel 1964 dice: “Erano belle in quanto disordinate, cioè apparentemente disordinate. (…) C’era ancora una cornice, ma in essa c’erano quegli oggetti, ivi buttati alla rinfusa, o secondo un prestabilito e indecifrabile piano. (…) Il ‘combine painting’, di Rauschenberg era una specie di diario. Appunti presi non già con una penna o una semplice matita, ma con le mani, con i pennelli, con la spatola – a volte prima scritti poi cancellati. Appunti ‘scritti’ attraverso l’accumulo degli oggetti: le cose di tutti i giorni. I fumetti, le bottiglie di Coca-Cola, le fotografie, le serigrafie. (…) In Rauschemberg c’era il sentimento dell’abbandono, il sentimento del deserto, la solitudine di oggi, fissata in quei poveri-lustri oggetti, e il desiderio di ieri, il desiderio dell’infanzia”. (Corriere della Sera, 14 maggio 2008).

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Dove eravate tutti
Autore: Paolo Di Paolo
Genere: Romanzo di formazione
Editore: Feltrinelli
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 219
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.