Dr. House: quella geniale “carogna” che ama la verità.

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A tutti è capitato di innamorarsi di una carogna. La domanda che di solito ci perseguita, dopo, è: "perché?". Dr. House è la serie che risponde a questa domanda. Per quelli che guardano solo Don Matteo e Un medico in famiglia, facciamo un breve bigino: Dr. House è una serie tv americana che gira intorno a un medico che è tanto bravo quanto carogna. House è un genio, è il miglior medico che ci sia, ma è una carogna (lo sceneggiatore in realtà lo chiama “bastard”).

Fine del bigino. Ma perché un tale “bastard” ci piace così tanto? Partiamo da una questione più tecnica. La serialità televisiva usa essenzialmente due "ritmi" narrativi: storie che cominciano e finiscono nel corso della stessa puntata (in gergo "linee verticali") e storie che si protraggono per diverse puntate ("linee orizzontali"). L’esempio classico di una serie a linee verticali è La Signora in Giallo: potete vederne una puntata, poi una dieci anni più vecchia e non avrete problemi a seguirla.

Sul lato opposto c’è Lost, l’esempio estremo di una serie fatta di linee orizzontali: va visto in ordine, Lost, senza saltare niente, o non ci si capisce più niente. House ha un po’ di linea orizzontale (di solito lunga 2, 3 episodi) ma fa parte della categoria Signora in Giallo. E questo ci dice altre due cose. La prima è che House è una serie semplice. In un mondo in cui la serialità televisiva flirta sempre più col barocco narrativo, House è una serie elementare, a prova di ascoltatore vecchio&stanco. Non fa strani salti spazio-temporali (Lost), non pretende che voi conosciate a memoria vita, morte e miracoli di 32 persone che si fatica anche solo a distinguere fra loro (Heroes), non richiede un’infarinatura sulla “teoria del multiverso” per avere un qualche senso (Fringe).

La seconda è che la serie vive di un protagonista "forte". House gira completamente attorno al suo protagonista, al suo essere genio e al suo cinismo. È una parte da mattatore, non da attor giovane. E quindi ha bisogno di una scrittura a prova di proiettile: il resto può anche essere molle, ma il personaggio House dev’essere scritto come una lama di rasoio, per reggere il peso di un’intera serie. E così è.

Il segno della qualità della scrittura del personaggio è nell’assoluta organicità delle sue caratteristiche. Mi spiego: ciò che rende House un genio è la stessa cosa che lo rende carogna: l’amore per la verità. È perché è ossessionato dalla verità che il suo cervello viaggia al doppio della velocità normale, ma è per lo stesso motivo che si rifiuta costantemente di mentire anche quando la convenzione sociale lo esige (alle persone grasse non si dice “come sei grassa”: alle persone grasse si mente, e si dice “come sei in forma”).

È un maniaco della verità. Quindi è un genio. Quindi è una carogna. Quindi è infelice. E così via: le caratteristiche di House sono una catena, solida quanto la metafora suggerisce. Infine, a sigillo dell’abilità di chi lo scrive, c’è la scaltrezza con cui viene gestito il problema del cambiamento. È vero, il motivo per cui House è così affascinante riposa in massima parte proprio nel suo essere cattivo. Ma, contemporaneamente, più o meno nascosta nel cuore di tutti noi c’è una crocerossina sospirante che vorrebbe vedere il nostro eroe felice e realizzato, e tanto più ridiamo per il cinismo delle sue battute tanto più la crocerossina sospira.

Per appagare entrambi, in ogni puntata gli autori generano un inizio di cambiamento nella carogna House (qualcosa che ci faccia dire: “vedi, in fondo è buono”), per poi rimangiarselo nella puntata dopo. Non importa quanto umano House ci sembri alla fine di una puntata: possiamo dormire tranquilli sapendo che all’inizio della puntata successiva sarà da capo il nostro genio crudele. E così a ciclo continuo, accontentando sia la parte di noi che al ristorante vuole picchiare i bambini che frignano, sia quella che vuole consolarli.

Articolo tratto da IlSussidiario.net

 

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