Dr. House

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Fino a due settimane fa viaggiava alla media di 4 milioni e mezzo di spettatori a puntata, da quando è passato a Canale 5 ha raggiunto quote record, piazzandosi, con la puntata "Top Secret" (peraltro bruttina…) al secondo posto tra le serie TV americane trasmesse in Italia, con 6.305.000 spettatori incollati davanti al teleschermo.
Ormai dr. House è un vero e proprio fenomeno mediatico, di cui si parla molto tra i ragazzi e che ha addirittura spinto un gruppo di quattro giovani filosofi a pubblicare il testo "La filosofia del dr. House", in libreria da poche settimane.
 
Già, la filosofia del dr. House… Perchè ogni puntata di dr. House non è semplicemente l’evolversi di un "caso clinico", che il medico più singolare della TV deve risolvere a tutti i costi; è una vera e propria lezione di filosofia. Prima di parlare della "Housofia", come la chiamo io, cerchiamo di capire il motivo di un così grande successo.
 
Il personaggio di House è di quelli che "o ti piace oppure lo odii"; non esistono vie di mezzo nel processo di identificazione che lo spettatore fa con il burbero protagonista della fiction americana. E, a giudicare dagli ascolti, sono più le persone che lo amano rispetto a quelle a cui House sta decisamente antipatico.
E anche nei confronti di queste ultime, probabilmente House esercita un fascino nascosto che difficilmente le lascia del tutto indifferenti.
House è un medico probabilmente unico nel panorama dei telefilm americani di questo genere: specialista di malattie infettive; zoppo per via di una diagnosi sbagliata che gli ha fatto perdere l’uso di una gamba e lo ha reso dipendente dal Vicodin, un antidolorifico che non può più fare a meno di prendere per alleviare il dolore; si occupa solo dei casi più difficili, per lui i pazienti "ordinari" sono una perdita di tempo; il suo obiettivo è quello di curare la malattia e non il malato.
Misantropo, scorbutico, irritante al limite dell’arroganza, House riesce a risultare paradossalmente attraente proprio per questo suo modo di essere e perchè, alla fine, la sua diagnosi, oltre ad essere la più geniale, è sempre quella giusta; e poi lo sceneggiatore è riuscito a mixare nel personaggio di House la giusta dose di elementi "realistici" (la sua sofferenza cronica ce lo rende vicino) e di elementi "idealistici" (magari anche noi fossimo come lui, che ci azzecca sempre…).
Se a tutto questo si aggiunge uno staff di collaboratori e colleghi i cui personaggi sono stati studiati per far risaltare ancora di più le peculiarità di House, e lo stile investigativo che ha fatto la fortuna di serie televisive come CSI o NCIS, ecco svelata la formula dell’incredibile successo di questo telefilm.
 
I nodi al pettine arrivano però se si pensa che le puntate di Dr. House rischiano di influire sulle convinzioni morali dello spettatore come una goccia che, giorno dopo giorno, scava una fossa enorme nella roccia.
 
Dicevo all’inizio che le puntate di House sono delle autentiche lezioni di filosofia. Argomenti come aborto, eutanasia, sessualità, Dio e religione, etica professionale, famiglia, razzismo, sono di casa in gran parte delle puntate.
A questo punto è naturale chiedersi: "qual è la posizione di House su questi argomenti?".
Facciamocelo dire direttamente da lui. Per esempio, ecco la sua posizione nella puntata "Giorno nuovo… stanza nuova", andata in onda lo scorso 26 settembre e vista da ben 4.394.000 spettatori.

House & l’essere umano
Durante una delle tante chiacchierate con Eve, la paziente della puntata, che è stata violentata, lui a un certo punto dice: "Siamo animali, spregevoli, egoisti, che vagano sperduti sulla terra… e dato che abbiamo un cervello, qualche volta possiamo aspirare a qualcosa al di sotto della pura malvagità".

House & l’aborto
Un’altro scambio di battute con Eve. House vuole convincerla ad abortire. Eve gli dice: "è un omicidio; io sono contro, lei lo approva!". Risposta di House: "Non come regola generale". Ancora Eve: "soltanto per i feti?". E lui: "Sì. Il bello del dibattito sull’aborto è che possiamo disquisire per settimane, mesi, ma alla fine ci troviamo di fronte a un grosso limite: la nascita. Moralmente la differenza è minima, in termini pratici è enorme".

House e Dio
House e Eve parlano seduti su una panchina, lui continua a provare a convincerla ad abortire, e dato che Eve dice di essere credente, House le dice: "O Dio non esiste oppure è incredibilmente crudele".
 
Qualcuno dirà che non è sempre così, che in altre puntate House si opposto a chi voleva abortire, che ha battagliato con la Cuddy sostenendo l’insensatezza della fecondazione eterologa… Il problema è che House non ha una posizione chiara e univoca su questi temi. L’impressione è che dipenda dalla posta in gioco, cioè dalla sua battaglia personale contro quella particolare malattia, che lo fa optare per una soluzione piuttosto che per un’altra, anche se contraddittoria rispetto alla prima.
Per esempio, nella puntata "Posizione fetale", ricorderete la manina che esce dall’utero durante un’operazione chirurgica e che abbraccia il suo dito, che lo lascia sbigottito per alcuni secondi; ebbene lo spettatore, di fronte a questa scena toccante pensa che, dopo che per tutta la puntata lui ha fatto di tutto per far abortire quella donna (perchè, sostiene lui, il feto non è vita, perchè "non gioca di rimessa, non mangia da solo, non sa fare delle belle foto"), adesso si sarà ricreduto sulla sua posizione… E invece House cosa fa? Pochi istanti dopo, durante una crisi cardiaca della donna nel corso dell’operazione, convinto che la causa della malattia della madre sia il bambino, sta per tagliare il cordone ombelicale del bimbo (uccidendolo) e non lo fa solo perchè la Cuddy lo minaccia di fulminarlo con il defribillatore che sta usando per far riprendere la donna.
La puntata finisce bene, si salvano entrambi (madre e figlio), House parlando con la madre, che deve ancora partorire, per la prima volta chiama la creatura "bambino" e non più "feto" (a un certo punto lo aveva chiamato anche "piccolo bastardo…."); ma resta il dubbio sulla sua posizione e di fronte alla donna che lo ringrazia di averle salvato la vita lui risponde "Non mi ringraziare… Io lo avrei eliminato".
 
Che dire? Di fronte ai dubbi sollevati dalle convinzioni morali di House, credo che allo spettatore si richieda una maturità tale da sapersi rendere conto che House non è la legge morale, che le sue posizioni sono spesso discutibili e che, nonostante sia un personaggio fortemente carismatico (anche a me piace moltissimo!), quello che dice e che fa va preso sempre con le pinze e soprattutto va filtrato e interpretato con un grande senso critico.
 
Alla fine si torna sempre sul motto di questo sito: vuoi essere veramente libero e pensare con la tua testa, e non con quella di chi ti vuole trasmettere, spesso in modo subdolo, le sue idee? Cogita, cogita, cogita… solo così raggiungerai la vera libertà!

Saverio Sgroi

Educatore e giornalista, con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo degli adolescenti, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono il "capitano". Ma come tutti i capitani, non potrei nulla senza una grande squadra ;-)