Dream runner. In corsa per un sogno

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“Chi perde davvero non è chi arriva ultimo nella gara. Chi perde davvero è chi resta seduto a guardare, e non prova nemmeno a correre” mi ha scritto mia madre in una lettera da leggere quando fossi diventato grande.

Così Oscar Pistorius, atleta sudafricano inserito nel 2008 dalla rivista Time nella lista delle cento persone più influenti del mondo nella categoria “Eroi e pionieri”, comincia la sua biografia. Nato a Johannesburg, il 22 Novembre 1986, con una malformazione genetica (in sostanza era nato senza il perone), subisce l’amputazione dei piedi dopo accurate ricerche da parte dei genitori che avevano discusso il suo caso con i migliori specialisti. Nonostante la difficile realtà, Oscar viene aiutato dalla famiglia a sviluppare al meglio la sua personalità: “mi hanno insegnato a essere indipendente, a difendermi e cavarmela da solo in qualsiasi contesto, anche se spesso e volentieri ci sarebbe stato di che scoraggiarsi” (pag.17).

I genitori spingono Oscar a praticare molti sport tra i quali predilige il rugby. Negli anni dell’infanzia vive la sua condizione con molta autoironia e libertà. Molto belle sono le pagine che l’atleta sudafricano dedica agli insegnamenti ricevuti dalla madre – una donna con profonde convinzioni religiose – indicazioni semplici ma molto efficaci: “Ci ha insegnato che non sono gli abiti a fare la differenza, ma come li indossi.” (pag. 62).

Nonostante il doloroso divorzio, i genitori cercano di mantenere vivo un clima di serenità in famiglia. Oscar, suo fratello Carl e sua sorella Aimée vivranno con la madre che continuerà con passione la sua opera educativa. “Mamma ci faceva ridere. Ci ha insegnato a vedere sempre il lato divertente della vita, a essere estroversi, a fare amicizia con le persone.” (pag. 66). Dal 2001 al 2005 frequenta la Pretoria Boys High School. In questi anni perde improvvisamente sua madre.

A seguito di un incidente durante una partita di rugby, su indicazioni del fisioterapista che si occupa del suo recupero fisico, conosce Ampie Louw, che lo introdurrà nel mondo dell’Atletica. Inizia così la sua carriera agonistica fatta di record  e splendide vittorie.

“L’atletica non è solo una carriera, un lavoro che ti impegna per molte ore al giorno: lo ripeto,è uno stile di vita.” (pag.139).

La notorietà non deteriora l’animo di Oscar che decide di dedicare parte del suo tempo e dei suoi guadagni ai mutilati dalle mine antiuomo in Mozambico. Questa attività lo migliora profondamente e lo spinge ad un impegno maggiore.
La sua esperienza di vita lo porta a fare considerazioni imprevedibili:  “Se Dio mi chiedesse : Oscar, posso ridarti le gambe: le vuoi?, io dovrei rifletterci. No, non risponderei subito si. Perché in realtà non mi sento affatto fregato dalla vita.  Se avessi avuto le gambe non sarei diventato l’uomo che sono, credo che non avrei avuto questo stimolo a superare me stesso e a diventare atleta. Sarei come un sacco di altri ragazzi, che si impigriscono. Forse non avrei mai scoperto il mio potenziale e avrei avuto una vita più ordinaria. “ (pag.145).

E ancora: “C’è un pensiero che per me è molto importante: non sono le nostre disabilità che ci rendono  disabili, ma le nostre abilità che ci rendono abili. Perché tutti abbiamo qualche disabilità: magari un problema mentale, o fisico. Ma possediamo anche milioni di altre abilità, che ci possono permettere di superare i nostri limiti e le nostre difficoltà.” (pag.147). L’ultima parte del libro descrive la battaglia di Oscar per ribaltare il verdetto della Iaaf,  la federazione internazionale di Atletica, che gli aveva proibito di gareggiare nelle competizioni con i normodotati poiché le prime analisi scientifiche mostravano che le protesi nella corsa costituirebbero un vantaggio sugli avversari.

Oscar riuscirà a vincere  la sua battaglia e a lanciare il suo messaggio a tutto il mondo: “ La cosa più importante, dal mio punto di vista, è che nel mondo ci sono moltissimi atleti come me, amputati che gareggiano con le protesi, e con tutte queste problematiche la gente poteva credere che il merito non fosse loro, ma delle protesi. Questa sentenza ha dimostrato il contrario: che il merito è degli atleti, e del loro talento.” (pag.208)

Dreamrunner è un libro che consiglio di leggere soprattutto a coloro che vogliono riscoprire il senso vero dello sport.
Scritto in maniera molto semplice, ma con garbo, contiene insegnamenti molto profondi che bisogna riassaporare e vivere: “Mamma ci ha sempre insegnato, in tutte le fasi della nostra vita ? sia nei periodi più fortunati sia in quelli difficili – che l’amore è questo: sacrificare il tempo, prestare attenzione per fare le cose nel modo migliore e per aiutarsi  a vicenda secondo le proprie possibilità. (?) Ci diceva sempre che tante persone normali, unite per aiutarsi a vicenda, danno vita a una forza speciale.” (pag. 152)

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Dream runner. In corsa per un sogno
Autore: Oscar Pistorius
Genere: Saggio
Editore: Rizzoli
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 237
Cogitoetvolo