Dream Theater

0

A guardarli non sembrano musicisti, nè tanto meno musicisti Metal (Progressive Metal). Sembrano persone chiamate dalla strada a suonare un pezzo davanti a migliaia di spettatori. Basta vedere come sono vestiti…

Eppure sono musicisti di una bravura impressionante. Hanno costituito un gruppo Progressive Metal, ma non solo: sono i creatori di questo genere.

Il Progressive Metal è un genere che deriva dal Progressive Rock, chiamato anche rock melodico, che si unisce alle ritmiche più aggressive dell’Heavy Metal. Nel Progressive Metal il virtuosismo dei singoli strumentisti, in alcuni casi è portato a livelli estremi; al basso sono spesso concessi spazi da solista, cosa meno comune nel Rock e nel Metal piuttosto che nel Jazz o nella Fusion; i brani hanno una durata che supera la media di 4-5 minuti, superando spesso i 10 minuti fino ad arrivare a picchi di quasi tre quarti d’ora (ne è un esempio Six Degrees Of Inner Turbolence, album calorosamente consigliato).

Spesso poi questi pezzi non hanno la struttura ritornello/strofa, ma utilizzano forme più libere in cui le strofe sono tutte diverse; infine, pur basandosi sugli stili tipici metal, vengono spesso riprese alcune sonorità di altri generi; in particolare l’utilizzo di scale di derivazione Classica, le dissonanze del Jazz e i tempi sincopati della Fusion. In alcuni casi, si fa anche ricorso a musiche ispirate al Ragtime (come già facevano Keith Emerson e Rick Wakeman) piuttosto che arrivare a riprendere temi di cartoon (come già facevano i Rush in La Villa Strangiato) o comunque sonorità che, in modo ironico e dissacratorio, spezzano in maniera improvvisa il suono delle chitarre. Quest’ultima caratteristica è tipica dello stile di Jordan Rudess dei Dream Theater.

dream_theater_live_in_argentina_03-03-08.jpgLa loro musica è però purtroppo capita da pochissime persone: è considerata infatti priva di espressione, basata solamente sulla tecnica, sul virtuosismo dei componenti della band. Questo è quello che pensano molti esperti di musica. Quelli che invece non suonano strumenti la trovano noiosa e pesante.

Ad un primo ascolto non hanno tutti i torti: è comprensibile che, in un momento storico in cui la musica è rapida consumazione di un’emozione, non piaccia un pezzo di 23 minuti, formato al suo interno, apparentemente, da più brani (The Change Of Season) oppure una “suite” di 45 minuti; ma la pazienza dell’ascolto viene premiata.

Anche se questa è una componente assolutamente marginale, va comunque notato che i musicisti del Progressive Metal, in genere, hanno un’immagine relativamente “pulita” rispetto a quella tipica, e anche decisamente stereotipata, con cui vengono identificati nell’immaginario collettivo i musicisti Heavy Metal.

Questo, principalmente, deriva dal fatto che i musicisti Progressive necessitino di una maggior concentrazione durante la composizione ed esecuzione dei brani, che diventa incompatibile con una vita eccessivamente sregolata, in particolare a ridosso delle esibizioni. L’utilizzo di droghe o alcol è quindi vietato, non necessariamente dal genere, ma dagli stessi componenti del gruppo che arrivano anche a specificare (come nel caso dei Pain Of Salvation) il fatto che avessero bisogno di una persona che non avesse avuto problemi con droga o alcol. Così si ha anche un ritorno ad una esecuzione più seria e pacata, non come ad un concerto Metal dove di bella musica se ne vede ben poca…

Non è un caso che il gruppo abbia un gran numero di fan formato quasi esclusivamente da studenti di musica che, attratti dalla tecnica, arrivano fino all’adorazione delle mani dei 4 musicisti. Anche io penso sia un gruppo formidabile, capace di trasmettere molte emozioni che, gruppi del metal più violento (Black, Death ecc…), non mi hanno mai dato.

Da ascoltare l’album Images and Words e Six Degrees Of Inner Turbolence.

Intanto date un’occhiata a Pull Me Under, tratto dal Live at Budokan (Giappone), del 2004:

 

[youtube width=”580″ link=”http://www.youtube.com/watch?v=230L2dBTeLk”]