E gli studenti danno i voti ai prof

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Un sospiro. Il dito che segue il tabellone. Il nome, poi le materie.
«Conoscenza», cioè preparazione nella propria disciplina: 6.
«Spiegazione», ovvero la capacità di trasmettere il sapere: 5.
«Disponibilità» nell’accogliere le richieste della classe: 4.
Voto complessivo: 5. Bocciato.
«Anche tu?», dice un prof al collega. Perché questa volta i voti sono proprio per loro. Vere pagelline con tanto di spiegazione a parte (da ritirare in segreteria) per chi è andato male.

Tabelloni dedicati ai docenti di fianco a quelli degli studenti. Con il benestare del preside. Per la prima volta al liceo classico Berchet di Milano. Operazione trasparenza nella scuola che fu di don Luigi Giussani, Luchino Visconti, Andrea De Carlo. Con le pagelle dei ragazzi pubblicate ieri e, accanto, quelle dei settanta insegnanti. Lo «scrutinio» si è tenuto negli ultimi giorni di lezione, con un questionario anonimo distribuito in ogni classe.

«L’idea ? spiega Giulio “Gipsy” Crespi, tra gli organizzatori ? risale a qualche anno fa, quando compilammo le prime valutazioni dei prof per il giornalino studentesco. Ma quella di oggi è un’iniziativa più seria, senza alcuna velleità goliardica. Insomma, non si tratta di Saturnalia. Basta vedere i voti: quelli negativi sono accompagnati da giudizi dettagliati e pertinenti. In fondo i “bocciati” sono pochi». Sette in tutto, un decimo del totale. Più qualche insufficienza qua è là. La raccomandazione: «Invitiamo i professori a riflettere sui loro risultati ricordando, come ci viene detto sempre, che il voto non è alla persona ma al lavoro svolto». Un appello al fair play, ad accettare di buon grado il giudizio dell’insolita corte. Ma non tutti gli insegnanti dello storico ginnasio l’hanno presa bene. Soprattutto gli «insufficienti».

Tra questi, i prof di matematica ? del corso B, C, E ? bersaglio dei giovani umanisti del Berchet. Anche qualche docente di latino e greco, però, è inciampato in qualche quattro. Come una prof di ginnastica. «Ma sono pochi ? ribadisce a sua volta il preside, Alessandro Gullo, che ha acconsentito all’operazione ?: questo lavoro è frutto di un dialogo serrato che si è svolto per tutto l’anno tra docenti e ragazzi. Il clima che si è instaurato è molto positivo, tutti si sono dati da fare per dare il loro meglio».

Non la pensa così una prof che, «promossa con debito», in assoluto anonimato commenta: «È come se un bambino di quattro anni giudicasse i genitori. Trovo scandaloso essere esaminati da ragazzini immaturi». Ci sono anche i contenti: «Davvero? Sono stata promossa?», chiede Fabrizia Mancini, docente di latino e greco nel corso E. Un sorriso: «E sì che non sono stata morbida con i miei ragazzi». È come tornare sui banchi dopo tanti anni in cattedra. Sollievo.

Anche se il pensiero va ai colleghi «che non ce l’hanno fatta»: «Deve essere brutto, dopo trent’anni di duro lavoro e pure malpagato ? dice un docente ? essere giudicati da quattro ragazzini che non sanno un decimo di quello che sappiamo noi». Altra replica: «Ma così anche noi possiamo migliorare». Favorevoli e contrari, c’è di mezzo un’estate per capire se le pagelle del Berchet faranno scuola, se potranno davvero essere un elemento decisivo per l’istituto, per la sua immagine e per la sua gestione interna, come già succede negli Stati Uniti, dove anche il reclutamento dei prof passa per le preferenze degli studenti. Per il momento ci sono solo le intenzioni dei ragazzi: «Di sicuro andremo avanti».

Articolo tratto da Corriere.it

 

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