E’ questione di educazione

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Provate a immaginare che uno sconosciuto diffonda volantini offensivi sui vostri genitori. Personalmente la mia reazione, venuto a conoscenza del fatto, sarebbe quella di raggiungere lo sconosciuto e, senza giri di parole, tirargli un pugno. Più d’uno in verità. Ma, grazie al cielo, ho ricevuto un’educazione e sono convinto che, pur meritandoselo, percuotere il colpevole è riprovevole e sbagliato, se non altro perché mi abbasserebbe al suo livello. Allora mi rivolgerei alla giustizia – per quanto lunga e complicata possa essere – per ristabilire l’onore dei miei parenti. Questo è quanto ci si aspetta da una persona civile, offesa da comportamenti non altrettanto civili.

Di fatto – e i fatti sono la cosa più ostinata che esista – ci sono delle persone che non hanno ricevuto la mia stessa educazione. Queste persone hanno visto vilipeso da un video la figura più importante della loro religione. Sono d’accordo con loro nel chiedere che il video venga rimosso, perché la libertà d’espressione non può essere separata dalla responsabilità d’espressione. Vale a dire che più importante della libertà d’espressione è la dignità delle persone e – avendo visto alcuni spezzoni di questo filmato – posso confermare che, al di là di ogni ragionevole dubbio, esso offende la figura di Maometto e la dignità di chi sinceramente crede nel suo messaggio.

Tale richiesta però deve essere veicolata secondo i mezzi che la legge mette a disposizione. Mi trovo d’accordo con il primo ministro francese Jean-Marc Ayrault, quando afferma che «se veramente delle persone si sentono offese nelle loro convinzioni e pensano che sono stati calpestati dei diritti, possono rivolgersi ai tribunali». Perché è così che ragiona una persona civile che, per meriti non suoi, ha ricevuto un’educazione.Lo spazio che separa il pensare di colpire una persona dal colpirla effettivamente è la misura della mia civiltà.

Si può dire che in certi paesi vige ancora la legge del taglione e, così come tu hai offeso me, io posso offenderti. In altri paesi, ancora, vige la legge islamica e ogni offesa ad Allah e Maometto è punibile con il carcere e la morte.Ma – suvvia! – queste leggi sono vecchie di migliaia di anni ed enormi passi avanti sono stati fatti in questo senso. Dalle leggi di un popolo posso capire il suo grado di civiltà. Questo vale per noi, tanto quanto per altri e certo, un esame di coscienza sul nostro grado di civilizzazione è d’obbligo. Ma questo è materiale per un altro articolo.

Non posso pretendere che ogni cosa che viene pubblicata e diffusa dai mass media sia buona – non esiste il paradiso sulla terra – ma posso esigere giustizia tramite gli strumenti che la legge mi mette a disposizione. Che colui che ha pubblicato e diffuso video e vignette venga denunciato da chi si ritiene offeso, questo sì; ma che si segua l’iter giudiziario previsto. Invocare la morte, assaltare e uccidere rendono peggiori di chi ha diffuso il video e le vignette.

E allora a chi vanno imputate le morti e gli assalti di questi giorni? Alla folla arrabbiata o a chi l’ha provocata?
E i provocatori (il regista che ha girato il film e l’editore che ha pubblicato le vignette) dovrebbero rimettersi ad una eventuale sentenza che li condanni?

Milanese da più generazioni, è ammalato di fantasy dalla tenera età di otto anni, quando si accostò a Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien. Ora sta concludendo la laurea specialistica in Bocconi, ma rimane sempre appassionato di giochi di ruolo e wargames. Si diletta col krav maga.

  • Marina Persico

    Concordo in pieno con l’autore dell’articolo! Grazie Tommaso!