E se ci fosse un’altra soluzione?

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La tv è accesa. Le immagini scorrono, senza sfiorare la mia attenzione. Le solite fiction, le solite lacrime che rigano i volti di amanti persi e poi ritrovati, i soliti messaggi di pace e amore che conduttrici dallo sguardo benevolo o ospiti non del tutto illustri ci propinano continuamente all’interno di dibattiti non proprio costruttivi. Bel modo per distrarsi dai problemi dei nostri giorni. Forse, guardare il tg. Accidenti, anche qui, le solite notizie: spread, crisi, giovani disoccupati, lavoratori in protesta, politica corrotta, e chi più ne ha, più ne metta. Aspetta, però: in questo programma qualcuno tenta di dire la propria, di trovare una soluzione. Sembra interessante. Certo però, se continuano a riproporre sempre le stesse idee senza ascoltare le opinioni altrui, credo che non si arriverà a risolvere un bel niente. Sai che c’è, la spengo.

Mi siedo sul divano, prendo il giornale. Leggo un po’ e mi accorgo che le informazioni più o meno sono sempre quelle. Stessi avvenimenti, pareri diversi, che però sembrano comunicarci la stessa cosa: ragazzi, le soluzioni a questa crisi sono talmente tante che non si può arrivare ad ottenerne una sola ed efficiente. Chissà perché mi ritornano in mente le parole di Don Fabrizio:”…Tutto deve cambiare affinché tutto resti uguale…”. Eppure qualcosa si potrà pur fare. Sì, ma cosa? Ho capito, lascio stare il giornale, meglio un libro.

Pagina 498. Ippolit si è appena risvegliato e sembra delirare. Ad un certo punto esclama:
“E’ vero, principe, che una volta diceste che la bellezza salverà il mondo? Signori, – prese a gridare a tutti – il principe assicura che la bellezza salverà il mondo!”
Sorrido. Mi immagino subito la voce delicata del povero principe Myskin, che con innocenza tenta di farsi strada nel nostro piccolo pianeta, fra discorsi di onorevoli ed economisti, fra le grida di chi protesta ed il silenzio di chi si indigna. Un idiota, penserebbero tutti. Che razza di soluzione è? E via di nuovo, tutti ad urlare le proprie convinzioni senza ascoltare nessun altro.

Eppure le parole di quell’idiota sono rimaste lì, sospese nell’aria, e mantengono intatta la purezza del loro messaggio. Perché forse non ce ne siamo accorti, ma la frase del nostro principe contiene una grande verità: tutti noi abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza. Non quella banale, quel surrogato di bellezza che, sotto qualsiasi forma lo si intenda, si adatta bene al mercato per essere venduto come comodo anestetizzante per le emozioni.

Parlo piuttosto della bellezza dell’essere, non dell’apparire. Di quella bellezza su cui non possiamo nulla, ma che anzi ci vince completamente, disarmandoci di fronte alla sua magnificenza. Di quella bellezza che non si può definire, a meno che non la si circoscriva all’interno di confini stabiliti dall’uomo nel tentativo di possederla. Di quella bellezza di cui abbiamo un gran bisogno di nutrirci perché vera, perché pura. Perché inutile. Già, gran bel valore quello dell’inutilità. Che però si è perso nell’era dei grandi consumi, in cui tutto deve essere vantaggioso per qualcuno e proficuo per qualcun’altro. E con l’inutilità, se ne va la gratuità, “la sola moneta dell’arte…”

Ed è qui che le parole di Myskin cercano di aiutarci. Ci vengono a ricordare che sarà la vera bellezza, questo grande enigma che non si può fare a meno di ammirare con gioia e sgomento, a smontare le verità utilitaristiche del nostro secolo e a riportarci all’autenticità e al valore delle cose: innanzitutto, dell’arte in tutte le sue forme, perché sarà nuovamente intesa come tentativo di cogliere il bello del mondo; ma anche della politica, vista non più utile per i propri interessi, ma come servizio verso gli altri, ed infine di tutti quegli aspetti della vita quotidiana, emozioni,  legami, sentimenti, che si sono degradati perché in essi andava ricercato un fine vantaggioso. Si volgerà di nuovo lo sguardo verso la purezza dell’essere.

Solo allora il mondo sarà veramente salvato.

Articolo scritto da Sara Quondamatteo

Cogitoetvolo