E se le facessimo noi studenti le domande ai prof?

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Carissimi professori,
all’inizio della scuola capita spesso che ci sottoponiate a delle prove per vedere se l’estate non abbia cancellato tutto il nostro hard disk mentale e il lavoro svolto l’anno precedente. Illuminati da questa esperienza quotidiana, visto che ognuno di voi giustamente propone il proprio test, abbiamo pensato di prepararne uno per voi. Certi della vostra imbattibilità sul piano della didattica e delle competenze culturali, sicuri che non potremmo mai competere con le vostre conoscenze e che non sia neanche giusto farlo, ci permettiamo di puntare su altro e cioè su qualche questione che ci tocca da vicino e pensiamo pure coinvolga la vita e la scuola.
Non vi chiediamo di rispondere subito e non c’è neanche una griglia di valutazione, ci piacerebbe solo che dedicaste un po’ di tempo a leggere queste domande per formulare le quali ci siamo confrontati, abbiamo studiato e usato pure il dizionario per essere all’altezza:

  • Quant’è forte il senso di appartenenza alla scuola e alla missione che essa implica?
  • Potreste dire con orgoglio: questi sono i miei studenti, queste le mie classi?
  • È più la gioia o la pesantezza nel passare tanti giorni e ore in aula?
  • Aspettate anche voi con ansia il suono della campanella dell’uscita?
  • La relazione educativa vale solo in una direzione o crescete pure voi rapportandovi con gli studenti?
  • Nella formalità dell’istituzione è possibile trovare o creare spazi informali per una serena condivisione delle esperienze?
  • Umanità, fragilità, ferite sono parole da non usare in un contesto scolastico?
  • La capacità di dialogo è un aspetto che riguarda il rapporto docente-alunno?
  • È possibile imparare qualcosa quando viene presentato senza stimolare e come un dogma?
  • Il senso di giustizia in classe e il riuscire a dire “ho sbagliato” sono una mera utopia?
  • Nella giusta e necessaria relazione asimmetrica tra docente e alunno c’è spazio per l’empatia?
  • Valutare è difficile, si sa, ma incoraggiare nel farlo – senza facilitazioni non dovute, non lo renderebbe più facile?
  • Gli studenti sono ossi duri, perché non addolcirli con l’entusiasmo e la passione per le discipline?
  • Lo studio può apparire pesante, perché non far gustare la bellezza del sapere?
  • Siete per molti un’autorità, perché non essere anche campioni di autorevolezza?

Ora qualcuno di voi starà pensando: «Come si sono permessi di scrivere tali cose?». Invece qualche altro dirà: «Sono cose da ragazzi, devono crescere». Altri ancora affermeranno: «Questa è la scuola che ci piace, questi gli alunni che tirano fuori il meglio di noi!».

A tutti desideriamo dire “grazie” per il tempo che ci avete dedicato nella lettura, quel tempo che sappiamo essere prezioso, quel tempo che ci donate per mesi e che richiede esercizi di pazienza, lo stesso tempo in cui – per forza e per amore – le nostre storie si incrociano, si urtano, si abbracciano, si educano, si formano e – come dice la volpe al Piccolo Principe – “si addomesticano”. Carissimi professori, sia un sereno anno!

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.