E se non piangi, di che pianger suoli?

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Ho riletto questi versi danteschi (parole del conte Ugolino) e mi si sono piantati nella mente, scatenando qualche inutile riflessione…

Per gli antichi le lacrime erano il frutto dello sciogliersi del midollo, in cui era contenuta la vita stessa. Quando piangiamo è la materia della vita a consumarsi, perchè è la vita tutta che è in gioco.
La scienza moderna spiega che la composizione chimica delle lacrime (dovute ad emozioni) contiene ormoni prodotti in situazione di stress, che vanno eliminati per il loro eccesso (nel caso della gioia questa spiegazione mi sembra incompleta).

La spiegazione metaforica o scientifica si sofferma quindi sulla funzione: piangere è conseguenza di un accumulo, di un eccesso, che viene eliminato.

Sul perchè questo accada (da cosa sia determinato questo accumulo eccessivo) è mistero, ma mi sembra che si pianga in presenza di un eccesso di realtà o di significato.
Altrimenti perchè piangere di fronte alla pagina di un libro, alla scena di un film? Per non parlare del fatto che si piange non solo di dolore ma anche di gioia…

Ma ancora questo non è tutto. Achille e Ulisse piangono moltissimo, eppure sono fior di eroi. Piangono quando invocano l’uno la madre l’altro la sua dea protettrice. Piangono come piangono i bambini.
Si piange per essere accuditi, si piange per ricevere un abbraccio.

Piangiamo perchè la realtà è troppa e vorremmo prenderla a piccole dosi, ma non sempre la vita è così delicata (lacrime di dolore) o così avara (lacrime di gioia)…

Piangiamo perchè abbiamo bisogno di un abbraccio capace di accompagnare l’insuperabile solitudine che il dolore contiene.

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"Sunt lacrimae rerum et mentem mortalium tangunt"
"Ci sono lacrime delle cose e toccano l’animo dei mortali"
Virgilio, Eneide I, 462

 

Articolo tratto da profduepuntozero.blogspot.com

Giovane scrittore, sceneggiatore e insegnante di lettere al liceo, disperatamente innamorato della vita e della realtà che lo circonda.