E ti vengo a trovare, perché…

1

Diversamente Alzheimer, imparare ad accettare le fragilità, perché perdere qualcosa o qualcuno è un modo per ricominciare a cercare.

“E ti vengo a cercare, anche solo…” è il verso di una nota canzone di Franco Battiato che mi torna in mente ogni qualvolta decido di trascorrere un po’ del mio tempo con lei. E vengo a trovarla anche se… in tanti, non sempre palesemente, completano il suddetto testo del cantautore siciliano con un fatidico… ormai! La accarezzo lievemente per permetterle di sentire la mia presenza; mi fermo ad osservarla finché il mio sguardo non si incontra col suo, inerme, silenzioso. E attraverso quegli occhi, dove la scintilla della vita sembra giocare a nascondino, mi immergo nel mare dei ricordi, alla ricerca dei tasselli che compongono il grande puzzle della sua storia.

La pelle morbida e liscia del volto richiama l’immagine di una bambina dolce e sensibile, prima e unica donna di quattro figli. Cresce serena, piena di vita e di entusiasmo fino a quando la fiamma dispettosa di un lume a petrolio, che lei regge durante la preparazione del pane, le avvolge il collo lasciandole una cicatrice che smorzerà per sempre la sua autostima e affievolirà la forza dei sogni che abitano il cuore di ogni adolescente. A quei tempi un intervento tempestivo di chirurgia plastica era un sogno proibito, ma a riaccendere la speranza sarà lo sguardo innamorato di un giovane uomo che, tralasciando i segni evidenti impressi sul collo, saprà cogliere la bellezza del suo volto e soprattutto la profonda bontà d’animo. A quei tempi, abitare il proprio corpo e il proprio tempo era cosa normale, perché naturale. Si accettavano, anche se certamente con dolore, un difetto, una disarmonia. Difetti e disarmonie che divenivano anche fonte di pregiudizi e per lei il percorso di fidanzamento prima, e di matrimonio poi, sono stati una vera e propria corsa ad ostacoli generatrice di ferite invisibili e al contempo indelebili.

La tanto attesa spiaggia della maternità sarà la sua felicità, ma la inonderanno anche umiliazioni e amarezze, quelle che attraversano la vita: poche gioie, tanti sacrifici e rinunce. Ma c’è un rifugio, un’ oasi che la ha accolta, protetta, che le ha permesso di esprimere tutta la sua femminilità e creatività: la passione per il ricamo. Ed è come se quel ricamare fosse stato un po’ un ridisegnare la vita, la propria, abbellendola e alleggerendola, traforandola. Una passione che ha conservato e difeso fino alla fine, anche quando il suo cervello ha iniziato a “darle buca”, a dimenticare, a cancellare, a farla scivolare pian piano in un baratro da cui diventava sempre più difficile salvarla.

Mi dispiace tanto nonna! Ma il tuo silenzio non mi spaventa! Accetto la sfida e “…ti vengo a trovare, perché…” so che ci sei e con la tua eloquente saggezza continui ad indicarmi i valori a cui puntare; “…perché…” rimani il mio punto di riferimento, nonostante l’azione di questa “gomma” sulla linea della tua vita, che ha fatto sì che da un giorno all’altro diventassi per te una sconosciuta. E allora grazie nonna e grazie Alzheimer, oserei dire … per avermi dato la possibilità di conoscere e imparare ad accettare le fragilità che la mia mente a volte preferirebbe ignorare. Perché perdere qualcosa o qualcuno è un modo per ricominciare a cercare.

Articolo scritto da Federica Bene

Cogitoetvolo
  • Elisa Bonaventura

    Federica, anche io sono la nipote di una nonna che non ha più ricordi, che ha perso la percezione delle cose e, inevitabilmente, di se stessa. Per questo le tue parole mi hanno toccata nel profondo.
    Anche io continuo ad andarla a trovare, anche se non mi riconosce più, perché finchè al mio entusiastico “nonna” continuerà a rispondermi “gioia” con la stessa dolcezza di sempre, saprò che il mio ricordo lei non lo custodisce nella mente, ma nel cuore.