Educare (davvero) alla legalità

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Il vocabolario del terzo millennio è ricco di storpiature, neologismi, prestiti linguistici, parole abusate nel linguaggio quotidiano e, proprio per questo, ritenute legittime. La democrazia della parola, verrebbe da dire. Ci sono anche parole, tuttavia, vecchie come il mondo, apparentemente stabili e fisse nella loro validità. Parole nobili, importanti, persino austere. Pur sempre parole, però. La parola costituisce una mediazione tra il proprio pensiero e il mondo: con la parola, simbolo linguistico, esprimo dei concetti che, a loro volta, esprimono la mia visione del mondo. Quella visione che voglio far conoscere ad altri o che voglio cristallizzare nella mia mente.

È importante educare alla legalità. Chi pronuncia questa frase esprime un pensiero, che nella parola “legalità” dovrebbe trovare la sua manifestazione più esplicita. Non è sempre così, ed è per questo che il simbolo linguistico è per sua natura precario e schiavo del pensiero. Abusare di una parola significa, in primis, privarla di contenuto, banalizzarla, ridurla a mera successione di lettere, eliminarla dalla Storia. Abusare di una parola significa utilizzarla per fini diversi da quelli che il simbolo linguistico, collocato nel tempo e in una precisa dimensione sociale, porta con sé.

La parola “legalità”, specialmente negli ultimi anni, è stata privata di contenuto. Se ne parla ovunque: libri, programmi tv, aule scolastiche; ogni anno le scuole italiane organizzano incontri e seminari sulla legalità, con l’ausilio delle forze dell’ordine; sbarcano le navi della legalità; si protesta, si lotta, ci si infiamma in onore e in difesa della legalità. Cosa sia la legalità, però, non è dato sapere. O quantomeno non tutti lo sanno.

La legalità non corrisponde alla storia personale di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Don Pino Puglisi. Queste sono “storie” di legalità, storie di persone che hanno compreso il significato profondo di quel simbolo linguistico e lo hanno tradotto in vita vissuta e spesa bene, benissimo. La legalità anticipa le storie dei grandi eroi di sempre, di coloro che hanno versato sangue o comunque lottato in nome di un ideale. La legalità è proprio quell’ideale. Dalla Chiesa, Livatino, Pippo Fava… possono suggerirci il significato di legalità, possono aiutarci a trasformare un valore positivo in concreto impegno, ma non sono loro la “legalità”.

La legalità, intanto, si insegna a casa. Le mura domestiche sono il primo luogo in cui la coscienza dei giovani si forma, si plasma, si esprime. Se i genitori omettono di insegnare sin da subito ai propri figli il rispetto dell’autorità, sia essa in quel momento la maestra o la catechista, la babysitter o la domestica, non potranno più rimediare al proprio fallimento umano citando il Pm Di Matteo o Peppino Impastato. Potranno riempirsi la bocca con l’impegno civile, il diritto, le istituzioni etc, ma non potranno mai rimediare (se non con impegno costante e con un radicale cambiamento delle proprie abitudini) al danno causato ai propri figli quel giorno in cui hanno accusato la professoressa di non aver capito niente, quel giorno in cui hanno suggerito di rispondere alla violenza con la violenza, quel giorno in cui hanno permesso ai propri figli di vedere porcherie pseudo-mafiose in tv, quel giorno in cui hanno falsificato le certificazioni dell’Università per pagare meno tasse, quel giorno in cui si sono dimenticati di educare.

L’educazione dei figli, ma anche la correzione reciproca tra amici, fratelli, parenti, non deve finire mai. Non termina affatto con la maggiore età. Anzi, forse comincia proprio allora, quando i figli escono di casa per studiare, lavorare, perdere tempo, e si scontrano con la vita vera. Quando prenotano i propri posti in prima fila nelle aule universitarie, prendendo a morsi (letteralmente) chi osi anche solo avvicinarsi, quando scavalcano chiunque (anche se stessi) pur di ottenere un riconoscimento, un premio, una promozione. Quando rispondono male, con presunzione e falsa erudizione, a chi ha il dovere di educarli.

Cari genitori, non chiudete gli occhi davanti ai vostri figli. Non trasmettete loro i falsi e fuorvianti ideali della legge del taglione. Non insegnate loro a sopravvivere in un mondo difficile, fatto di serpi e bestie feroci. Spiegategli, invece, che il mondo non è una giungla, e che solo l’amore e la dedizione nei confronti delle persone più vicine e dell’intera società può aiutarci a cambiare. Può aiutarci a scoprire la vera legalità.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.