Ehi Siri: l’intelligenza artificiale ci farà da psicologo?

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Intelligenza artificiale applicata alla tecnologia di Siri: un miraggio? No, esistono già robot in grado di riconoscere le emozioni umane.

“Ehi Siri…”, basta chiamarla per poterle chiedere qualunque cosa. Con gli ultimi modelli di Iphone e grazie agli aggiornamenti del loro sistema operativo, chiamare Siri è diventato semplicissimo e non richiede più di tenere premuto alcun tasto. L’assistente vocale dei dispositivi Apple è sempre a disposizione, con l’orecchio virtualmente teso che aspetta soltanto di sentirsi chiamare. Non sorprende quindi che, oltre a chiederle di trovare il ristorante cinese più vicino ed economico, le vengano rivolte domande e confidenze che consciamente non ci verrebbe mai di porre ad un oggetto inanimato.

Già nel 2016 la Stanford University aveva pubblicato uno studio che mostrava un aumento nel numero delle persone che confidavano a Siri i propri problemi. Oggi l’azienda di Cupertino cerca ingegneri con competenze psicologiche per portare Siri ad un livello successivo, in cui non sarà più un semplice assistente ma un vero e proprio guru personale. 

Quella che può sembrare l’ennesima trovata pubblicitaria della Apple per dimostrare la superiorità dei loro prodotti, rappresenta in realtà la punta dell’iceberg di un campo di ricerca su cui si sta investendo sempre di più. Siri sta acquisendo le caratteristiche di un’intelligenza artificiale e questo progetto potrebbe costituire il primo grande trial su larga scala per capire come implementare il software affinché l’esperienza con l’utente sia quanto più umana possibile. L’idea non è poi così originale: nell’ambito della robotica si studiano da anni strategie per riuscire a rendere “emotivi” gli automi. Con questo si intende riuscire a scrivere algoritmi che permettano al robot di riconoscere le emozioni umane e di rispondere ad esse in modo adeguato.

Un esempio arriva dall’agenzia giapponese Softbank, che grazie ad una partnership di ricerca franco-nipponica, ha lanciato sul mercato Pepper, il primo robot umanoide in grado di riconoscere le emozioni umane, analizzando espressioni e toni di voce, e imparare dalle proprie esperienze. Ciascun esemplare di Pepper sfrutta inoltre la tecnologia cloud per trasmettere i dati analizzati: ciò significa che le esperienze del singolo vanno ad alimentare un’intelligenza artificiale collettiva. A Padova un esemplare di Pepper è stato donato ad un reparto di pediatria per affiancare medici, psicologi e infermieri nel ridurre e prevenire lo stato d’ansia e il dolore pediatrico dei piccoli pazienti, semplicemente girando per le stanze e giocando con loro. Un approccio che prende il nome di robot therapy e viene utilizzata in molti ospedali del mondo.

Cosa dobbiamo aspettarci da Siri, forse qualcosa di analogo a Pepper ma esclusivamente potenziato sull’aspetto uditivo? Ma soprattutto, avrebbe davvero senso fare una seduta psicologica con un software programmato da un’azienda? Chi deciderà che tipo di consigli potrà dare Siri?

Nel frattempo, io ho provato a chiederle se vuole diventare la mia psicologa. Mi ha risposto che, almeno per ora, ha tutto quello che le serve sulla sua nuvola.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.