Elena Ferrante: dietro un nome, una grande rinuncia

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Dietro al nome fittizio della Ferrante si cela una grande umiltà e la generosità dello scrittore che non scrive per se stesso ma per gli altri.

Il “caso Ferrante” è un argomento che stuzzica il mondo editoriale da anni. Numerose testate, tra cui il Corriere della Sera e il New York Times, hanno già tentato di scoprire chi sia veramente l’autore della tetralogia dell’Amica geniale. Ma è stato Claudio Gatti, sul Sole 24 ore lo scorso 2 ottobre, a dare un nume e un cognome reali ad Elena Ferrante. Dopo aver condotto un’indagine su dati catastali e dichiarazioni dei redditi, secondo i suoi calcoli, mossi dal principio, quasi sempre infallibile, del follow the money, la misteriosa Elena Ferrante è Anita Raja, moglie dello scrittore Domenico Starnone e traduttrice per la casa editrice E/O (la stessa che pubblica i libri della Ferrante). La rivelazione ha suscitato un polverone di polemiche e smentite, che hanno tirato in causa principi deontologici, morali e diritto alla privacy. Il tormentone del mese, la domanda sulle pagine di tutti i giornali, sembra essere questa: è giusto voler a tutti i costi sapere il vero nome di Elena Ferrante?

La curiosità è legittima, non solo per lettori appassionati e fan, ma anche per chiunque dia un’occhiata ai numeri che ha prodotto il “caso Ferrante”. Oltre ai 4 milioni di libri venduti in 44 paesi del mondo, di cui 1 milione solo in Italia e un 1,5 negli Stati Uniti, la tetralogia dell’Amica geniale è in testa alle classifiche in Gran Bretagna, Danimarca, Norvegia, Svezia, Spagna e Olanda. Solo nel 2015 le vendite hanno registrato un valore complessivo di circa 2 milioni e 200 mila euro. E mentre ne tessono le lodi celebrities e scrittori di fama internazionale, tra cui Michelle Obama, Hillary Clinton, Nicole Kidman, Elizabeth Strout e Jojo Moyes, c’è chi ha affermato che i libri della Ferrante siano «l’ultimo accessorio di moda a Manhattan».

Insomma, non sorprende affatto l’interesse che mobilita – e in molti casi ossessiona – critici, giornalisti e lettori. Quello che sorprende e lascia letteralmente basiti, in tutto questo, è la volontà dell’autore (Anita Raja o chiunque sia) di continuare a nascondersi dietro a uno pseudonimo, rinunciando così a pubblici elogi, panegirici, talk show e premiazioni. L’anonimato della Ferrante è tanto più incredibile quanto più aumenta la fama della scrittrice italiana. Non si tratta più di marketing o strategie di vendita, perché ormai parlano i numeri e la tecnica dello pseudonimo misterioso, se anche avesse dato i suoi buoni frutti all’inizio, ora che la Ferrante è famosa a livello planetario, non è più necessaria a catturare l’interesse del pubblico. Dalla prospettiva di un’aspirante scrittrice – che per ora vede i numeri dell’Amica geniale solo nei suoi sogni più arditi – quello di Elena Ferrante è un gesto nobile e tremendamente umile, così umile da suscitare incredulità, turbamento e ammirazione. Quanti di noi si addormentano la sera fantasticando di avere la fama che ha lei oggi? Quanti di noi riuscirebbero a mantenere l’anonimato, a proseguire la propria vita tranquilla e pacifica, sapendo a cosa stanno rinunciando? Passino i soldi, quelli entrano comunque, ma pensiamo a quante persone oggi si abbassano a ogni genere di stratagemma per avere anche solo un briciolo della sua popolarità.

In una società che ama mettere in vetrina qualunque cosa, dai pasti, agli animali domestici, ai propri bisogni corporali (ricordiamo i selfie di Arisa sul WC), penso che Elena Ferrante sia una grande scrittrice, al di là dei meriti tecnici, soprattutto per la sua generosità: scrive per gli altri, non per se stessa.

Da appassionata dei grandi classici, non posso non pensare alla massima epicurea del làthe biòsas (vivi nascosto), secondo cui saggio è chi conduce una vita appartata e serena, lontana dai turbamenti della folla e della mondanità. Che sia una moderna seguace di Epicuro o un’inguaribile modesta, Elena Ferrante è senza dubbio un esempio, una voce fuori dal coro, che suscita curiosità, interesse, per alcuni anche invidia e rabbia, ma certamente non può non suscitare ammirazione.

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".