Eleonora Petri: la musica come stile di vita

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Corista, direttrice, flautista e compositrice musicale. Eleonora ha reso la musica una parte fondamentale della sua vita, in questa intervista ci racconta come.

Eleonora Petri ha 27 anni, tantissimi progetti in cantiere e una smodata passione per la musica. Soprattutto per il canto corale, diventato ormai una costante nella sua vita. A questo si dedica sia in prima – come corista – che in terza persona – come insegnante – trasmettendo questo suo amore agli svariati cori di cui è tuttora direttrice. Vive e studia ad Udine, dove accosta le lezioni al Conservatorio agli studi giuridici. Dopo il diploma scientifico ha deciso di buttarsi a capofitto nel mondo delle sette note, decidendo di fare della musica uno stile di vita.

Conosciamola meglio in questa intervista!

Ciao Eleonora, inizio subito col farti la trita e ritrita – ma necessaria – domanda per eccellenza: quando e come è sbocciato questo amore per l’universo musicale, di cui ora ti trovi a far parte in svariati ambiti?

Fin da quando ho ricordi ho sempre cantato. Andando a messa mi divertivo un sacco a cantare, a casa non ne parliamo. Infatti i miei genitori, ad un certo punto, hanno deciso di portarmi in una scuola di musica dove ho potuto finalmente concretizzare in modo serio e professionale questa mia grande passione. Non ho, però, iniziato subito con il canto. Infatti il primo strumento a rubarmi il cuore è stato il flauto traverso grazie al quale, in prima superiore, ho sostenuto e passato l’esame per entrare al Conservatorio. Da qui diciamo che è iniziato un po’ tutto.

Il mio percorso nel mondo musicale non è stato sempre pianeggiante, ho incontrato parecchie salite. Una particolarmente difficile l’ho affrontata alla fine della quinta superiore, il fatidico anno dove ognuno di noi deve decidere cosa fare della propria vita. Ho dovuto riflettere parecchio, se rendere ancora protagonista della mia vita la musica come lo era stata fino a quel momento oppure no. Essendo un ambiente molto esclusivo e con pochi sbocchi lavorativi sono stata quasi propensa a chiudere definitivamente il sipario per dedicarmi ad altro. Poi è arrivata la svolta. Ho scoperto che nel Conservatorio dove studiavo esisteva un corso di laurea in “Direzione Corale“. Essendo il canto un’altra delle mie grandissime passioni mi sono detta “Perché no?” Poi una cosa tira l’altra ed ho semplicemente seguito le opportunità che mi si presentavano lungo la strada, fino ad arrivare dove sono ora.

Da un anno a questa parte ho anche deciso di approfondire personalmente lo studio del canto lirico e vengo seguita in conservatorio dalla maestra Paoletta Marrocu, con cui sto facendo un percorso di crescita sia a livello professionale che personale. Il Conservatorio mi ha dato veramente tanto, in questi anni. Probabilmente non sarei la persona che sono adesso se non avessi scelto questo particolare percorso di studi.

Fare della propria passione il proprio lavoro: quello che ci dicono fin da quando siamo bambini, ma che non tutti riusciamo poi a concretizzare, un po’ per mancanza di coraggio ed un po’ per mancanza di opportunità. Tu invece, ci sei riuscita alla grande. Quali sono i principali progetti che attualmente bollono nella pentola della tua vita?

Esattamente, lo studio della musica è diventato un vero e proprio lavoro full-time, per me. Infatti mi occupo di svariate cose: insegno in due diverse scuole di musica e all’università della Libera Età, qui faccio dei corsi di teoria musicale e coro. Seguo come direttore di coro diversi gruppi e canto nel coro giovanile regionale, dove sono assistente del maestro Petra Grassi. Infine, canto anche nel gruppo musicale VIKRA di Trieste.

Scrivo anche musica, in particolare per coro. Ho partecipato a dei concorsi di composizione corale e ho ottenuto dei buoni risultati con alcune mie creazioni. In particolare, l’anno scorso ho partecipato ad un concorso per composizione di voci bianche, vincendo il primo premio. Sempre l’anno scorso una mia composizione è stata selezionata per far parte della raccolta GiroGiro Canto 6, che è una raccolta pubblicata dall’USCI, associazione regionale corale del Friuli Venezia Giulia, realizzata per i bambini delle scuole elementari.

Entrando nelle dinamiche più tecniche, cosa vuol dire essere una corista a livello professionale e – soprattutto – far parte di un coro?

Sicuramente cantare in coro è un gioco di squadra, dove è fondamentale che ognuno faccia la propria parte. Tutte le voci – ognuna con il proprio timbro unico ed inimitabile – devono amalgamarsi in un unico suono ed è proprio qui che viene il bello. Non basta avere una bella voce per un canto come quello di tipo corale, bisogna anche saperla abilmente modulare, in modo che non sovrasti quella degli altri o che – al contrario – sia talmente flebile da poter essere a malapena sentita. Sicuramente per cantare bene in coro ci vuole tanto lavoro e tanta fatica, sia a livelli amatoriali che a livelli professionali e semi-professionali. Ma la soddisfazione una volta ottenuti i risultati è qualcosa di impareggiabile. Esistono cori di tutti i tipi, per tutti i gusti e per tutte le persone. Ed è un’attività che a mio parere potrebbero – anzi dovrebbero – fare tutti, perché permette di liberarti e, al tempo stesso, di caricarti di energie. 

Hai detto che esistono cori “di tutti i tipi e per tutti i gusti”. Tu che tipi di cori segui, attualmente, e in che tipi di cori canti?

Per quanto riguarda i cori che seguo ho iniziato la mia attività lavorativa con un coro parrocchiale, il coro di Basaldella, che ormai seguo da quasi sei anni. Lì il repertorio è principalmente sacro anche se da qualche anno organizziamo una rassegna corale varia. Poi seguo anche un coro femminile, il coro Bartolomeo Cordans di Colugna e qui invece prepariamo principalmente musica popolare. In questi giorni, ad esempio, stiamo ripassando delle villotte – forma polifonica a tre o quattro voci su testi di vario metro –  friulane. Poi, una bellissima realtà che mi è capitato di seguire, è il coro misto Sant’Elena Imperatrice di Chialminis. Chialminis è un piccolo paese che si trova sopra Nimis, in provincia di Udine. La particolarità di questo paese è che ha solo 32 abitanti.  E, nonostante ciò, è una fucina di talenti canori. Infatti ci sono ben due cori: un coro misto ed un coro maschile. In questo paese il coro diventa un modo per unire – letteralmente – tutti ed un momento di condivisione della vita del paese, veramente un bell’esempio da seguire. L’ultimo coro di cui mi sono presa a carico è quello Gianni De Luca, di Faedis – in provincia di Udine – e qui stiamo approfondendo un lavoro sulla musica leggera ed in particolare sulle colonne sonore dei film Disney. Per quanto riguarda i cori dove canto il coro giovanile regionale è un coro polifonico e lì spaziamo dal rinascimento alla musica contemporanea, stessa cosa nel gruppo vocale VIKRA dove affrontiamo repertorio vario, lavoriamo molto sulla musica popolare slovena e sul rinascimento sloveno.

Infine, un gruppo cui ho contribuito personalmente alla fondazione sono gli Juvenes Harmonie. Siamo tutti ragazzi e tutti musicisti, ognuno di noi suona uno strumento e ci siamo ritrovati accomunati dalla passione per il canto corale. La particolarità è che è una specie di coro-laboratorio perché ci sono ben tre direttori che si alternano nella direzione: oltre a me, Tommaso Zanello e Davide Basaldella.

 

È incredibile come la musica riesca ad unire le persone, in tantissime situazioni diverse. Ora una domanda un po’ più personale: cosa significa per te cantare? Cosa provi quando canti?

Il canto è la mia principale valvola di espressione. Quando canto mi sento veramente libera di poter dire al mondo tutto quello che provo. Adesso che mi sto approcciando al canto lirico sto raggiungendo dei livelli di espressività altissimi dal momento che ogni giorno devo immedesimarsi in qualcun altro. Una grande e bellissima sfida: un giorno puoi essere un’innamorata che timidamente si fa avanti con l’amato, il giorno dopo una moglie che ha appena perso il marito e via dicendo. Devi studiare a fondo il tuo personaggio, capire le emozioni che prova e quelle che ti trasmette, infine cercare di unire queste due cose per far uscire dalla tua voce la melodia migliore per lui/lei. È una cosa che ti da’ e ti permette di dare a chi ascolta qualcosa di unico ed inimitabile ogni volta.

Non solo esecutrice, ma anche compositrice. Come si realizza – dal punto di vista pratico – il processo di composizione creativo musicale? Quali sono le tue principali fonti d’ispirazione durante la stesura di testi musicali?

Il processo compositivo musicale non si discosta molto da quello della scrittura vera e propria. Innanzitutto bisogna avere un’idea, un punto di partenza, che può essere un testo piuttosto che un frammento musicale da cui poi si sviluppa tutta la composizione musicale. Ultimamente ho lavorato ad un progetto in cui avevo a disposizione due brani di narrativa, scritti da Anna Tonazzi. Li ho letti la prima volta e poi ho lasciato passare un po’ di tempo, necessario per metabolizzare le emozioni che mi avevano trasmesso. Sono tornata a rileggerli dopo qualche giorno e da lì è partito il vero e proprio processo di stesura musicale. Possono esistere diverse versioni dello stesso pezzo, perché l’idea creativa è in continuo movimento, prende forma giorno dopo giorno, senza fermarsi mai. Ci sono giornate in cui non esce fuori neanche una nota buona, mentre altre in cui riesco a comporre tantissimo.

La musica è diventata per te un vero e proprio lifestyle. Com’è la vita di un musicista professionale?

In questi anni il Conservatorio è diventata la mia seconda – se non quasi prima – casa. Ho passato talmente tanto tempo lì da poter arrivare a considerare le persone con cui ho lavorato una sorta di seconda famiglia. La vita di un musicista professionale, specialmente di un direttore di coro, non prevede cenoni di Natale e pranzi di Pasqua. Qualsiasi tipo di festività è occupata dalle attività corali. A me la cosa non dispiace affatto, non la vedo come una costrizione o una mancanza. Molto spesso arrivo a fine giornata distrutta perché insegnando in svariati paesi, molto spesso parecchio lontani tra di loro, macino km su km sia a piedi che in macchina. Ma si resiste: finché c’è la passione, c’è anche la volontà ed il piacere di fare tutto questo.

Progetti per il futuro e sogno nel cassetto? 

Per il futuro sicuramente vorrei fare qualche esperienza all’estero, in modo da avere una visione più “globale” di quello che può essere la musica corale anche al di fuori dell’Italia. Di sogni nel cassetto ne ho principalmente due: lavorare in teatro e scrivere la colonna sonora di un film.

Ed infine, la Domanda con la D maiuscola: cos’è per te la musica?

La musica è tutto e tutto è musica. Non c’è niente che riesca a cogliere le sfumature delle emozioni umane così bene come la musica e non ci sono limiti alle opportunità espressive che la musica regala.

 

Grazie ad Eleonora ed un grande in bocca al lupo per il suo futuro!

 

 

Elisabetta Ciavarella

Elisabetta, per gli amici assolutamente non Betta. Divoro libri a colazione, manuali di Anatomia a pranzo, a cena invece preferisco il cibo vero. Quando non scrivo, penso, quando non penso, scrivo. Credo fermamente nell'esistenza degli universi paralleli, nell'auto-ironia, nei numeri primi, nell'utilizzo corretto della punteggiatura, nel potere della Forza, nel numero 42, nell'equazione di Dirac, negli ossimori e nella serendipità. Mi piace definirmi senza troppe definizioni.