Elezioni: 10 cose di cui parlare

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Il voto del 4 marzo ci consegna un risultato incerto e molti possibili scenari

A quasi 24 ore di distanza dal voto, lo scrutinio è quasi concluso e arrivano i primi dati certi. La prima coalizione è il Centrodestra, con circa il 37% dei voti. Il primo partito è il Movimento 5 Stelle, con il 32,5% di voti. Non è ancora chiaro il numero di seggi in cui si potranno tradurre queste percentuali, anche se è certo che nessuno avrà la maggioranza per governare.
Alla camera la maggioranza è di 316 seggi
Al Senato la maggioranza è di 158 seggi
Per il racconto della notte elettorale e l’analisi generale dei risultati, questo è l’articolo adatto. Adesso, invece, proviamo ad approfondire alcune questioni chiave legate al recente voto. Ecco 10 argomenti di cui parlare.
1) Soltanto sei partiti approdano in parlamento. Movimento 5 Stelle (32,5%), Partito Democratico (18,7%), Lega (17,7%), Forza Italia (14%), Fratelli d’Italia (4,3%) e Liberi e Uguali (3,3%) sono gli unici schieramenti ad aver superato la soglia di sbarramento fissata al 3%. Per essere precisi: i seggi che nelle proiezioni vedete assegnati a Noi con l’Italia o ad Altri CSX provengono dai collegi uninominali, dove contavano le percentuali del candidato e non del partito. Così, ad esempio, sono riusciti ad essere eletti al Senato Emma Bonino e Raffaele Fitto, nonostante l’insuccesso dei propri partiti. Un piccolo gruppo di big indipendenti, che andrà probabilmente a confluire dentro i gruppi parlamentari di Partito Democratico e Forza Italia.
2) L’alleanza tra Forza Italia e Partito Democratico non avrà la maggioranza. Era stato annunciato come lo scenario post-voto più probabile, sulla falsa riga di quanto accaduto nel 2013, ma il tanto temuto ‘inciucio’ non potrà realizzarsi. Tuttavia, come emerge dalla conta dei seggi, né il Centrodestra né il Movimento 5 Stelle avranno una maggioranza autonoma. Bisognerà, dunque, arrivare ad un’alleanza di governo tra formazioni diverse e ideologicamente distanti tra loro.
3) Nessuna maggioranza potrà prescindere da Movimento 5 Stelle e Lega, che insieme superano il 50% dei voti. È uno tra i dati più impressionanti: i partiti anti-establishment e anti-europeisti avrebbero una virtuale maggioranza di voti percentuali e di seggi nel parlamento italiano. Se questo si possa poi tradurre in qualcosa di concreto è difficile a dirsi. Certo è che in qualsiasi governo avrà il nostro paese ci saranno o Movimento 5 Stelle, o Lega, o entrambi.
4) La Lega sfonda al Centro Sud e si appresta a diventare il secondo gruppo parlamentare. È forse il dato più clamoroso della recente consultazione elettorale: il partito di Matteo Salvini passa dal 4% delle politiche del 2013 all’attuale 17,7%, superando Forza Italia e conquistando la leadership del Centrodestra. A dover far riflettere sono i risultati raccolti da Salvini al Centro Sud, un’area del paese storicamente avversa alla Lega: 20% a Pisa, Lucca e Terni, 18% a Viterbo e L’Aquila, 11,6% a Cagliari, 7% a Gela, Potenza, Foggia e Reggio Calabria. Stupisce, infine, il risultato ottenuto dalla Lega a Macerata, all’indomani dei terribili fatti che hanno visto protagonista Luca Traini: Salvini raccoglie il 21,5%, il Centrodestra è la prima coalizione. Forte del voto di quasi 5 milioni di italiani, il leader della Lega è stato il primo a presentarsi ai microfoni dei cronisti stamattina. Ha smentito la possibilità di un accordo di governo con il Movimento 5 Stelle, ribadendo la vittoria del Centrodestra e la propria volontà di rispettare i patti stipulati con gli alleati, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Tuttavia, Salvini è apparso poco a suo agio nel suo nuovo ruolo di possibile Presidente del Consiglio. Nella sua conferenza stampa, si è limitato ad attaccare tutti i partiti avversari, come fosse ancora all’opposizione, rivendicando timidamente la propria candidatura per il governo del paese. Ha infine ammesso di non aver sentito Berlusconi. Una notizia, quest’ultima, che getta molti dubbi sulla reale tenuta del Centrodestra all’indomani della débacle di Forza Italia.
La mappa elettorale e le percentuali alla Camera elaborate da YouTrend per SkyTG24
5) Il Movimento 5 Stelle è una mina vagante. Si è affermato come prima forza politica in tutto il Centro-Sud, con percentuali che spesso hanno sfiorato il 50%, è il vincitore assoluto della competizione elettorale, ma è ben distante dall’avere una maggioranza. Durante la notte elettorale e per tutta la giornata di oggi, il Movimento ha ribadito con forza la propria vittoria, chiedendo più volte di vedersi assegnato l’incarico di formare il nuovo esecutivo. Un compito, quest’ultimo, che sulla carta dovrebbe spettare alla prima coalizione e dunque al Centrodestra. Di Maio ha parlato poco dopo Salvini, comportandosi di fatto da Presidente eletto e aprendo ad una coalizione con le tutte le forze politiche. Il Movimento è la vera incognita della legislatura che si avvia a partire. Dopo aver fatto della protesta rabbiosa e dei toni forti e aggressivi il proprio cavallo di battaglia, negli ultimi mesi il Movimento si è comportato da forza di governo ‘moderata’, abbandonando le proprie posizioni più estremiste, come l’uscita dall’euro e il rifiuto della vaccinazione obbligatoria. Anche se i più non sembrano averlo notato, il Movimento è cambiato molto ed è distantissimo da quella forza dell’anti-politica che nel 2013 entrò per la prima volta in parlamento. Cosa succederà ora? Continuerà ad agire come forza moderata ‘di centro’ o si farà trascinare su posizioni più ‘border-line’ dalla propria base? Da queste domande dipendono le possibili alleanze di governo.
6) Il Partito Democratico rischia di implodere. A differenza di quanto previsto dagli osservatori, la scissione non ha minimamente influito sul risultato del partito di Renzi, basti pensare che Liberi e Uguali ha rischiato di non superare la soglia di sbarramento. A condannare il Partito Democratico è stato quel malcontento ampio e strutturato sorto nel paese mentre il Centrosinistra era al governo. Visto il risultato molto al di sotto della aspettative, è probabile che quest’ultimo sederà all’opposizione nella prossima legislatura. Tuttavia, il Partito Democratico potrebbe ancora giocare un ruolo decisivo nella formazione del prossimo esecutivo, in uno scenario bipolare in cui né il Centrodestra, né il Movimento 5 Stelle hanno la maggioranza. Ammesso e non concesso che non avvenga una frattura al suo interno. Nel tardo pomeriggio di oggi Renzi ha annunciato le proprie dimissioni da Segretario e la propria volontà di avviare una fase di profonda riforma del partito, non appena sarà stato formato un governo. Quest’ultima precisazione ha fatto scaldare la minoranza interna al partito, che sperava in una dipartita rapida e immediata. Renzi, invece, dice di aver scelto di rimanere Segretario pro tempore per impedire un’alleanza tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, che incontra le simpatie di più di qualche parlamentare democratico.
La mappa elettorale e le percentuali al Senato elaborate da YouTrend per SkyTG24
7) Cosa farà Forza Italia? Silvio Berlusconi è l’unico leader politico a non aver rilasciato dichiarazioni. Forza Italia si è limitata ad una laconica nota in cui esprime soddisfazione per il risultato raggiunto dal Centrodestra. In queste ore in tanti si stanno domandando se Berlusconi accetterà di rimanere all’interno di un’alleanza che non guida in prima persona. A questo proposito, è importante sottolineare l’assenza di alternative per Forza Italia: un’alleanza con il Partito Democratico è da escludere, perché comunque non si raggiungerebbe una maggioranza. Dunque, è questo il dato più importante da tener d’occhio nelle prossime ore: se Forza Italia accetterà la leadership di Matteo Salvini, allora quest’ultimo potrebbe ricevere l’incarico di formare il nuovo esecutivo. In caso contrario, si spalancherebbe la strada per un’alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle.
8) La Lega rimarrà all’interno dell’alleanza di Centrodestra? L’alternativa è che sia proprio il partito di Matteo Salvini a fare il primo passo, lasciando la coalizione di Centrodestra. Al momento l’ipotesi è poco probabile. La Lega è legata a doppio filo a Forza Italia, con cui governa in tutte le regioni del Nord Italia. Salvini stesso ha rassicurato i propri elettori circa la sua volontà di non tradire l’alleanza.
9) Siamo davvero entrati nella Terza Repubblica, come afferma Di Maio? Nella sua conferenza stampa odierna, il leader del Movimento 5 Stelle ha parlato della nascita della Repubblica dei cittadini, riferendosi al profondo stacco rispetto al passato rappresentato da questa tornata elettorale. Certo è che la geografia politica del paese è cambiata molto, come testimoniano queste mappe elettorali. Balza all’occhio l’assenza delle regioni ‘rosse’, così come la fine del dominio di Berlusconi al Sud Italia.
In rosso le circoscrizioni andate al Centrosinistra, in giallo quelle al Movimento 5 Stelle, in azzurro/blu quelle al Centrodestra, in verde quelle alla Lega
Cambia, inoltre, la natura dei partiti. Siamo forse alla fine delle forze tradizionali, che insieme non raggiungono la soglia del 50%. Stravincono i partiti di protesta, anti-europei e anti-establishment. È ancora troppo presto per capire a quali scenari porterà tutto questo, senza dubbio c’è il desiderio chiaro dell’elettorato italiano di un cambiamento forte e definitivo.
10) Cosa accadrà dopo? Per capire cosa ci attende dal punto di vista istituzionale, ecco un breve riassunto tratto da Il Post.
Dalla fine di questa settimana, i parlamentari eletti potranno prendere contatti con la propria camera per registrarsi e iniziare a firmare scartoffie. La prima seduta della Camera e del Senato è fissata per il 23 marzo. Nelle settimane successive i nuovi parlamentari dovranno eleggere i propri presidenti, e sarà un primo test in vista di possibili alleanze post-elettorali. Solo dopo l’insediamento dei presidenti di Camera e Senato, Gentiloni annuncerà formalmente le proprie dimissioni: a quel punto, e saremo probabilmente all’inizio di aprile, Mattarella inizierà le fatidiche consultazioni per formare il nuovo governo.
Insomma, le prime certezze sono ancora lontane. Ci aspettano settimane di lunghi dibattiti, spaccature e lotte politiche. Una manna per i cronisti, un po’ meno per gli elettori.
Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: «Che fai tu Luna in ciel?». È lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.