Elia

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Vivono in un sottomarino. Osservano dagli oblò frammenti di un oceano vastissimo, percepiscono suoni indistinti, non riescono a comunicare. Gli individui affetti da disturbi psichiatrici e da patologie che colpiscono il sistema nervoso sono fragili e inconsapevoli prigionieri dell’oceano. Chi è loro vicino vive un’interminabile sfida, fatta di preziosissime e rare vittorie.
Sono malattie senza pietà, dal morbo di Alzheimer alla Sindrome di Asperger, che trascinano giù nell’oceano chi sta a galla, senza permettergli di entrare nel sottomarino.
Qui di seguito vengono riportati alcuni episodi della giornata-tipo di Elia, bambino autistico.

Elia si sdraia sull’asfalto nel piazzale davanti alla chiesa e guarda le nuvole.
Sorride, sorride ancora e poi ride. Gli piace contare e gli piace guardare le nuvole.
Conta le nuvole.
La nonna lo tira per un braccio:
“Elia alzati subito. Chiamo la mamma.”
Se la nonna fosse una nuvola, forse Elia riuscirebbe a vederla.
La nonna parla al vento.
Elia è arrabbiato col vento. Mette in disordine le nuvole, mescola quelle grigie con quelle bianche, le stacca, le riappiccica, le sfilaccia come delle magliette logore senza orlo. Spuntano le lacrime dal nervoso.

Elia recita da solo interi film a memoria.
Non gli piace interpretare la parte di Edgar. E’ davvero troppo cattivo. Ma non ha scelta.
Se vuole che gli Aristogatti sopravvivano e ritrovino la strada di casa deve interpretare ogni scena, ogni personaggio.
Se vuole che Edgar sia spedito dritto filato a Timbuktu deve impersonare anche lui.
Insomma se il cattivo non esistesse come potrebbe perdere morire andarsene per sempre?
Come farebbero gli eroi a festeggiare la loro vittoria?
La mamma questo non l’ha capito.
La mamma non capisce nulla di storie. Perché quando Elia fa la voce del cattivo e urla e minaccia e fa ghigni terribili, la mamma singhiozza, a volte piange.
Elia basta. Basta Elia. Fai giochi normali Elia.

Elia mangia cose di un solo colore.
Elia a tavola sta seduto composto e il nonno gli ha insegnato a pulirsi gli angoli della bocca col tovagliolo. Mamma e papà se ne dimenticano sempre. Ma lui no.
Elia vuole bene al nonno, soprattutto quando, senza farsi vedere dalla nonna, trasloca gli spinaci dal piatto di Elia al proprio. E’ un segreto, la nonna non sa e non deve saperne niente, ma se ne accorge tutte le volte perché, quando il nonno fa l’occhiolino ad Elia e gli toglie gli spinaci dal piatto, Elia scende dallo sgabello e va ad abbracciarlo.
Elia cresce, dice la mamma.
Le scarpe si rimpiccioliscono, dice Elia.
Non è possibile, lui non cresce, non si è mai visto crescere.
Vuole convincere la mamma a controllare le sue scarpe
bisogna tenerle d’occhio, altrimenti rimpiccioliscono senza che noi ce ne accorgiamo.
Al papà viene un’idea: useranno la sua mano come unità di confronto.
La punta della scarpa finisce perfetta sulla punta del suo dito medio e il tacco della scarpa gli occupa pari pari tutto il palmo.
Se la prossima settimana la punta del dito medio spunterà da sotto la scarpa significherà che le scarpe di Elia si rimpiccioliscono e la mamma dovrà fare un regalo a Elia. In caso contrario, sarà Elia a dover fare un regalo alla mamma.
Elia ha già scelto il suo regalo. Vorrebbe una piccola scimmia a cui raccontare tutte le sue storie. Una scimmia vera, con la coda arricciata in fondo, da tenere sulla spalla.
Anche la mamma ha già scelto il suo regalo: una corona di margherite e un abbraccio.
Elia è pronto per addormentarsi.
La calza sinistra è piegata sopra la ciabatta sinistra e quella destra sopra la ciabatta destra.
Tra poco gli unicorni di pezza partiranno per dare la caccia ai brutti sogni.
Elia si rimbocca le coperte. Si rotola tra le lenzuola.
Appoggia un orecchio contro il muro, mentre si tappa l’altro con la mano. Gli piace ascoltare il muro, gli ricorda la neve.

Articolo scritto da Anna Maconi

Cogitoetvolo