Elogio delle cartoline

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Solo dal 2005 al 2010 il loro uso è diminuito di circa l’80%, ora le manda un viaggiatore su venti. Comprensibile: un tempo erano economiche, ora conviene mille volte ricorrere a WhatsApp oppure condividere le fotografie su Facebook, spedendole idealmente a tutti gli amici. Fra l’altro sono pure lente, a volte in modo incredibile: nel settembre 2011 una cartolina da Cuba arrivò dopo 385 giorni mentre un’altra, spedita il 20 agosto 1930 dall’ufficio postale di Maddaloni (Caserta) arrivò a Miglionico (Matera) il 18 maggio 2009: circa 79 anni di viaggio per una distanza che, in auto, si percorre in meno di tre ore.

Oggi tutto, insomma, sembra sconsigliare l’acquisto e la spedizione della cartolina, emessa per la prima volta nell’ottobre del 1869, comparsa in Italia il 1° gennaio 1874 e destinata, a quanto pare, ad un irreversibile declino. Ma forse non tutto è perduto; forse c’è ancora, per gli affezionati al caro vecchio rettangolo di carta, una speranza. E la speranza sta, banalmente, in questo: nel continuare a spedirne. Nel non arrendersi alla dittatura della maggioranza, alla comodità del saluto virtuale e all’idea che quelli per l’indispensabile francobollo non siano, dopotutto, che soldi sprecati. Non è così.

La cartolina infatti non ha solo un costo, ma pure un valore. Oltre al prezzo di invio occorre infatti considerare il piacere dell’arrivo, quando il pensiero di un nostro amico o nostro conoscente, spesso con sorpresa, bussa alla nostra porta. Mi sono ricordato, ci siamo ricordati di te: questo dice una cartolina. E, per quanto incantevole, la località della sua provenienza non supererà mai la bellezza di un’amicizia che continua o di un amore autentico, che resiste alla lontananza. Un tempo ci si prendeva anche il lusso di scherzare – si pensi a cartoline senza francobollo spedite con un «saluti e baci, paga la tassa e taci» –, ma oggi è diverso.

La sopravvivenza di questa tradizione un tempo popolarissima e che pare abbia radici francesi è affidata solo alla squadra dei romantici, a coloro che alla rivoluzione informatica oppongono quella permanente dei sentimenti. Che sanno benissimo che una cartolina, tanto più con l’”aiuto” delle Poste, potrebbe impiegarci del tempo ad arrivare, ma contano sul fatto che quando questa arriverà, non se ne andrà più. Rimanendo in compagnia di altre cartoline, oppure riciclandosi come segnalibro. In ogni caso, occupando un posto speciale nel cuore di chi l’ha ricevuta senza svuotare minimamente, anzi, quello di chi l’ha spedita. Tu chiamale, se vuoi, emozioni.

http://giulianoguzzo.wordpress.com/

Classe '84, sociologo. Sono veneto, ma lavoro a Trento. Appassionato di bioetica, scrivo per alcuni siti e riviste e per tutti quelli che amano e odiano le mie opinioni. Soffro di grafomania ma non ho alcuna intenzione di farmi curare.