Elogio dell’emoticon

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Da quando esistono gli sms e msn ci siamo abituati ad affidare le nostre emozioni alle faccine o emoticons (emotion + icon: icona-emozione). I vecchi e noiosi professori si lamentano dell’impoverimento della lingua causato da questo fenomeno. Effettivamente l’uso della faccina semplifica il nostro linguaggio: se avessimo tanti aggettivi quante sono le nostre emozioni saremmo più attenti nel riconoscerle. 

Infatti i sentimenti per poterli riconoscere bisogna saperli nominare. E questo è il grande servizio che ci fa la buona letteratura (la poesia in particolare). Chi non legge infatti inaridisce, non solo intellettualmente, ma in primo luogo sentimentalmente. Non “sente” bene perché non sa neanche il nome dei sentimenti.

Infatti se in un sms mi dico: Sorriso, potrei essere contento, euforico, felice, allegro, gioioso, beato, appagato, giulivo, favorevole, gaio, brioso, festoso, ridente, sereno, lieto, giocondo, spensierato, giocoso, entusiasta e chi ne ha più ne metta. Ma quale di queste possibilità è quella che voglio trasmettere? Una bella sfida potrebbe essere quella di provare a sostituire la faccina con l’aggettivo giusto (purché non si superino i 145 caratteri che fanno scattare il secondo messaggio e regalano altri 15 centesimi ai gestori ladri).

Ma è anche vero che l’uso della faccina ci dice una grande verità. Nella comunicazione non “fisica” di sms e msn sentiamo il bisogno di recuperare il corpo e in particolare che parte del corpo? Il viso. Sì il viso. Perché? Perché il volto è il luogo in cui sono riconoscibili i sentimenti di una persona. Il volto è il luogo in cui anima e corpo combaciano. Il volto di una persona non è la semplice somma delle sue proporzioni geometriche più o meno equilibrate (come altre parti del corpo, che non associate ad un volto sono molto simili tra loro…), ma è il luogo in cui l’anima e il cuore di una persona emergono.

Si arrossisce in volto. Si sorride con il viso intero. Si piange con il volto. Insomma i sentimenti si dipingono sul volto. L’emoticon dimostra il bisogno che abbiamo di toccare l’anima altrui per poter comunicare davvero. E a volte un sms e msn non ci aiutano in questo e così ricorriamo all’emoticon, anche se forse per comunicazioni importanti sarebbe meglio parlare di persona. Rimane imbattibile il guardare il volto di una persona dal vivo. Basti pensare a quanto si può guardare il volto della persona che si ama, senza bisogno di dire nulla. E di guardarci in viso c’è un grande bisogno. Di quanti sentimenti non ci siamo accorti sul volto altrui, solo perché non abbiamo saputo osservare e ascoltare quel volto…

Insomma viva l’emoticon, viva la capacità di nominare i sentimenti, ma soprattutto viva il volto vero delle persone…

🙂     🙁       :'(      😐      😀      😉      :-)))      :-p      :-O      :-S      :*      :-@

 

Giovane scrittore, sceneggiatore e insegnante di lettere al liceo, disperatamente innamorato della vita e della realtà che lo circonda.