Eluana incarna le paure dell’uomo

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Poco più di due mesi fa una sentenza della Corte d’Appello di Milano autorizzava lo stop all’alimentazione e all’idratazione artificiale, Eluana Englaro, la donna lecchese da oltre 16 anni in stato vegetativo permanente. La sentenza è stata impugnata dalla Procura di Milano e, di fatto, non ha avuto ancora esecuzione. Proviamo a immaginare che essa venga eseguita… E riflettiamo sulle conseguenze.

Eluana non sarà più nutrita. Eluana morirà e porterà con sé tutto ciò che ci fa più paura. La morte di Eluana non è solo eutanasia, è una vera e propria esecuzione. L’intento non è quello di giustiziare lei: non è altro che una vittima casuale. Ciò che si vuole pubblicamente eliminare è ciò che lei rappresenta.

In passato le esecuzioni pubbliche di assassini, presunte streghe, eretici e criminali vari, avevano la doppia funzione di educare il popolo e di mostrare fisicamente alla società che i mali come l’omicidio, la violenza, l’eresia e il sopruso erano stati eliminati, distrutti, sconfitti. Oggi Eluana è il simbolo di ciò che la società contemporanea più teme al mondo: il dolore, la sofferenza, la vita non più sana, la morte. Nel passato quelle esecuzioni erano una reazione di difesa per la paura dell’antisociale, del disordinato, visto che la società nel suo insieme era sentita come l’ambito di realizzazione per ogni esistenza individuale. L’esecuzione di oggi nasce sempre da un sentimento di paura, ma è una paura più profonda che nasce dall’individualismo esasperato.

L’uomo si sente solo con se stesso, in una prospettiva limitata a “quaggiù”. La vita è “vita biologica”, il bene è essere sani e forti, il male è essere biologicamente compromessi. Il dolore è il temuto numero uno, è l’uomo nero. È una paura originaria che da sempre accompagna l’umanità. È la reazione a un paradosso che l’uomo sperimenta da sempre: si sente destinato ad essere eterno e perfetto ma è costretto a vivere in un corpo fragile e deperibile. Sarebbe bello potersi emancipare da questa paura primitiva. Magari iniziando a chiedersi da dove viene quell’ineliminabile desiderio di eternità.

L’articolo è stato pubblicato su brunomastroianni.blogspot.com