Emergency, un sorriso per chi non ha più nulla

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Parlare bene di Emergency non è fare politica.. Promuovere una cultura di pace, solidarietà, rispetto dei diritti umani non è di certo un obiettivo ideologico e politicizzato. Curare le persone non è, e non sarà mai, un’attività losca e ambigua. Curare le persone in guerra non è favorire l’una o l’altra fazione, è semplicemente fare quello che qualsiasi essere umano razionale dovrebbe fare: prendersi cura del prossimo. E il prossimo non ha colore, è solo un essere umano senza divisa. E’ giusto specificarlo subito, senza cadere in assurdi malintesi e fraintendimenti.

Un po’ tutti conosciamo la storia di Emergency, Organizzazione Non Governativa, quindi indipendente e non politicizzata, nata nel 1994 per volontà di Gino Strada, chirurgo, e di sua moglie Teresa Sarti, tragicamente scomparsa nel settembre del 2009. Un’organizzazione avente sede a Milano e Roma, ma operante (stabilmente) in Afghanistan, Iraq, Sierra Leone, Repubblica Centrafricana, Sudan e Cambogia  (a Palermo, inoltre, Emergency gestisce un poliambulatorio dal 2006, che fornisce assistenza gratuita ai migranti). Un’organizzazione fondata da italiani, ma che appartiene all’umanità intera, specie a quell’umanità dilaniata dalle guerre e dalla fame.

I dati degli interventi di Emergency sono significativi e mi limito a riportarli in questo articolo:

  • 7 centri medici
    • Anabah, Kabul, Lashkar-gah (Afghanistan), Battambang (Cambogia), Sulaimaniya, Erbil (Iraq), Goderich (Sierra Leone)
  • 1 centro cardio-chirurgia a Karthoum (Sudan)
  • 3 centri pediatrici
    • Goderich (Sierra Leone), Karthoum (Sudan), Bangui (Rep.Centrafricana)
  • 1 centro di riabilitazione e produzione protesi a Sulaimaniya (Iraq)
  • 1 centro maternità ad Anabah (Afghanistan)
  • 55 FAP (First Aid Post)
  • re-integrazione sociale di vittime di guerra
    • laboratorio di tappeti per vedove (Anabah), formazione professionale (Sulaimaniya)
  • assistenza ai prigionieri (Afghanistan)
  • 1 poliambulatorio a Palermo (Italia) per assistere gli immigrati
  • interventi una tantum in altri paesi
    • Ruanda (1994), Serbia (1999), Eritrea (2000), Algeria (2003), Angola (2003), Palestina (2004), Sri-Lanka (2005)

Dal 1994 al 2008 Emergency ha aiutato 3.177.825 persone.

Letti questi eloquenti dati, andiamo al dunque. C’è chi parla male di Emergency. Negli ultimi anni ne ho sentite davvero tante, credetemi: da “Gino Strada è un arrivista senza scrupoli con uno stipendio mensile stellare” fino alle ultime accuse di terrorismo ad alcuni operatori, passando ovviamente per critiche al “sistema Emergency”, poco lungimirante perché “non connesso ai servizi sanitari di base locali”. C’è anche chi ha criticato il Centro Salam di cardiochirurgia in Sudan, perché questo tipo di chirurgia sarebbe assolutamente inutile in quella realtà (chi lo dice non sa bene che le patologie cardiache sono indicate dall’OMS come la prima causa di morte infantile in Africa e Asia, seconde solo all’Aids).

La domanda sorge spontanea: perché molta gente non sopporta Emergency? Per fortuna lo ha ben spiegato Edward Luttwak, economista e saggista statunitense, durante una puntata della trasmissione Anno Zero. Luttwak, ospite quasi fisso di molte trasmissioni Rai quando si parla di strategia militare e politica, ha spiegato che Emergency “allunga le guerre” curando i nemici degli Usa. Il filantropo Luttwak quindi, suo malgrado, ha spiegato il perché di tanto astio nei confronti di Emergency.

Agli americani dà forse un po’ fastidio la presenza di questi filantropi nei territori occupati? Non saprei, a Bush dava fastidio che si mandasse alla radio Imagine di John Lennon nel dopo 11 settembre, quindi non mi meraviglierei se così fosse. Certo, non suona tanto bene che tre innocui operatori di una pacifica ONG siano incastrati con un arsenale degno dei peggiori terroristi, siano incarcerati e poi incredibilmente rilasciati nonostante le “prove schiaccianti” (quando l’opinione pubblica si indegna e alza la voce) e la stessa ONG sia nel frattempo “costretta” a chiudere l’ospedale in cui tanta gente (bambini inclusi) viene curata ogni giorno da persone dedite all’aiuto degli altri.

Danno forse fastidio le prese di posizione di Emergency in politica estera? Basta dire “sono contrario alle guerre” per essere amico dei terroristi? Lascio i cogitanti alle prese con questi interrogativi, sperando che le tante notizie che circolano riguardo alla gente per bene, siano analizzate con occhio critico. Prima di lasciarvi, voglio anche specificare una cosa: non siamo di fronte a “pacifisti”, se avete antipatia per questo termine, ma siamo di fronte ad “operatori di pace”, gente che odia la guerra e dona un sorriso a chi non ha tante ragioni per essere felice.

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.