Eppure io ci scommetto!

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«”Punta in alto” ci dice sempre il prof di Lettere, ci ricorda che la vita ha un senso, una direzione di marcia, un invito per tutti. La vita quotidiana, però, non è uno slogan, i problemi sono reali e bisogna confrontarsi con essi. Come fare a prendere il largo?».
Rileggo più volte queste parole scritte su Facebook da uno studente e penso a quanto sia necessario creare per i giovani occasioni di confronto vero. Essi sono spesso al centro dell’opinione pubblica: sia come il futuro della società, sia come coloro che trasgrediscono, senza ideali e senza una fede. I cosiddetti valori non sono assenti nelle nuove generazioni, ma spesso sono vissuti in modo soggettivo e tutto sembra dipendere dalle situazioni, dalle occasioni, dal gruppo, dal “se me la sento di farlo”, altalenando tra una scelta e l’altra, tra il giorno e la notte, tra il bene e il male.

Chi sarebbe pronto a scommettere su di loro senza riserve? Sondaggi e ricerche rischiano sempre di perdersi tra cifre e percentuali, che poco dicono di ciò che prova e vive la “Generazione X”. Il problema non è costituito tanto dai valori in sé, quanto dal modo in cui questi vengono loro proposti e testimoniati. Si tratta di riscoprire lo stupore in una società che dà tutto per ovvio, dove ogni cosa è messa a nudo eccetto il cuore dell’uomo. È come chiudere gli occhi e ripensare alla nostra vita, ai momenti in cui qualcosa più grande di noi ci ha toccato il cuore, ci ha preso per i capelli, ci ha fatto innamorare! Persone, avvenimenti, gioie e dolori, letture, incontri, ogni cosa può farci stupire se la guardiamo con occhi diversi; sì, anche con gli occhi dei giovani che a volte sono scanzonati, dubbiosi, incerti, spaventati, offesi, arrabbiati, incompresi, testardi. Li vediamo dovunque immersi nel mare di internet, esprimersi con ritmi sempre nuovi attraverso la musica, il corpo, i graffiti; tutti linguaggi nuovi e da interpretare che nascondono il forte desiderio di relazioni, la tensione versi i grandi ideali e il voler realizzare i propri sogni. A volte i modi in cui chiedono aiuto sono incomprensibili ai “grandi”: domande mute che vengono dalla solitudine, quella sorta di indifferenza che è piuttosto diffidenza verso un mondo adulto che non si fa responsabile del futuro. Sono, però, capaci di risollevarsi, scommettendo in ciò che dà un vero senso alla vita.

Non è una strada facile, perché i modelli che la società propone sono all’opposto: la felicità effimera, l’apparire travestito dall’essere, il “mordi e fuggi” dei sentimenti e un ateismo a buon mercato. È difficile avere dei punti fermi oggi, mentre cattivi e subdoli maestri ben travestiti trovano in loro un bacino per i propri esperimenti o giochi economici e politici. C’è un’alternativa che faccia puntare in alto, che stimoli i giovani a compiere l’operazione di immergersi nel quotidiano facendo combaciare vita e valori per cogliere l’essenziale delle cose? Davvero diceva bene la volpe al Piccolo Principe: “Non si vede bene che col cuore”!

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.