Eroi dal camice bianco, in lotta contro Ebola

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Nel mondo antico erano figli degli dei. Nella modernità hanno acquisito superpoteri. Ma nella realtà che viviamo ogni giorno, quella in cui nessun Superman può combattere la criminalità, né alcun semi-dio può arrestare una catastrofe naturale, chi sono gli eroi?

C’è una sete d’infinito, insita da sempre nella natura umana, che spinge l’uomo a sfidare i propri limiti. Alcuni lo fanno buttandosi da un aereo col paracadute o sfidando le forze più pericolose della natura, come onde, animali feroci, vette irraggiungibili. Altri, invece, rischiano la propria vita per salvarne delle altre. L’eroismo, a mio parere, non si misura dalla grandezza del rischio che corri, ma da quella del sacrificio che fai per qualcun altro.

Gli eroi di oggi non hanno superpoteri, ma solo un gran cuore.

Lo sono tutti gli operatori sanitari che partono per l’Africa Occidentale, per correre in soccorso di una popolazione lontana, stremata dal virus Ebola. Rinunciano alle comodità, alla sicurezza delle loro case, per lavorare a stretto contatto con la morte. La loro armatura? Equipaggiamenti anti-contagio caldi e ingombranti, che rendono ancora più insopportabile il clima tropicale. All’inizio, dicono, «è normale avere paura quando ti trasformi in un astronauta, con tuta e scafandro, per entrare nella zona ad alto rischio. Poi però non pensi più, la priorità sono i malati».

Ebola imperversa come un mostro mitologico, i suoi tentacoli sembrano inarrestabili, le sue vittime in Africa Occidentale sono già più di 4.400. E mentre le compagnie aeree si rifiutano di raggiungere le zone colpite e gli stati ancora immuni cercano di chiudere le frontiere, c’è chi quei confini li valica, volando verso il mostro, incuranti del pericolo. Il loro coraggio è certamente più grande e più straordinario di quello degli eroi raccontati dai miti, perché si sacrificano per gli altri, lottando con le proprie forze, pur non avendo superpoteri né legami diretti con le divinità.

Purtroppo, proprio per il fatto di essere uomini mortali, molti restano vittime del loro eroismo. Dei 3.280 operatori sul campo in Guinea, Liberia, Nigeria, Sierra Leone e Repubblica Democratica del Congo, a oggi sono oltre 240 quelli contagiati. Più di 120 sono morti.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità è alla ricerca delle falle nel sistema che hanno permesso questa strage. Che sia la carenza o l’uso improprio delle protezioni anti-contagio? O forse il sovraffollamento dei reparti, che costringe anche solo uno o due medici a doversi occupare di centomila persone? Nell’emergenza dell’epidemia, gli eroi dal camice bianco sono ormai allo stremo delle forze e, lavorando esausti, cresce il rischio di commettere errori.

Eppure sono ancora lì, giorno dopo giorno, armati dalla testa ai piedi per strappare dalle grinfie di un nemico invisibile ma letale quante più persone possibili.

Non li vedremo al cinema, né su giganteschi cartelloni pubblicitari. Molti non sapranno neppure che sono esistiti, che hanno lottato e che, alcuni, sono morti. Il loro eroico sacrificio, il loro coraggio resterà invisibile ai più.

Ma non a noi. Noi dedichiamo loro questo pensiero. Ringraziandoli per ciò che fanno e perché, col loro esempio, contribuiscono a rendere questo mondo un posto migliore.

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".