Esami di maturità: la svolta

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La maturità porta con sé confusione, stress e, al contempo, aspirazione verso la libertà.

Tra i banchi di scuola delle quinte classi, ormai, non si parla d’altro: tesine, programmi e commissari esterni sono divenuti il pane quotidiano di migliaia di studenti che sentono la pressione degli esami imminenti, come un peso che incombe sulle loro spalle. Improvvisamente realizzano come il tempo sia passato anche per loro e la carriera scolastica di ciascuno sia giunta al termine. Tuttavia questa evasione dalle mura didattiche impone un’ultima prova, atta a verificare le conoscenze acquisite durante l’intero percorso.

Gli spartani, molti secoli fa, assecondando il loro culto per la guerra, testavano i giovani uomini attraverso lakrypteia, una prova estrema che dimostrasse la loro virilità; essi, infatti, venivano avviati alla preparazione bellica fin dalla tenera età, affinché fossero pronti a commettere il loro primo omicidio totalmente disarmati, dotati soltanto della forza bruta. Chi avesse avuto successo in questa prova, che si svolgeva di notte, con il perenne rischio di perdere la vita, avrebbe mostrato la sua attitudine alla società spartana.

Così, i giovani maturandi, dopo aver sopportato anni di interrogazioni e test, si trovano di fronte ad un esame che, probabilmente, ricorderanno per tutta la vita. Anche per gli studenti più svogliati e restii la maturità resta una grande incognita, una tappa obbligata che non ammette vie di fuga. Risultano inutili le parole di chi ha già varcato questa soglia e non la considera affatto una difficoltà: quanto più si avvicina la data delle prove tanto più ciascuno entra in crisi, considera tutto quello che avrebbe potuto fare e che invece, ostinatamente, non ha fatto.

Allora gli studenti, come gli spartani, si armano di appunti e schemi, nascondono bigliettini dietro il loro scudo, dispongono caraffe di caffè sui loro carri pur di non perdere la concentrazione e, soprattutto, discutono le strategie di difesa dalla commissione. Tutte le soluzioni, comprese le più folli e impossibili, appaiono più sagge dell’unica che possa servire davvero: studiare. C’è chi si affida alla bontà degli insegnanti, chi spera in un aiuto divino e chi, sempre all’erta, aspetta che un ambasciatore della provvidenza porti con sé la famigerata copia.

La verità è che dalla maturità, purtroppo, non si scappa, nonostante ci sia sembrata a lungo una meta lontana, quasi evanescente. Il grande enigma della vita si apre al nostro orizzonte: saremo davvero maturi e pronti ad affrontare ciò che avverrà?

È come se la libertà che abbiamo tanto desiderato ci stia di colpo spaventando. Pian piano la scuola di cui ci siamo lamentati per molti anni ci sembra l’ultimo luogo sicuro, in cui siamo protetti dal mondo di problemi e responsabilità che ci aspetta. Abbandoniamo un luogo in cui abbiamo forgiato il nostro carattere, riso di ogni sciocchezza, costruito rapporti che speriamo durino per sempre. Guarderemo corridoi, finestre, banchi vuoti con cui abbiamo condiviso la nostra adolescenza e diremo loro addio.

La scuola ci ha accolti come piccoli pulcini impauriti e, giorno dopo giorno, ci ha fatto assaporare il gusto della conoscenza; ma ormai la gabbia è diventata troppo piccola per noi: dobbiamo spiccare il volo.

Articolo scritto da Agnese Toscano

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