Esempi di civiltà: civiltà esemplare

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Il valore del rispetto dei luoghi pubblici è stato fino a qualche anno fa molto trascurato. Si sta diffondendo solo di recente una maggiore coscienza ecologica.

Arrivando da piazza di Spagna e sollevando lo sguardo in direzione della chiesa di Trinità dei Monti, lo scenario appare desolante. Cartacce, gomme da masticare, mozziconi e resti di cibo rivestono lo splendido travertino di una delle scalinate più suggestive del mondo, mentre una fiumana di turisti, seduta sulle gradinate, la affolla fra grida e schiamazzi. A nulla sembrano servire gli ammonimenti dei vigili urbani preposti alla sorveglianza, che tentano invano di mantenere il decoro del luogo. Di fronte alla rumorosa folla di visitatori, fra rifiuti e coppette di gelato abbandonate sulle balaustre, risulta impossibile percepire l’eco monumentale sprigionata dalla maestosa struttura in pietra, che si inerpica per poi adagiarsi sul colle che la sostiene. I 135 gradini dal candore latteo, quasi immacolato, sono come un muro imbrattato di vernice. Una sontuosa tela deturpata dalla mano di chi non sa coglierne la bellezza. Vedere così degradata una delle opere più importanti del patrimonio artistico della Capitale suscita profonda tristezza, ma anche un po’ di rabbia, soprattutto perché la riapertura al pubblico dopo i lavori di pulitura e restauro è avvenuta solo qualche settimana fa. E adesso sembra di essere tornati al punto di partenza.

Il valore del rispetto dei luoghi pubblici, non solo beni artistici e culturali, ma anche infrastrutture, strade, giardini, è stato fino a qualche anno fa molto trascurato. Si sta diffondendo solo recentemente una maggiore coscienza ecologica, a tutela e salvaguardia del territorio: dal 2015 l’inquinamento e la dispersione dei rifiuti sono diventati un reato. Nelle scuole alcune ore di lezione vengono dedicate al tema dell’educazione ambientale, attraverso progetti che mirano a rendere gli studenti più consapevoli della loro responsabilità civica. Insegnare ai bambini a fare la raccolta differenziata, a mantenere in ordine la propria stanza e il proprio banco, a non gettare per terra gli involucri delle merendine è un atto semplice, che porta però grandi benefici: rende i giovani più autonomi e collaborativi, più attenti alla realtà che li circonda e più intraprendenti. Acquisendo coscienza della ricchezza delle risorse territoriali, i ragazzi imparano ad avere più rispetto di se stessi e degli altri, a scegliere con spirito critico e a convivere. Qualche anno fa, è venuto nel mio liceo, grazie a un programma di scambio interculturale, un ragazzo di Taipei, che ha raccontato che nelle scuole in Taiwan non esistono bidelli: sono gli studenti stessi che, finite le lezioni, prima di tornare a casa, si fermano nell’istituto insieme agli insegnanti per pulire la classe, i corridoi, i bagni e le altre aree comuni della scuola. Un impegno che esula dalle tradizionali ore di lezione, ma che è senza dubbio altrettanto istruttivo, dal momento che infonde nei ragazzi il senso di appartenenza a una comunità e gli obblighi morali a cui adempiere per farne parte. Spesso condividere un dovere e osservare la dedizione con cui gli altri lo svolgono rende l’incarico non solo meno oneroso, ma anche più produttivo e gratificante. Ricordo un articolo in cui Massimo Gramellini, di ritorno dalle vacanze, raccontava di aver imparato un’importante lezione. Si trovava con la moglie su una spiaggia libera. Sulla sabbia erano disseminati i resti di una festa della sera precedente: bottiglie, bicchieri, bucce di anguria. Amareggiato per il degrado del luogo, si era avvicinato a una comitiva di ragazzi sdraiati a terra, incuranti, e aveva cominciato a sgridarli per la loro negligenza. La moglie, nel frattempo, si era armata di sacchi di plastica e aveva iniziato a riempirli con tutti i rifiuti lasciati sulla spiaggia. Anche lui, a quel punto, aveva smesso di rimproverare i ragazzi per aiutarla nell’impresa. Dopo aver lavorato entrambi sotto il sole cocente per un po’ di tempo, si erano tuffati in mare per rinfrescarsi. Ma quando erano usciti dall’acqua, la situazione era del tutto diversa. I ragazzi, che poco prima sonnecchiavano al sole senza preoccuparsi del disordine che avevano provocato, stavano ora ripulendo la spiaggia degli ultimi detriti. Alla fine dell’articolo Gramellini constatava che “le ramanzine, i discorsi, le parole in genere sono sterili. L’unica forza che smuove i cuori è l’esempio. Il gesto che accompagna o sostituisce le parole.”

Se qualche turista o cittadino romano cominciasse a ripulire la scalinata di Trinità dei Monti dai rifiuti che la ricoprono, probabilmente qualche altro visitatore seguirebbe il suo esempio. E poi un altro e un altro ancora. E in breve tempo il monumento tornerebbe a risplendere con il suo bianco travertino.

Frequento il liceo classico in una cittadina vicino a Torino. Amo scrivere perché confido nel potere liberatorio della scrittura e sono convinta che essa sia, al tempo stesso, il più efficace mezzo di introspezione e il più diretto strumento di apertura verso il mondo. La mia speranza è di riuscire a raccontare e a raccontarmi.