Essere o apparire?

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In una società come quella in cui viviamo, in cui apparire è più importante di essere, sembra proprio che si sia perso di vista il significato di termini come bellezza ed eleganza . Termini spesso travisati fino ad essere stravolti del tutto.

Basti far mente locale e in pochissimo tempo ripenseremo alle mille immagini che la televisione, e non solo, ci offre generosamente. Perché molte volte la bellezza viene associata a scene di nudità e a sorrisi ammiccanti e l’eleganza a movimenti provocatori?

Sono lontani i tempi in cui Audrey Hepburn con il suo tubino nero era la donna più ammirata, e anche invidiata per il suo naturale portamento, simbolo di estrema raffinatezza. Nel suo caso erano gli occhi a parlare, non serviva ”mostrare”. Come disse il figlio, “la sua bellezza esplodeva anche quando tendeva la mano a un bambino, nella sua persona così discreta”.
Sono lontani i tempi in cui Marylin Monroe con un movimento delicato e aggraziato teneva il suo abito bianco mentre il vento cercava di scoprirle le gambe. Un gesto che lasciava “immaginare” senza essere volgare ma che anzi era di estrema femminilità.

La verità è che i tempi si sono evoluti e hanno lasciato dietro a sé il buon gusto dando spazio a una sconfinata volgarità che sembra non avere limiti. Una volgarità spesso ricercata da chi la sfoggia senza alcun ritegno e che viene quasi desiderata, soprattutto da giovani donne, perché promette denaro e visibilità.

Ma il problema non si trova in queste giovani ragazze che in modo così naturale si danno in pasto ai riflettori. Semmai è da ricercare in quella crisi di valori di cui tanto si sente parlare, magari dai nostri nonni che hanno assistito ad un duplice fenomeno: un’evoluzione seguita da un’involuzione.
Se da una parte la società è cambiata in meglio grazie a tanti importanti passi avanti che ci hanno permesso di progredire, di uscire dal buio di drammi come la guerra ad esempio, dall’altra però è cambiato anche lo stile di vita, che per molti versi è diventato più frivolo e superficiale.
Chi, ad esempio si lamenta del fatto che ci siano ragazze talvolta spregiudicate e pronte a tutto, viene considerato retrò, non al passo con i tempi, insomma. Al contrario, quanto più ci si mostra finti, tanto più si acquista visibilità e successo e magari si finisce chiusi per giorni in una casa spiata da chiunque. Il risultato è che non ci si rende più conto di cosa è giusto e cosa invece non lo è; non si comprende più chi si sarebbe voluti essere e chi invece si è diventati, perché “è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse nel mondo le occasioni che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene …”,come disse Guicciardini.

Viviamo insomma in un mondo che sembra andare al contrario e forse per riuscire a comprenderlo sarebbe necessario un pizzico di sana follia. E poi dovremmo ricercare ciò che è essenziale, percorrere “le vie che portano all’essenza”; ciò a volte dà addirittura fastidio, ma è la strada per cambiare il corso degli eventi e rendere migliore ciò che non va bene. Soltanto noi possiamo scegliere di essere o semplicemente di apparire lasciandoci omologare in una massa indistinta. A volte sembrerà quasi impossibile dare una svolta, magari in quei momenti ci si lascia sopraffare dallo scoraggiamento. Ma non è così. Il primo passo verso la realizzazione di ciò che desideriamo è crederci: il resto vien da sé.

Articolo di Elisa Vitale

Cogitoetvolo