Expo: a Milano lezioni di educazione civile

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Alle devastazioni dei cortei NoExpo, i milanesi rispondono con pennelli e spazzole. Migliaia di volontari ci insegnano l’amore per la propria città.

Il sole a Milano non si è fatto vedere in questo week-end, ma ci hanno pensato gli eventi di questi ultimi giorni a riscaldare la città. L’allerta era scattata già da mesi, le manifestazioni contro l’apertura dell’Expo erano già state pianificate da tempo. Tutti sapevano che la tensione sarebbe stata alta ed è stato grazie all’intervento strategico delle forze dell’ordine che si è riusciti a contenere i danni. Ma la violenza è esplosa comunque: si è rivoltata contro i muri, i cassonetti dell’immondizia, i segnali stradali, le vetrine e le auto parcheggiate di semplici lavoratori, che hanno assistito in prima persona alla distruzione delle loro proprietà. La parola d’ordine era “spaccare”: tutto, indiscriminatamente. I volti coperti, perché a servizio delle ideologie ci si mette uno slogan, non certo la faccia. Molto comodo andare a spaccare le città degli altri, ancora più comodo farlo da sotto un passa-montagna. Niente nomi all’acqua di rose per questi individui, sono un branco di criminali.

Ai colpi di mazza, ai fumogeni e alle bombe carta, i milanesi hanno risposto con spugne e pennelli. Già dopo poche ore dagli scontri, le persone sono scese per strada e hanno cominciato a pulire. Grazie ai social-network l’iniziativa ha coinvolto migliaia di volontari, che nella giornata di domenica si sono armati di olio gomito e buona volontà, per cercare di cancellare letteralmente i segni di questa furia violenta. Sotto un unico slogan “Nessuno tocchi Milano” si riuniscono i volti sorridenti di bambini, giovani e meno giovani, vip e persone comuni. Persone che alla violenza rispondono silenziosamente, con un passaparola tra amici, e si prendono cura della loro città cantando. Dalla pagina Twitter di Effetto Giorno arriva una delle testimonianze più incredibili: «La signora fa la panettiera, le devastano la macchina, parlando con me piange perché non sa come fare a far consegne lunedì. Dieci minuti dopo il corteo tira fuori la scopa e spazza via i detriti da davanti al negozio. Oggi è la mia eroina e sono orgoglioso di essere stato accolto, più di dieci anni fa, da una città così».

Quante volte sento i miei coetanei lamentarsi del nostro Paese. Quante volte lo faccio io stessa. In questi giorni Milano mi ha dato una grande lezione, di quella materia che a scuola c’è, ma molto spesso viene messa in secondo piano. “Educazione civile”: due termini che evocano una serie di immagini nebulose. In pochi ne comprendono l’importanza e per questo viene dimenticata, così come la tanto sudata Costituzione (alla quale stiamo dedicando un articolo al mese per commentare i primi 12 articoli, ndr). Una materia per tutti e che tutti possono insegnare: in primis la panettiera, ma anche tutte quelle persone che domenica, invece di lamentarsi davanti ai notiziari, hanno donato del tempo alla loro città. E quel “Nessuno tocchi Milano” che arriva direttamente dalla pancia è uno slogan d’amore per la propria città, quell’istintivo senso di protezione che si ha nei confronti delle cose belle, che vanno curate, preservate, pulite.

Non solo: con questo semplice gesto, questi volontari dimostrano anche il potere del FARE. In una società dove si dicono tante cose, dove le parole non sono quasi mai accompagnate dai fatti e dove il fatto, se c’è, deve essere eclatante, violento. Questo gesto è l’esempio di ciò che una vera manifestazione dovrebbe essere: un progetto, un qualcosa di produttivo per cui metterci non solo la faccia, ma anche le mani, armate di spugne colorate. Il tema di Expo 2015 è “nutrire il pianeta” e credo che questi volontari abbiano dimostrato al mondo intero come si nutre la propria città. Amandola e proteggendone la bellezza.

Federica La Terza

Una fonte inesauribile di idee che sprizzano fuori dalla mia testolina in una cascata di ricci. Ho tre grandi passioni di cui sono certa non riuscirò mai a fare a meno: la lettura, il karate e la pittura. Sono estremamente curiosa e assetata di conoscenza come una bimba nei suoi primi anni di vita. E come i bimbi ho un caratterino mica da ridere…