Facebook, ci vediamo lì

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Tutti conoscerete Facebook, che nonostante il nome strano (letteralmente significa “faccialibro”), sta prendendo il sopravvento tra giovani e meno giovani.

Quanti sono gli iscritti? Non lo so, ma è sicuramente il sito più cool del momento; il mondo sembra comunicare solo con questo mezzo potentissimo.

A che serve? C’è chi cerca un amico, chi un lavoro e chi ci passa la giornata? C’è Tizio che aggiorna il suo album caricando le immagini delle vacanze o di qualche evento significativo, c’è poi Caio che lo usa per comunicare il suo stato d’animo e divertirsi a messaggiare con amici e conoscenti che non sentiva da anni e che ha ritrovato in rete e che magari non avrebbe mai rivisto o sentito se non fosse stato per Facebook. Poi c’è Sempronio che lo usa per passare le ore chattando con gli ex compagni del liceo. Per non parlare di quelli che partecipano ai cosiddetti gruppi, che sottolineano la componente di socializzazione di Facebook. Ce ne sono di tutti i tipi. Dai più leggeri come quelli che riuniscono i tifosi di squadre di calcio, i fan delle star dello spettacolo, del cinema o di serie televisive o quelli più improbabili come il fantomatico gruppo:”I giovanotti de ?sta Roma bella“.

Insomma, lo si può usare in moltissimi modi differenti. Ma che cosa piace di Facebook?. Forse attrae perché è meno impegnativo di altri social network? Beh, effettivamente non bisogna costruire un proprio spazio, ma basta mettere una foto per il proprio profilo e a tutto il resto pensano gli amici che ci contattano su Facebook. Oltre a contenere alcune informazioni personali, infatti, la pagina del profilo su Facebook è formata quasi esclusivamente dalle novità che vengono dai nostri amici.

Se il boom dei blog negli ultimi mesi è stato elevatissimo, credo che maggiormente lo sia stato quello di Facebook. E’ molto diverso che tenere blog, perché su Facebook, invece, ti senti comunque una parte di comunità a prescindere da come e quanto aggiorni la tua pagina”.

Su Facebook, dunque, non viene messa in evidenza l’identità dell’utente quanto le sue relazioni. Ecco perché chi frequenta questo social network lo fa soprattutto per incontrare persone e non per affermare le proprie idee. Però, i soggetti che s’incontrano già si conoscono (o si frequentavano) fuori da Internet. Non a caso su Facebook si sono ‘ricostruite’ classi scolastiche a decenni di distanza dall’ultima campanella o si sono incontrati nuovamente amici che non si sentivano da tantissimi anni. Ciò avviene perché ritrovare una persona di cui si erano perse le tracce non è faticoso: basta scambiarsi un saluto, chiedere come va e il contatto è ristabilito ,così che poi ci si possono scambiare i recapiti o darsi un appuntamento e quindi tornare a rivedersi.

Facebook, insomma, ti cattura, inutile negarlo. E per molti diventa un passatempo irresistibile (alcuni utenti puntano ad avere più ‘amici’ possibili, ma si rischia di essere sommersi da una sorta di ‘social spam‘) visto che con un solo sito è possibile giocare, informarsi, divertirsi, guardare le foto degli amici, incontrare persone che non si sentono da tanto tempo, chattare e farsi gli affari degli altri.

Ormai dobbiamo abituarci a vivere questo grado di sovraesposizione: con Internet e le reti sociali siamo arrivati a un punto di non ritorno. Niente di grave, basta saper gestire bene i propri dati e avere sempre senso critico. Usare la testa per questo genere di cose è fondamentale, ricordandosi che siamo noi i padroni del sistema e non permettere che succeda il contrario. E attenzione ai rischi e al tempo che ci si può perdere!

E poi?evviva le relazioni vere!

 

Laureato in scienze della comunicazione e si occupa di comunicazione e relazione con i media in vari campi: scrive su Chiesa, giovani, cultura e società. E' formatore al centro Elis, di ragazzi delle scuole superiori. Ama molto stare con i giovani ed è molto appassionato del mondo degli adolescenti.