Facebook e la leggenda della privacy

4

Sono le 10 del mattino. Mi alzo. Ormai è vacanza.
La mia migliore amica è all’estero, così, mentre mi preparo la colazione con tutta calma, attivo il wi-fi del mio smartphone per controllare che mi abbia inviato aggiornamenti e foto riguardo al suo viaggio.
“non ci sono nuove mail in arrivo”.
Allora è il momento di controllare su facebook…

Facebook. Il social network più noto e visitato al mondo, ideato da Mark Zuckerberg.
Inizialmente era stato pensato come una piattaforma multimediale in cui ogni utente poteva esprimere se stesso liberamente, condividere post, immagini, video e contattare gli amici nonostante essi potessero trovarsi dall’altro capo del mondo. E tutto questo entro i limiti della privacy.

Eppure quella mattina, come tante altre, avevo come la sensazione che proprio la privacy si era dissolta. Inoltre con l’ultimo aggiornamento apportato al sito web, ogni account si era trasformato in un “diario” (o in inglese Timeline) e ogni persona evidentemente l’aveva preso alla lettera!
Ognuno sapeva i fatti degli altri e con un semplice click li poteva commentare e dare giudizi.
E’ curioso come con Facebook ci si possa intromettere, senza temere di ferire i sentimenti altrui, in discussioni lontane anni luce da noi, magari tra una giovane coppia la cui relazione si trova sul filo del rasoio o su uno status da cui si capisce che una persona ce l’ha con il mondo intero. Ed anche curioso come a volte un nostro commento innocente – dal nostro punto di vista – possa diventare quasi un affronto per l’altro.

Ma è inevitabile non leggere quei post: compaiono lì, in cima alla tua home.

E non sono solo le parole, scritte nere su bianco, che annullano il sottile e flebile muro della privacy, ma anche le foto. In fondo queste comunicano molto più delle parole.
Così le immagini inserite sembrano essere in lizza per una gara a “chi conquista e colleziona più mi piace”, specialmente da parte del sesso opposto. Anche se sono immagini talmente personali che, nella vita vera, non le faremmo vedere a chi non è nostro amico?

Pensavo che Facebook, essendo una piattaforma multimediale internazionale, non ti permette neanche di sapere se una persona in un altro continente – ma anche dietro casa tua – stia utilizzando la tua immagine per scopi personali oppure se la persona che ti ha appena aggiunta tra gli amici sia realmente uno di cui fidarti.
E se avesse 30 anni più grande di te e però nel profilo ha una foto da diciottenne? E se magari inizia a tempestarti di commenti del genere “sei bellissima”, “di dove sei?” e altri commenti simili? So di gente a cui è capitato!

Facebook è un’invenzione geniale, che ci permette di pubblicizzare eventi, ritrovare persone perse di vista, esprimere idee, creare pagine con lo scopo di sensibilizzare le persone verso i grandi problemi attuali, etc. Ma come tutte le invenzioni, bisogna trovarsi pronti per eventuali controindicazioni, poiché a volte sembra di trovarsi in una puntata di “Gossip Girl” o del “Grande Fratello”…

Insomma, stare su Facebook può essere anche bello, e spesso lo è. Ma come fare per non farci male con le sue controindicazioni?

Articolo scritto da Maria Elisabeth Virina

Cogitoetvolo
  • Il problema da porsi credo che sia, “abbiamo veramente bisogno di Facebook per esprimere la nostra interiorità?”. Io non credo, Facebook e’ una vetrina che si affaccia sul mondo intero. Abbiamo bisogno di Facebook per comunicare ciò’ che vogliamo tenere privato? No, se voglio mandare una foto che non desidero rendere pubblica posso benissimo utilizzare una banale email o persino un messaggio privato su FB. Facebook e’ una grande invenzione, ma stiamo attenti a non scambiare il mondo reale con quello virtuale. Dobbiamo svegliarci e scegliere vogliamo vivere la nostra vita online o no? Se scegliamo di non farlo, molti problemi non si presenterebbero e Facebook di nuovo acquisterebbe il suo valore di mezzo e non di fine. (Scusatemi per l’italiano ma sono in un momento di shock linguistico)

    • Saveriosgroi

      Proprio qualche giorno con un amico ci dicevamo che facebook è un ambiente dove le persone vivono ed esprimono tutto, anche le proprie emozioni più interiori. “Abbiamo bisogno di Facebook per comunicare ciò che vogliamo tenere privato?”, scrivi. Forse no, risponderemmo quasi tutti. Ma perchè succede allora?

      • Ilaria T.

        Forse succede perchè è una ulteriore maschera/scudo che è saltata fuori per farci nascondere? Forse succede perchè nell’era della società dell’informazione si sta riducendo tutto a questo: scambiarsi informazioni e non “emozioni”? Forse perchè facebook è anche un po’ lo specchio dove possiamo far riflettere l’immagine che vogliamo di noi stessi? Forse è tutte queste cose insieme.
        In ogni caso, bisogna tenere sempre presente la linea che divide Facebook dalla realtà…e sembra stia diventando sempre più sottile! Ma davvero è più bella la vita virtuale di quella reale? Io non credo, e lo dico pur essendo iscritta a Facebook (e non solo!). C’è una linea sottile…bisogna decidere da che parte stare. 🙂

      • Federicaa

        Io penso che succeda perchè ultimamente si ha paura di rimanere soli. Mi spiego. Da non iscritta a Facebook non posso parlare di esperienza vissuta ma sono una grande osservatrice e il fenomeno Facebook mi ha sempre interessato parecchio. Alla domanda “perchè dovrei iscrivermi a Facebook?” la risposta che ricevo più di frequente è “per tenerti in contatto con i tuoi amici”. Ora dico, se una persona è veramente mia amica di mezzi per sentirla ne ho eccome, sicuramente meno freddi di una minuscola chat nell’angolino del monitor. E quante volte mi è capitato di vedere persone che chattano un sacco e poi nella vita di tutti i giorni non si rivolgono la parola! Questa non è certamente la mia idea di “amici”.
        La parola chiave di Facebook, secondo me, è “Condividi”. Si ha bisogno di condividere qualsiasi cosa, dalla foto alla barzelletta stupida. Si ha bisogno di sentirsi parte di una comunità. Forse è per questo che nell’adolescenza FB diventa un must, perchè si ha bisogno di sentirsi dire che quella cosa particolare che sto pensando o facendo piace a qualcuno. Si ha bisogno di sentire che non si è soli.
        “Forse succede perchè nell’era della società dell’informazione si sta
        riducendo tutto a questo: scambiarsi informazioni e non “emozioni”?” non posso che essere pienamente d’accordo con te, Ilaria.