False partenze: il viaggio dal divano di casa

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La straordinaria casalinga avventura di Zilla Van Den Born: il viaggiare “davvero” tra sogno e irrealtà.

Zilla Van Den Born viveva ad Amsterdam e ci è rimasta.

Ma è andata all’aeroporto carica di bagagli, ha abbracciato uno ad uno i commossi familiari, atteso il tempo necessario per prendere un treno e ritornare a casa. Lì ha preso il pc e ha iniziato a viaggiare “virtualmente”.

E’ quanto avvenuto la scorsa estate, quando la venticinquenne olandese, nell’ignoranza universale, partì dal divano di casa sua. Da lì s’infiltrò, con abili fotoritocchi, nei risultati che google immagini le proponeva per la ricerca delle località asiatiche che avrebbe “visitato”: Thailandia, Cambogia, Laos e chi più ne ha più ne metta, per cinque favolose settimane.

E il (doppio) gioco si fa sempre più duro: compra ventagli e parei, si tagga in mete lontane, spedisce finte cartoline, condivide sui social splendidi panorami in cui la sua figura è perfettamente integrata: chi penserà mai ad un imbroglio? Il confine tra tecnologia e realtà si fa talmente impalpabile che al ritorno ci vogliono le vere foto, quelle davanti al telone bianco, per svelare l’incredibile inganno agli scioccati parenti e amici.

L’ha fatto, dice lei, per dimostrare quanto sia comune e facile creare menzogne online.

Chi legge queste notizie si guarda a destra e sinistra con un vago sospetto. Mette sempre un “davvero?” in coda alle frasi, per sicurezza. Poi pensa ad un virtuosismo tecnologico olandese: qui non c’è sufficiente fantasia, manca l’ingegno; e poi vantarci per finta non ci piace. Le vacanze si fanno sul serio, per sfoderare sul serio le ambite zone marittime; un bel selfie sulla spiaggia per dire “Io sono qui, alla faccia vostra” a quella gente invidiosa, poveretta, sollazzata da un ventilatore che ha la lentezza di un mulino.

Saranno poi vere, le nostre vacanze?

Senza le frodi dell’arzilla Zilla, senza raggiri fotografici, saranno vacanze vere? O viviamo di ostentazione estiva, televisiva, di inutile vanità, o scappiamo per non guardarci in faccia? Basta un click per emulare l’immensa felicità di una bella spiaggia? E’ sufficiente la didascalia “finalmente mareee” per raccontare il fiume emozionale? E se a settembre, mentre lo descriviamo, ci interrompessero annoiati con un “Ah, sì, l’ho letto su facebook”?

Allora c’è un mondo da impalcare, da rifare, ribaltare come un calzino finché non troveremo il viaggio nella sua più autentica accezione: del resto, vacanza deriva dal latino “vacans“, vagante. Non che ciondola pigramente: che esplora, che guarda, che esplode di vita.

Chissà dov’è andata in vacanza quest’anno, Zilla Van Der Born: dappertutto e da nessuna parte, o in un luogo nascosto, in una segreta cavea o sotto gli occhi di tutti.

Chissà dove andrò io. Ovunque sia, sarà davvero.

 

 

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.