Fate il vostro gioco

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“E perché il gioco sarebbe peggiore di un qualsiasi altro mezzo di far denaro, per esempio, magari del commercio?”  Il giocatore, Fedor Dostoevskij

La parola gioco deriva dal latino “iocus” il cui significato principale è scherzo. I giochi dei bambini infatti non sono altro che scherzi, fantasie che portano ad evadere dalla realtà e ad immaginarsi in scenari differenti, spesso fantastici, che si realizzano però nel momento in cui le si sta vivendo e aiutano i bambini a legare fra loro, a diventare amici. Il gioco è perciò qualcosa di bello, che unisce e arricchisce dal punto di vista umano. Ma il gioco di cui parla Dostoevskij è quello degli adulti, che ha in comune con quello dei bambini soltanto il nome. Il gioco d’azzardo, che comprende tutte quelle categorie che vanno dalla lotteria alla roulette passando ovviamente attraverso internet e i video-poker, è individuale e mirato alla vincita del montepremi in palio. Di certo non aiuta a legare anzi, spesso porta la persona a estraniarsi dalla realtà e vivere in funzione di quell’unico, grande e lontano sogno della vincita. L’unico arricchimento che può portare questo tipo di gioco è perciò materiale.

Giocare d’azzardo comporta sempre un rischio, che ovviamente varia a seconda di quanto si è disposti a pagare per la giocata. Prendendo banalmente come esempio il gioco del lotto, è semplice constatare che fare anche solo un ambo non è poi così immediato. Le probabilità di vincita sono scarse e diminuiscono all’aumentare del montepremi. Inoltre la vincita è sempre in perdita: lo Stato ne trattiene una parte che va a finanziare chi ci propone di giocare, altrimenti non si spiegherebbe il sempre più crescente numero di Gratta e vinci, schedine, siti di gioco online e chi più ne ha, più ne metta. Ciononostante le persone giocano e anche tanto. Nel 2011 l’Aams, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, ha raccolto un totale di 79,9 miliardi di euro e pagato vincite per 61,5 miliardi (i dati sono forniti dall’ANSA). La differenza tra queste due cifre è di ben 18,4 miliardi. Al confronto il jackpot del Superenalotto è un pivellino.

Si sente spesso ripetere che “i soldi non fanno la felicità”. Il solito luogo comune che poco si accorda poi con ciò che accade realmente. D’altra parte non si conosce la felicità finché non la si vive e perciò è facile ingannarsi e credere che con qualche milione in più si vivrebbe meglio. Certo, su una macchinona costosa pluriaccessoriata si sta sicuramente più comodi che su un vecchio modello ormai sorpassato. Ma se non abbiamo qualcuno con cui condividere il viaggio, la macchina in sé non ce lo renderà mai piacevole, per quanto comoda possa essere. Allora cosa porta gli uomini a giocare? Quella piccolissima probabilità di vincere. Dopotutto, anche se il gioco è in perdita, spendere un euro per una schedina e vincerne qualche centinaia è un bel salto di qualità, ne vale la pena. Magari quell’euro lo si gioca così, tanto per provare, non si sa mai che la fortuna guardi dalla parte giusta. Un sogno. Assolutamente lecito, finché non diventa un’ossessione.

E allora, forse, quei 18,4 miliardi un significato ce l’hanno. Sono il prezzo di milioni di sogni.

 

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.