Fifty Shades? Scusa se non lo chiamo amore

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Ne avevamo parlato a suo tempo, quando i libri avevano suscitato reazioni contrastanti nel pubblico. A tre anni di distanza ecco arrivare sul maxi-schermo la trasposizione cinematografica della trilogia che ha aperto un nuovo filone della narrativa. Quello porno-kitsch.

Il film era atteso con ansia, dopo una diatriba sugli attori protagonisti che aveva infiammato tutto il web. La scelta finale, a detta degli amanti della saga che lasciano le loro recensioni sulle pagine dedicate al film, è stata tuttavia infelice. La bilancia del disgusto sembra però pendere disgraziatamente dal lato di Dakota Johnson, l’attrice che interpreta la parte di Anastasia Steele, e non c’è da stupirsi, vista la terribile tendenza femminile a crocifiggere qualunque donna impersoni la partner di un personaggio particolarmente gradito. Mr Grey, lui sì che è perfetto, l’uomo che ogni donna vorrebbe incontrare nella sua vita. Talmente perfetto che una delle FAQ che si trovano sul sito dell’autrice E.L. James è proprio: “Esistono davvero uomini come Christian Grey? Dove si trovano?”

È in questa allarmante domanda che si condensa la pericolosità del fenomeno delle sfumature, che cerca di far passare come normale e accettabile una relazione che non lo è affatto. Ma il rischio di addentrarsi in questa argomentazione è quello di essere additati come moralisti, bigotti, femministe radicali, ignoranti che non hanno capito nulla della storia. Perché purtroppo per molte la storia di sesso -e non giriamoci intorno, perché di questo si tratta- tra Anastasia e Christian è il non plus ultra del romanticismo. La dimostrazione di quanto sia potente l’amore. Mi sono chiesta più volte dove si nascondesse l’amore, in quelle pagine piatte e monotone, prive di qualunque spessore psicologico. Mi sono sforzata di trovare quella poesia che evidentemente altre ragazze della mia età avevano recepito. Cercavo il Principe Azzurro ma continuavo a scontrarmi con l’Uomo Nero. Poi ho capito che avevo scelto la prospettiva sbagliata. Non era Christian Grey il problema: lui è l’uomo malato, un sadico che può aver avuto il passato più orribile che si possa immaginare, ma il cui comportamento non è comunque giustificabile. Il vero problema però è negli occhi di chi lo racconta.

Anastasia Steele. Una ragazza che prima di incontrare il plurimiliardario aveva una vita normale. Dopo si ritrova ad essere controllata in ogni aspetto della sua routine, dalla scelta del pasto a quella della biancheria intima, dal tempo libero all’attività lavorativa. Oggi questo passatempo ha un nome e si chiama stalking. Che poi Mr Grey lo faccia con mezzi iper-tecnologici e non certo con pedinamenti (al massimo manda l’autista, lui che può) è un altro discorso. L’attività di controllo è poi seguita da minacce di punizione e la loro attuazione. Se al posto di Anastasia e Christian ci fossero due persone reali, chiunque concorderebbe sul fatto che lo stalker vada denunciato. Ecco il primo grande problema: Anastasia è innamorata del cattivo! Lei vede del buono in lui, vede un uomo ferito, che va aiutato a rimarginare le crepe che il passato ha scavato nel suo cuore. Ma c’è un problema ancora più grande: Anastasia è pronta a sacrificarsi per lui. Quel presuntuoso istinto femminile da crocerossina la convince che la miglior cura che Christian possa avere è lei. Che lei, con il suo amore, riuscirà a fargli amare nuovamente la vita.

Chi ha letto i libri si sarà accorto che l’intera narrazione è raccontata dal punto di vista di Anastasia. Certo, la scrittrice voleva rivolgersi ad un pubblico prevalentemente femminile, voleva che le lettrici si immedesimassero in Anastasia, altrimenti non avrebbe scritto un “romanzo erotico”. Ma la scelta di questo punto di vista distorce la realtà, perché noi non sapremo mai cosa passa nella testa di Christian. Dimentichiamoci per un attimo della storia, fingiamo di andare al cinema e vedere il film senza sapere cosa accadrà dopo. Come magari hanno fatto molte ragazzine e molti ragazzini, attratti dal titolo e dalla fama del romanzo. E arriviamo al punto in cui lei accetta di soffrire fisicamente per lui, perché lui possa risanare le sue ferite. Abbiamo portato al cinema la genesi del fenomeno della violenza domestica, per cui molte donne oggi si lasciano maltrattare per anni dai propri partner senza denunciarli. E ciò che è peggio è che tutto questo è stato in qualche modo osannato: Christian, un uomo che dovrebbe andare seriamente in terapia, è diventato il fidanzato perfetto.

Pensiamo al messaggio che l’uscita di questo film -più o meno in concomitanza con San Valentino- ha lanciato. Alle coppie che hanno perso due ore del loro tempo insieme per guardare questo film. Alle ragazzine che sono troppo giovani, o troppo ingenue, per capire che nella realtà un uomo psicologicamente instabile si cura con una terapia e che purtroppo tanto amore non basta. Ai ragazzini che potrebbero pensare che per soddisfare sessualmente una donna si debba ricorrere a lacci e manette. Pensiamoci due volte, prima di affermare che le Cinquanta Sfumature sono solo un innocente romanzetto erotico.

Federica La Terza

Una fonte inesauribile di idee che sprizzano fuori dalla mia testolina in una cascata di ricci. Ho tre grandi passioni di cui sono certa non riuscirò mai a fare a meno: la lettura, il karate e la pittura. Sono estremamente curiosa e assetata di conoscenza come una bimba nei suoi primi anni di vita. E come i bimbi ho un caratterino mica da ridere…