Fighter like me

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A che cosa pensate se vi dico “arti marziali”? Probabilmente a uno scontro tra Chuck Norris e Bruce Lee, condito da improponibili salti mortali da videogioco. Il che non è del tutto errato, visto che esistono discipline moderne che non sono altro che un pot-pourri di teniche trafugate qua e là. Allora limitiamoci al Giappone, dove è nata una delle prime arti marziali importate in Italia di cui, nonostante ciò, si conosce ben poco: il karate. Stendete un velo pietoso sulla trilogia di “Karate Kid”, molto fantasiosa ma poco veritiera. Se mai vi siete imbattuti in un incontro di karate facendo zapping in tv, dimenticatevi di qualunque cosa possiate avere visto. E se mai dovesse succedere che il karate rientri tra le discipline olimpiche, sappiate che starete vedendo l’ennesima storpiatura sportiva di un’arte millenaria.

Il karate nasce come strumento di difesa per sopperire al divieto di utilizzare armi imposto agli abitanti dell’isola di Okinawa dagli invasori cinesi. Il concetto fondamentale è l’utilizzo di tutto il corpo durante l’esecuzione di una tecnica. Pensate a uno scontro tra un uomo disarmato e uno armato: sembra logico determinare a chi spetterà la vittoria. Ecco, nel karate non è così. Il karate è l’arte del topo che vince contro il gatto, indipendentemente dalla sua stazza o dal suo armamentario. E per vincere ha a disposizione una sola tecnica che deve essere veloce, forte e letale. In una parola perfetta, altrimenti…beh, di certo un uomo armato non aspetta che ritenti il colpo.

Il karateka deve perciò mirare alla perfetta esecuzione della tecnica ma ciò che importa davvero non è il raggiungimento della perfezione in sè, quanto il percorso spirituale compiuto. Per chi pratica questa disciplina, il karate non è altro che il mezzo attraverso cui si riesce a migliorare se stessi. Lo spirito deve tendere al livello più alto e perciò si riscoprono quei valori fondamentali che la società occidentale moderna dà talmente per scontati da rischiare di dimenticarseli. Primo tra tutti c’è l’umiltà, senza cui nessun altro valore ha senso. Poi viene il rispetto universale, alla base di tutta la gestualità che accompagna l’esecuzione: prima di cominciare una lezione si esegue il saluto, che consiste in una sorta di inchino, così come pure prima e dopo un combattimento. Poi c’è la sincerità. E una volta interiorizzati, questi valori vanno applicati nella vita di tutti i giorni, per tutta la vita. Come diceva uno dei più grandi maestri dello stile shotokan, uno dei quattro stili del karate, “il karate è come l’acqua calda: necessita di calore costante per non tornare fredda“.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.

  • Contessa Adelasia

    In che cosa consiste precisamente lo stile shotokan, Fede? E quali sono gli altri?

    • Federicaa

      Ce ne sono tantissimi, diciamo che la differenza fondamentale sta nella loro origine geografica e quindi cambiano le posizioni principali in cui vengono fatte le tecniche. Le basi sono le stesse, però in relazione con l’ambiente variano le posizioni. Ad esempio lo Shito-ryu predilige posizioni basse con le gambe molto aperte, in quanto è nato tra i pescatori che si posizionavano a quel modo sulle barche. E’ una differenza formale, più che sostanziale 😉