Finchè divorzio breve non ci separi

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“La Commissione giustizia ha elaborato un testo unificato di numerose proposte di legge, volto a ridurre da tre anni ad un anno la durata della separazione necessaria per poter presentare domanda di divorzio. Il termine è raddoppiato (due anni) in presenza di figli minori.”

È quanto si legge sul sito della Camera dei deputati da qualche settimana. Ne avrete sentito parlare, si tratta del cosiddetto “divorzio breve” che, se sarà approvato da Camera e Senato, accorcerà di molto i tempi necessari per poter richiedere il divorzio.

Attualmente invece i tempi sono più lunghi: bisogna prima presentare istanza di separazione davanti ad un giudice, farla accertare (cosa più facile se consensuale, altrimenti passa molto più tempo prima di trovare un accordo) e poi, passati tre anni dall’accertata separazione, si può richiedere il divorzio, con il quale si pone fine definitivamente al rapporto matrimoniale e si è così liberi di pronunciare un nuovo sì, “finché divorzio non ci separi”.

Aumentano i divorzi, le famiglie si sfasciano e a cosa si pensa? Anziché domandarsi il perché di tali fallimenti – dietro ad un divorzio c’è sempre un fallimento, prima di tutto personale – si pensa solo a come snellire i lavori nei tribunali e le spese processuali. Siccome «il termine di tre anni, dall’inizio della separazione, per lo scioglimento del matrimonio, non serve in alcun modo come deterrente per la prosecuzione di esperienze di coppia ormai logorate» (Onorevole Paniz, primo firmatario del “divorzio breve”) allora tanto vale sbrigarsi a dare il colpo di grazia e risparmiare ulteriori sofferenze ed estenuanti e lunghi giudizi conflittuali ai due coniugi.

A proposito della presunta diminuita conflittualità che sarebbe favorita dal “divorzio breve”, c’è invece chi sostiene proprio il contrario: in un’intervista al sussidiario.net l’avvocato Marisa Meroni ha dichiarato anzi che “in questo lasso di tempo (i tre anni previsti dalla legge attuale) i coniugi separati nel 50-60 per cento dei casi trovano un nuovo modus vivendi e quindi riducono di gran lunga il conflitto tra loro. Arrivando così al divorzio con minore conflittualità e rendendo possibile un divorzio di comune accordo con delle regole funzionanti.” In sostanza il motivo per cui era stato previsto questo periodo di tre anni non è quello di evitare il divorzio, ma di fare in modo che avvenga in modo meno conflittuale possibile.

Probabilmente quindi in molti casi ha ragione chi sostiene che non serve a niente prolungare “la prosecuzione di esperienze di coppia ormai logorate”, destinate ad una sicura separazione definitiva ed al divorzio; ma il destino non esiste e il futuro non si può prevedere, e, se è vero che l’uomo è libero di costruirsi il proprio “destino”, è su questo genere di libertà che dovrebbe puntare e non su libertà illusorie che in realtà lo imprigionano in una rete di sofferenza (almeno che non si è fatti proprio di bronzo e allora nulla può scalfire la faccia). Le incomprensioni, le difficoltà di coppia non portano automaticamente alla separazione e poi al divorzio, si è liberi di scegliere: o si prende in mano la situazione, il proprio “destino”, per davvero, e si cerca di trovare una vera soluzione, oppure ci si abbandona al corso inesorabile degli eventi che porta alla rottura definitiva. Non è accorciando i tempi per richiedere il divorzio che spariscono le sofferenze, non si può cancellare il proprio passato; non è divorziando che i figli smettono di soffrire a causa dei continui litigi dei genitori; questo è quello che pensano loro, che non vedono altra via di uscita e preferiscono quella che sembrerebbe la via più facile.

Certo, dipende da caso a caso, non si può generalizzare sulle cause, sulle ragioni che portano a questa scelta, ma una cosa è certa: non è una scelta indolore e felice, come spesso invece ci vogliono far credere nelle fiction in tv, dove vanno tutti di comune accordo, i figli son contenti del nuovo compagno della mamma, hanno un buon rapporto con la compagna del papà; ci presentano famiglie allargate dalla mente aperta, di ampie vedute circa l’educazione dei figli, ci fanno credere che l’amore prima c’è e poi finisce ed è nella natura dell’amore seguire il proprio cuore di volta in volta; ci dicono che è così che dovrebbe essere, l’amore è “libero” ed “aperto”.

La realtà è ben diversa, non c’è nulla di cui gioire, non c’è nessuna conquista, bensì un fallimento, prima di tutto personale: si butta a mare una delle scelte più importanti della propria vita, senza sapere come; si fanno soffrire i figli, se ci sono; viene a mancare quella stabilità affettiva e la sicurezza, si soffre enormemente… A soffrirne di più, nella vita reale, sono proprio i figli (anche quelli che all’apparenza sembrerebbe che non gliene importi nulla e continuano a mostrarsi sicuri di sé), che si ritrovano divisi tra la madre e il padre, si sentono abbandonati, traditi, perché il dubbio viene che sia stata tutta una finzione durante gli anni, che in realtà mamma e papà non si siano mai amati e che loro siano nati per “sbaglio”, per una notte di passione e via… I figli non vedono mamma e papà come due persone estranee che si sono temporaneamente sposate e hanno semplicemente iniziato ad abitare insieme, li hanno sempre considerati come “parenti” tra di loro, una cosa sola, non c’è l’uno senza l’altra, sono uniti come da un legame di sangue, sono addirittura nati loro, i figli! E’ impensabile che si possano separare come due estranei, così come sarebbe impossibile che un figlio “divorzi” dai genitori!

Gli adulti, coloro che governano il mondo, sono mai stati bambini e figli? A volte sembrerebbe proprio di no, data la scarsa considerazione dei bambini (e anche dei figli un po’ più cresciuti), le principali vittime delle scelte degli adulti. I “grandi”, coloro che dicono di sapere cosa rende felice l’uomo, quali libertà dovrebbe pretendere, dovrebbero ricordarsi come erano da bambini e forse guarderebbero la realtà più in trasparenza, così com’è veramente, senza pregiudizi ideologici, filosofici, senza ragionamenti troppo complicati, senza tirare in ballo la morale e la religione. I bambini vedono la verità in maniera semplice e chiara, non si nascondono dietro ragionamenti da sofisti per giustificare i propri comportamenti o i propri desideri, dicono la verità nuda e cruda, quella che gli adulti non vogliono vedere.

Se, anziché assecondare e accelerare ancor di più questo processo di demolizione della famiglia, si creassero, ad esempio, più centri di ascolto specializzati per coniugi in difficoltà, forse, molte famiglie si salverebbero; spesso si tratta di problemi risolvibili se la coppia è sostenuta, consigliata bene (e non infuocata ancor più dall’odio, come spesso capita a causa di cattivi “consiglieri” ancor più pieni di rancore), da esperti, ma anche e soprattutto da amici, parenti, che hanno veramente a cuore il loro bene.

C’è chi sostiene che i tempi lunghi – e quindi anche le più alte spese legali – non siano un deterrente, e che quindi tanto vale “farla finita subito”: se si decide che non si sta più bene insieme, perché aspettare ancora? La decisione è stata già presa.

A quanto pare, per costoro, certe decisioni non sono “per sempre”, “l’amore è eterno finché dura”, ma altre sono ancora più eterne.

I numeri di cause in corso e di separazioni e divorzi già approvati fanno rumore, ma c’è anche un popolo silenzioso che, seppur nelle difficoltà, le incomprensioni, i rancori, i motivi anche gravi, ce l’ha fatta a ricordare cosa li ha tenuti uniti in tutti questi anni, quante gioie insieme al dolore, come ad esempio i figli, non nati per caso. È un popolo che soffre in silenzio, che sarebbe tentato di buttare all’aria anni di matrimonio, perché non trova altre soluzioni, ma che in fondo non accetta che possa finire così; ed ecco allora quanto è importante l’appoggio di parenti ed amici sinceri, di persone esterne che saprebbero guardare in maniera più oggettiva la situazione, di esperti che sappiano aiutare i coniugi.

Purtroppo però non sembra ci sia un serio interesse da parte delle istituzioni verso il nucleo fondamentale della società, tutt’altro. E, anziché provare a risolvere seriamente i problemi, si pensa a come eliminarli definitivamente alla radice: distruggendo le famiglie più velocemente anche i problemi spariscono. Ma è davvero così?

 

Rossella Rumore

Apparentemente distratta ma attenta e curiosa, con picchi di pignoleria - da far rimpiangere la Rossella assai disordinata e sbadata - soprattutto quando si tratta di chiamare le cose con il loro nome, senza se e senza ma... Amo scoprire le sorprese della vita e il mondo a poco a poco… Il mio motto preferito è quello dei ragazzi de La Rosa Bianca: "uno spirito forte, un cuore tenero"