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L’unica “X” che finora sembra aver rivelato un nuovo duraturo talento tra quelli usciti da X Factor appartiene a Giusy Ferreri, la vincitrice morale della prima edizione della trasmissione tv.

Era il 2008 e lei, entrata nel cast solo alla settima puntata, riusciva ad arrivare alla serata finale. Non si aggiudicava la vittoria, ma la sua voce originale unita a una spiccata simpatia non passavano inosservati agli spettatori. E neanche a Tiziano Ferro, che le regalava il brano inedito Non ti scordar mai di me, seguito dal mini cd dallo stesso titolo, volati in testa alle classifiche.

Per Giusy, quel passaggio a X Factor e quell’incontro con Ferro, prendevano il sapore di una bella rivincita dopo tanti tentativi andati a vuoto. Lei, difatti, cresciuta sin da bambina con la passione per le sette note, tradotta nel canto e nello studio del pianoforte, le aveva già tentate tutte. E più volte era arrivata in sala d’incisione.

Addirittura, nel 2003, aveva firmato un contratto discografico con il nome d’arte di Gaetana che aveva prodotto il singolo Il party, senza riscuotere grandi consensi. Sembrava il capolinea per Giusy, che intanto si divideva tra la musica e il lavoro da cassiera in un supermercato. Poi la chance di X Factor e la svolta.

Dopo il mini cd, Giusy pubblica così il suo primo album, Gaetana, che si avvale di nuovo della collaborazione di Tiziano Ferro e piazza oltre 500 mila copie. E ora, sempre con la solita formidabile squadra, ha fatto uscire la sua seconda fatica, Fotografie, un lavoro di sole cover.

In scaletta, brani di cantautori italiani e di artisti stranieri i cui testi sono stati riadattati in italiano da Ferro. Sfilano così firme note e meno note di ieri e di oggi (Tenco, Capossela, Gaetano, Drake, Monte…), che Giusy rilegge con forte intensità. Ecco cosa ci ha raccontato (intervista tratta da Mondoerre).

 

Tra singoli, mini cd e album hai già venduto oltre un milione di copie. Quanto pesa tutto questo nell’affrontare una nuova incisione?
Non tanto, perché cifre come quelle ottenute con il mio esordio oggi sono abbastanza rare in Italia, considerando anche il fatto che purtroppo si acquistano sempre meno cd originali. Sono rimasta piacevolmente sorpresa del mio successo e mi rendo conto che tutto ha funzionato alla perfezione. In fondo, mi ha un po’ risarcito dei tanti sacrifici fatti in passato.

Quindi nessuna pressione o paura?
Sarebbe sbagliato avere dei timori, lascio che le cose procedano in modo naturale. D’altra parte è tutto così imprevedibile, anche se chiaramente ci tengo che Fotografie ottenga un buon successo. Per quanto mi riguarda, ci metto come sempre tanta passione in quel che faccio.

Per quale ragione sei uscita con un cd di cover invece che con uno di inediti?
In effetti, avevo in programma la pubblicazione di un disco come cantautrice, ma è un lavoro più lungo del previsto. Così la casa discografica mi ha proposto questo progetto che, all’inizio, mi ha lasciata un po’ perplessa trattandosi di cover. Poi, però, impostando l’incisione, ho capito che non sarebbe stato il solito album scontato di riproposizioni di brani altrui. Anzi, visto il “trattamento” fatto sui pezzi, si possono considerare quasi come degli inediti.

Come hai scelto le canzoni?
Pensando al mio percorso artistico, alle esperienze fatte in passato e nel presente, al repertorio che ho cantato. Per questo ho selezionato brani sia noti che meno conosciuti, ma per me molto significativi, e che delineano con più precisione la mia identità nel mondo della musica.

Qual è stato il brano più difficile da cantare?
Senza dubbio Ma il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano, che ha un modo tutto suo di eseguirla, a metà strada tra il canto e la recitazione. Non è stato facile trovare il giusto equilibrio, ma alla fine la mia interpretazione è stata apprezzata e ne sono felice.

Un altro pezzo particolarmente riuscito è Il mare verticale, scritto da Paolo Benvegnù, che arriva dal sottobosco alternativo.
È uno dei miei pezzi favoriti. Nella musica cosiddetta alternativa ci sono un sacco di autori e musicisti che meriterebbero più visibilità, proprio come Benvegnù. È un mondo certo meno in primo piano, ma con grandi talenti e più credibile di tanti altri.

Gli arrangiamenti seguono la strada della varietà. Come mai?
L’idea seguita da Michele Canova, che ha arrangiato i brani con grande creatività, è quella adottata per Gaetana: non legarsi a uno stile preciso. Un metodo efficace, che ci ha permesso di allontanarci dalle canzoni originali e dare loro un abito nuovo.

Le canzoni sono viste come fotografie: più a colori o in bianconero?
In bianconero perché la maggior parte dei brani che ho scelto io sono malinconici, tendenti quindi al nero. Il bianco, invece, per i pezzi solari che ha suggerito Tiziano Ferro.

Sei di indole malinconica?
La malinconia, la nostalgia, così come la rabbia sono tutti stati d’animo che aiutano la mia creatività.

Hai guardato X Factor? Che sensazioni ti ha suscitato?
Al di là del fatto che mi sia affermata con il programma, ho sempre seguito i talent show o la sezione di “Sanremo Giovani”, con i nuovi cantanti. X Factor è comunque ben fatto, offre tanto spazio agli artisti e questo è importante. Forse nell’ultima edizione si è persa un po’ la spontaneità della prima edizione, ma è normale che accada.

Articolo tratto da Mondoerre.

 

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