Foto senza cornici. Macchine fotografiche senza obiettivo

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Il rapporto tra uomini e robot in un futuro che si avvicina a grandi passi è sempre un tema affascinante. E per quanto sia una via battuta c’è sempre un particolare, una visione diversa. Se poi si unisce alle conseguenze di una guerra nucleare e ai mutamenti  geopolitici che ne sono conseguiti, e alle minacce provenienti da uno strano virus che inquina l’aria ci sono tutti gli ingredienti per una storia interessante. Ah, dimenticavo: non manca la vena romantica, a cui l’autrice di questo breve romanzo, appassionata lettrice di Jane Austen e Nicholas Sparks, non avrebbe mai rinunciato.

Il protagonista di questo libro non ha un nome e non ha una identità ben definita. L’unica cosa chiara sin dalle prime righe è che è lui il nostro eroe e ha una missione da compiere e ad essa si dedicherà, anima e corpo. Non solo per salvare il genere umano da un’epidemia che potrebbe essere fatale, ma anche per garantire un futuro alla sua storia d’amore per Ranja, una ragazza conosciuta per caso su un treno e che si rivela essere la figlia di un grande scienziato misteriosamente scomparso…

Lorenzo è nato e vive a Palermo, nel 2007 ha vinto il premio speciale “Le nuove voci della poesia” del Premio internazionale “Nicola Mirto”. In questa raccolta, scandita in tre sezioni, mostra il suo interesse per la vita, che invita ad esperire pienamente giorno dopo giorno senza paura della morte e del tempo che avanza; l’amore per la propria città d’origine della quale riesce a cogliere ogni aspetto sia positivo che negativo; esperienze di vita quotidiana rese speciali dal solo soffermarsi a guardarle, come una foto, e musicate dal ritmo della poesia.

Non mancano impronte della formazione dell’autore, che sta conseguendo la laurea in lettere classiche, inserite nella modernità di cantautori come De Andrè, particolarmente amato da Lorenzo. Un ponte tra antichità e modernità, la cerniera che congiunge il mondo di ieri, la cultura di cui siamo figli con quella nella quale siamo immersi, valutata, scrutata, immortalata in immagini d’improvvisazione emotiva ma accuratamente scelte nella forma.

La passione per la letteratura italiana e internazionale di tutti i tempi insieme all’innamoramento della vita hanno prodotto un fiore in cui ogni poesia come un petalo orna il campo della vita. L’autore invita a cogliere la bellezza in ogni cosa che ci circonda, perché da essa scaturisce la poesia, perché “la bellezza salverà il mondo” (citazione tratta da “L’idiota” di Dostoevskij),  perché, come dice Peppino Impastato nel film “I cento passi”, caro all’autore come il libro sopra citato, “è importante la bellezza. Da quella scende giù tutto il resto!”.

Lo stile è semplice ma ricercato, non costretto dai vincoli della metrica ma capace di produrre versi armoniosi e musicali che trasportano all’essenza di ciò che raccontano. Non emerge nessun modello preciso di riferimento, la raccolta è il frutto maturo di tutto ciò che ha formato l’autore che è stato capace di creare uno stile proprio e personale, stupendo nella sua efficacia.

Un libro ricco di emozioni e sentimenti forti che l’autore vuole condividere con chiunque voglia leggere, lasciando libera interpretazione dei versi che propone, lanciando una serie di domande che non hanno una risposta univoca, perché questa è poesia. “Parole, uomini…/ elementi infinitamente piccoli, infinitamente grandi/ di un discorso/ in cui ciascuno/ comunque/ è fondamentale foriero di significato.”

Un breve saggio:

Come coppia di buoi

Wonderwall

Puzzle di un’onda

Due battute con Lorenzo…

 

Quali sono i tuoi modelli?

Ho frequentato il liceo classico; sto per conseguire la laurea in Lettere Classiche… i miei modelli “ideali” non possono non essere i lirici greci e latini! Credo che (la mia è una visione nostalgica…) con questi si sia raggiunto il culmine in quel tentativo tutto umano di rapire il “bello” ed intrappolarlo con lettere nere su fogli bianchi. Grazie alla guida attenta di scrupolosi professori (soprattutto al liceo), ho conosciuto autori – non solo poeti – che hanno segnato profondamente la mia formazione letteraria. Devo al mio professore di Letteratura Italiana del liceo (il prof. R. Oddo, che ha curato la prefazione della raccolta) l’amore passionale per Montale, Ungaretti, Quasimodo. Devo a lui, soprattutto, l’interesse suscitato per quegli autori che non si studiano tra i banchi di scuola e che mi sono stati presentati così, per caso (forse…) negli anni del triennio. Parlo di Shakespeare e dei suoi sonetti, del greco nostalgico – anche lui – Kavafis, di Edgar Lee Masters e della sua cupa “Antologia di Spoon River”, di T.S Eliot e delle sue geniali teorie sulla poesia. Ma l’autore che più di tutti ha influenzato la mia maniera di scrivere e di interpretare la scrittura è, per assurdo, un romanziere: Fedor Dostoevskij. “L’idiota” è il capolavoro che ha mutato profondamente la mia visione della realtà: «LA BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO». Come si può restare indifferenti davanti a queste parole del principe Myskin, protagonista del capolavoro del narratore russo?

I “punti di riferimento”, invece, che porto sempre con me (in auto o nell’i pod) stanno in cd musicali. I grandi cantautori italiani sono poeti a tutti gli effetti: De André, De Gregori, Battiato di certo non sono degli sprovveduti!

 

I ragazzi leggono poca poesia, perchè secondo te?

I ragazzi leggono poca poesia perché nessuno insegna loro a farlo. Nelle scuole gli insegnanti sono troppo presi dalla “febbre da completamento di programma” per potersi soffermare solo un attimo a godere di versi nudi, macchie scure su un foglio bianco. Per i docenti è più importante spiegare il pensiero e la poetica di un poeta, senza un riscontro concreto e reale nelle parole di quell’autore, A scuola ci viene insegnato, ad esempio, che Leopardi era un “pessimista” (banale luogo comune che troppo spesso si affibbia ad una delle più grandi menti d’Italia di tutti i tempi), ma non si leggono liriche che lo testimonino o, ancora meglio, che possano confutare tale tesi. No. Si deve correre: il tempo stringe e ci sono ancora decine di autori da passare in rassegna (vita, pensiero – poetica, compito in classe). E poi? Entri in una qualunque libreria e l’angolo poesia è relegato nel posto più triste che ci sia, al buio, senza sgargianti gigantografie pubblicitarie. Una sola vetrina espositiva con tutti i più illustri geni letterari (poeti s’intende) ammassati dalla A alla Z. Degli illustri parliamo, perché degli esordienti nessuna traccia. La ragione? E’ la narrativa che fa business, così vuole il mercato letterario. La tv promuove solo romanzi. I media, in generale, rifuggono la poesia squattrinata. Con un romanzo ben fatto, se promosso bene, ci può scappare pure il lavoro cinematografico. Con la poesia potrebbe accadere tutto ciò? Ovviamente no. Ecco perché la poesia resta “roba di pochi”, un prodotto di nicchia, per di più di sparuti ed esclusivi premi letterari; ecco perché i ragazzi non leggono, o meglio, leggono poca poesia.

La poesia come una foto. Che rapporto c’è tra parole e immagini?

La poesia è una foto. Nick Knight, fotografo inglese autore del “Nuovo trattato di fotografia moderna afferma: ” senza la macchina fotografica siete come chiunque altro. Il fotografo, come il poeta o il filosofo, può passare molto tempo a scrutare i piccoli dettagli della vita. Diventa una ragione per assaporare più a fondo ogni istante”.

La parola per un poeta, per uno scrittore, è proprio come una macchina fotografica per un fotografo: è strumento necessario per poter strappare all’inarrstabile fluire del tempo immagini dalla durata di un istante ed imprimerle, senza pietà, in istantanee appunto, così da poterle ammirare con tranquillità e poter godere pienamente della vita. Già, perché è nell’istante, nell’attimo che risiede l’essenza della nostra esistenza. L’arco di tempo, il periodo induce ad ammassare, a far confusione e, col tempo, a dimenticare.

Mentre l’istante è nitido, puro. Cosa fa il poeta? Utilizza la più precisa macchina fotografica che esista (e che c’è stata data in dotazione sin dalla nascita): gli occhi. Con questi scorge il dettaglio, l’atomo temporale e scatta la sua foto. Poi sviluppa il tutto con le parole. Parole che, in chi legge o ascolta, ridiventano immagini. Si chiude il cerchio. Il poeta gode e vuol far godere. La parola è figlia dell’immagine, ma subito diventa madre nelle orecchie e negli occhi di chi legge o ascolta. E il tutto in funzione di cosa? In funzione di quella ricerca e godimento del bello che è connaturata nell’uomo stesso e che è la via che conduce alla felicità.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Foto senza cornici. Macchine fotografiche senza obiettivo
Autore: Lorenzo Avola
Genere: Poesia
Editore: La Zisa
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 94
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