Fuori dal guscio

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Mi racconto un po’ così…
Pensate  ad un uovo. Bianco, liscio e immobile.
Poi un rumore, debole e una linea irregolare e sottile che si disegna.
Sempre più veloce e diramata… Rotto, il guscio è rotto!
Adesso è il momento di staccarlo da sé.

Il guscio NASCERE, sono nata il 30 marzo 1984 agli Ospedali riuniti di bergamo… E senza scelta: operazione. Di qualcosa di nome Mielomeningocele…

Il guscio CORSETTO, il primo compagno, pelle contro pelle, di tutti i giorni. Tra i bambini dell’asilo gli scontri potevano essere pericolosi. Cos’avevo addosso? Perché quella bambina ha un guscio così duro? Eppure gli amici, i primi veri, sono coraggiosi…

Essere chiamata ‘amica’, ‘amica del cuore’, ‘Saretta’, ‘Sary’, ‘Sa’…è questo che ha fatto la differenza. Ritrovarsi con compagne di vita, in cui riconoscere ogni giorno, anche oggi, un’armonia di costanti segrete.
Per condividere e migliorarsi,
ricevere, dare e crescere, insieme.

Il guscio  SCARPE ORTOPEDICHE e il guscio  PANNOLINO, che per tutti i bambini alle elementari non c’è proprio più da anni. Ma la non perfetta continenza come affrontarla? Le bidelle scoperte così disponibili ad un aiuto gratuito. Non servono mamma e papà, serve chiedere, lottare e a volte incontrare (e lasciarsi incontrare)da qualcuno che è speciale…

Il guscio VESTITI alle medie, perché i pantaloni stretti non posso portarli, le zeppe neppure, le maglie scollate neanche… Chi sono io? Perché mi devo vestire così?

La bellezza convenzionale, a volte, può essere priva di fascino. Attira, ma non attrae. Colpisce, ma non sorprende.
La bellezza che osa mettere in luce anche le forme di irregolarità e sproporzione invita l’altro a cercare oltre il difetto.

Il guscio BAMBINA al liceo, perché ti riscopri una giovane donna, pronta ad essere amata e amare…

Innamoratevi, se non vi innamorate è tutto morto… morto! Vi dovete innamorare e tutto diventa vivo, si muove tutto… dilapidate la gioia, sperperate l’allegria e siate tristi e taciturni con esuberanza! Fate soffiare in faccia alla gente la FELICITÀ! E come si fa?
Per trasmettere la felicità, bisogna essere FELICI e per trasmettere il dolore, bisogna essere FELICI. Siate FELICI!!! Dovete patire, stare male, soffrire.. non abbiate paura di soffrire, tutto il mondo soffre! (Roberto Benigni)

Il guscio CAMICE BIANCO in questi anni di Università, perché domani sarò anche un medico. Frequento il quinto anno della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Milano Bicocca…

L’ospedale è sempre stato il luogo in cui, fin da piccola paziente, percepivo dei movimenti di molto valore per ogni individuo. Il prendersi cura delle persone, della salute, era qualcosa di importante, sia per me sia per tutti quelli che ci lavoravano professionalmente.
Il camice bianco dona gratuitamente l’autorità di un titolo.E’ infatti ‘dottoressa’ il nome con cui spesso vengo chiamata dalle persone che incontro nei vari reparti.
La mia strada è proprio qui, in una vita spesa per e con gli altri; solo così mi sento viva.

I gusci di sempre, i GENITORI che ti proteggono, le mie PAURE, la CASA di oggi che un giorno lascerò per averne una mia…

Certo non ho conosciuto sulla mia pelle cosa significhi muoversi su una sedia a rotelle o imparare l’autonomia per il cateterismo intermittente.
‘Fortunata, fortunatissima’ per questa patologia,ma proprio parlando con orgoglio della mia storia, posso mostrare che per ciascuna persona nel mondo ci sono tante domande e altrettante paure.
Chi sono io?
Chi è l’altro?
Come mi guardo?

Come una forza, come una debolezza, come un’opportunità, come una minaccia o un rischio?

Libertà…. Libertà è fuori da questi gusci, ma dentro la mia vita.

Per essere ciò per cui mi sento ad essere chiamata… una donna, un medico, semplicemente Sara. Coi limiti, tutto incluso.
Libertà non è fare quello che voglio, non è la prima cosa che mi viene in mente,
non è la cosa più comoda,  non è cancellare la Spina Bifida, non è essere ‘normale’..
Libertà è uscire dal guscio, trovando la felicità in quello che vivo.
Semplicemente ascoltando.

Tutto ha a che fare con la percezione, ma quello che conta è la qualità della vita, che si assapora soltanto in ciò che ci rende felice: un lavoro, l’amicizia, un buon libro, la musica, l’arte. Per me, come per voi, come per tutti.
Le paure esistono per essere sopportare, nessun uomo è coraggioso se non sa avere paura. Paura d’essere noi stessi, della nostra insicurezza o autovalutazione negativa; paura di donarci agli altri, di essere “perseguitati” perchè andiamo contro corrente.
Ma le possibilità sono solo due: o accettiamo il rischio e viviamo, o ci rassegniamo a vivere nel rimpianto di non averlo fatto.

Sara, 25 anni

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